Via Patini all'Aquila nella storica nevicata del 1956
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di Dante Capaldi
L'AQUILA - Il capo redattore di questo giornale, Alberto Orsini, mi rassicura: "Arrivano le vettovaglie!", e quando la fame e la sete vengono sconfitte si sta più tranquilli.
Avevo letto in precedenza un suo messaggio alquanto catastrofico, "Neve schifosa", mi sembra.
Ma, come sappiamo, è tutto relativo. Ai ragazzi e agli sportivi, nonché agli operatori turistici, la neve porta gioia, ricchezza e felicità.
A quelli che non sono più giovani mette spavento e angoscia per via delle possibili cadute che avvengono quando si forma il ghiaccio.
Questo "Generale Inverno" sta mettendo, però, a dura prova un po' tutti: dalla montagna, abituata a simili ondate di fiocchi bianchi piuttosto corposi, alla marina, non tanto preparata a tali contraccolpi.
Ma questa volta il freddo e le insidie nevose arrivano dalla Siberia e c'è poco da stare allegri e ottimisti.
Disagi di ogni genere, treni fermi o in forte ritardo, aerei bloccati nei vari scali, partite di pallone rinviate sine die con tanto di delusione per tifosi e scommettitori.
Così si va a scavare nella memoria e ognuno di noi ha un ricordo e lo tira fuori. Marina Marinella Golia, per esempio, sulle pagine di Facebook presenta una bella foto dell'Aquila innevata e Carlo Errico dà la sua definizione di "pacco di neve".
Si riparla della grande nevicata aquilana e del circondario, quella del famoso 1956, quando almeno cinque metri di neve sovrastavano i tetti delle nostre abitazioni e i nostri genitori, facendo leva sulla nostra esuberanza giovanile, ci invitavano a salire sui tetti e con le pale, mandare gìù tonnellate di coltre bianca che avrebbe sfondato le tettoie periocolanti.
In quel tempo ricordiamo che il sindaco era l'avvocato Chiarizia, che invitava noi ragazzi a uscire dalle case e godere del panorama.
Diceva, tra l'altro, "Chi può si rechi a Campo Imperatore, chi non può si goda la città sciando dalla Fontana Luminosa fino allo stadio XXVIII Ottobre (poi divenuto "Tommaso Fattori"); un percorso che amava fare giornalmente, tanto che la domenica, quando ci si revaca allo stadio per assistere alle partite dell'Aquila, lui, piccolo di statura ma velocissimo, era felice di tirare la volata ai tifosi.
Oggi leggiamo, al contrario che il sindaco attuale, Massimo Cialente, avverte sui giornali: "Restate a casa!". Come sono cambiati i tempi. Meglio, come l'uomo ha cambiato i tempi!
E come si valuta la nevicata, attraverso i tempi scanditi dalla scuola? Un anno, in quel di Capistrello (1963, febbraio), leggemmo ai ragazzi questa poesia di un poeta giapponese (Sakimoto): "Quanto è bella la prima neve! Ho persino dimenticato di dire la mia solita preghiera questa mattina".
Oggi, della neve, almeno da parte di alcuni, si parla in maniera molto diversa, considerandola quasi nemica.
Sempre in quegli anni, quando l'autostrada L'Aquila-Roma non era stata partorita dall'asse Natali-Gaspari, si andava ad Avezzano e nella Marsica passando per l'Altipiano delle Rocche.
E qui ne accadevano di tutti i colori. Una volta una bufera ci investì con l'amico Filippo Cannavacciuolo, che giocava nelle file dell'Aquila Calcio.
Riparammo al "Cavallino Bianco "di Ovindoli, dove restammo per ben sette giorni. Anche qui grande e storica nevicata!
Negli anni Settanta, all'Aquila, dal 4 al 10 marzo fummo bersagliati da una nevicata intensa che procurò molti danni.
Idem il ricordo del 1985, allorché la neve ci travolse dal 5 gennaio e nevicò così tanto che si tornò a scuola il 21, di quel mese, come ricorda anche Caterina Fantauzzi, dirigente scolastica del liceo Pedagogico di Sulmona ma aquilana, figliola di Federico, che per tanti anni è stato il segretario nelle scuole elementari dell'Aquila.
Ed eccoci all'attuale inverno, ricco di sorprese e colpi di scena. Questa volta il disagio è corale e coinvolge non solo il capoluogo, l'intera Provincia e l'Abruzzo, ma è tutta l'Italia che viene investita dal freddo e dal gelo polare.
Per fortuna non mancano episodi di grande solidarietà come quello effettuato dal pescarese Filippo Paolone che, chiamando in causa la zia, a Faenza, ha provvedutro a sfamare e dissetare tutti i passeggeri del treno che da Bologna era diretto a Pescara, facendole fare un'enormità di pizze al forno chiamata con il benedetto cellulare.
Con la grande riconoscenza di tutti i viaggiatori che sono stati soddisfatti.
Almeno sotto questo profilo, ci sembra, è stato fatto un passo in avanti come miglioramento morale e sociale.
Se ripenso a quanto ci accadde nel 1964, sul tratto stradale Celano-Ovindoli, quando in mezzo a una bufera di neve, demmo un passaggio a un uomo che poco dopo ci minacciò di morte con un coltello e riuscimmo a scamparla grazie alla nostra prontezza di riflessi...
Beh, lasciatemi dire che la situazione mi sembra sia migliorata!
03 Febbraio 2012 - 18:35 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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