il sindaco Paola Di Iorio
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di Giorgio Alessandri
NAVELLI - Il terremoto del 6 aprile 2009 non ha provocato, fortunatamente, vittime nel comue di Navelli e nella vicinissima frazione di Civitaretenga, dove però i danni al patrimonio immobiliare nel centro storico sono tutt’oggi evidenti.
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La terribile scossa delle 3:32, però, ha però provocato danni a case e appartamenti, tanto da portare alla costruzione di oltre cinquanta Map (moduli abitativi provvisori) per dare un alloggio a famiglie che nel giro di pochi secondi hanno perso la propria abitazione, mentre altri nuclei continuano ad usufruire del Cas, il contributo di autonoma sistemazione.
Nel borgo, famoso nel mondo per la produzione di zafferano, la situazione è decisamente meno drammatica rispetto ad altri centri del cratere: il piano di ricostruzione sarà realizzato nel giro di un anno, un anno e mezzo al massimo, ma è la costituzione dei consorzi obbligatori di proprietari (propedeutici per una corretta progettazione) a preoccupare maggiormente il sindaco Paola Di Iorio che chiede al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, una maggiore attenzione per le problematiche con cui sono costretti a fare i conti i primi cittadini.
Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?
Per fortuna non ci sono state vittime quella notte anche se, come comprensibile, la paura è stata tanta fra la popolazione. I danni più rilevanti sono stati registrati nella frazione di Civitaretenga, dove sono stati registrati numerosi crolli nel centro storico. Anche la torre è venuta giù.
Nel Comune di Navelli, invece, crolli non ce ne sono stati anche se molti immobili sono stati classificati ‘E’, a causa delle gravi lesioni riportate dopo la scossa.
Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?
Nei mesi post terremoto per far fronte all’esigenza di alloggi abbiamo individuato due aree dove complessivamente sono stati realizzati 58 Map (moduli abitativi provvisori, le casette in legno), 39 a Civiteretenga e 19 a Navelli.
In entrambi i casi le zone sono state scelte appositamente per non disgregare il tessuto sociale e mantenere vivo il senso di aggregazione e di comunità dei residenti, che sono rimasti vicini alle proprie abitazioni e, al contempo, possono mantenere rapporti con quelli che una volta erano i vicini di casa o i conoscenti che incontravano in paese o in piazzetta.
Quali sono le condizioni della zona rossa? Potrà essere ristretta a breve?
A Navelli non esiste una vera e propria zona interdetta al passaggio delle persone. Eccezion fatta per alcuni puntellamenti effettuati sotto alcune arcate non ci sono stati interventi consistenti, in quanto il nucleo centrale ha resistito bene al terremoto ed è accessibile.
Discorso opposto, invece, per Civitaretenga dove sono stati effettuati dei puntellamenti molto più ‘sostanziosi’, sempre per prevenire altri crolli del patrimonio immobiliare danneggiato. Attualmente molte zone del centro non sono accessibili e classificate come ‘zona rossa’.
I piani di ricostruzione sono uno strumento ormai obbligatorio. A che punto è il suo Comune?
Per la rinascita dei centri storici di Civitaretenga e Navelli abbiamo sottoscritto una convenzione con l’Università di Parma che si occuperà della redazione dei piani di ricostruzione e già da settembre i loro esperti saranno sul territorio per i rilievi, urbanistici, dei sottoservizi, architettonici necessari per la compilazione dello studio.
Il piano sarà pronto in un lasso di tempo che va dai 12 ai 18 mesi e conterrà le indicazioni per i centri storici del Comune e della frazione: saranno due lavori diversi ma che andranno avanti in modo parallelo.
A oggi qual è il problema più urgente da affrontare?
Onestamente la questione aperta oggi nel Comune è quella relativa alla costituzione dei consorzi obbligatori dei proprietari degli immobili. In molti casi non è facile risalire alle persone che effettivamente sono titolari del diritto di proprietà delle abitazioni.
In molti casi viene confuso il diritto di possesso con quello di proprietà ed è difficile a quel punto stabilire a chi appartiene, effettivamente e ai fini della costituzione del consorzio, l’abitazione. Senza i consorzi, lo ricordo, è impossibile effettuare una progettazione complessiva. Nelle scorse settimane, invece, sono stati individuati.
Abbiamo chiesto tutta la documentazione ai cittadini per verificare la correttezza dei consorzi all’interno dei perimetri dei centri storici.
Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?
Di dare più sostegno ai sindaci dei piccoli comuni, che troppo spesso diventano il prafulmine per tutti i problemi dei cittadini.
Spesso esistono disposizioni o Opcm nelle quali si richiama alla discrezionalità dei sindaci per la decisioni di diverse questioni: in questo modo si creano imbarazzi nei primi cittadini, chiamati a dover prendere delle decisioni che, agli occhi dei cittadini, possono sembrare discriminanti.
I sindaci, di tutti i comuni, sono come in trincea, quotidianamente e non sono dei tuttologi. Sono persone e come tali non possono avere delle risposte su tutto in tema di legge, economia o urbanistica. E spesso non ci sono strutture adeguate per far fronte a tutte le esigenze perché il personale è poco e, in alcuni casi, ci si trova costretti a rivolgersi a degli esterni per risolvere alcune questioni.
Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?
Fornire tempi e date come se fossero certe in questi casi lascia il tempo che trova, e si rischia di creare delle aspettative nelle persone che poi si rischia che vengano vanificate.
Bisogna fare un passo alla volta: adesso partiamo con l’Università di Parma per il piano di ricostruzione e mi auguro che per la primavera del 2012 si possano vedere i primi cantieri, almeno per le situazioni meno complicate.
Solo quando i cittadini vedranno cantieri e operai avranno coscienza che la ricostruzione è davvero partita.
12 Agosto 2011 - 12:43 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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