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MUSICA:IL PIANISTA TEATINO GIULIANO MAZZOCCANTE
''LA CLASSICA RENDE FELICI, HA IN SE' LA VITA''

Pubblicazione: 25 gennaio 2014 alle ore 08:06

Giuliano Mazzoccante
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CHIETI - È teatino e ha 37 anni, il pianista che ha posato le mani sui pianoforti più prestigiosi di tutta Europa. Giuliano Mazzoccante, tra stage e concorsi internazionali, al termine d’ogni viaggio torna però nel suo amato Abruzzo, che può fregiarsi di questo talento eccezionale.

Mazzoccante mostra fin da bambino una passione profonda per la musica, studia musica classica presso il conservatorio “Cherubini” di Firenze, ottenendo da subito le prime soddisfazione con un diploma a pieni voti, lode e menzione d’onore.

Presto mette mano su pianoforti di concorsi e stage: partecipa a  numerose masterclass e a stage dove approfondisce l’arte e migliora la sua impeccabile tecnica.

E nonostante la giovane età, il talento viene notato e premiato in concorsi nazionali e internazionali; da qui avvia un’intensa attività concertistica in veste di solista e in formazioni cameristiche, suonando a Roma, Venezia, Alessandria, Croazia, Turchia e Repubblica Ceca.

Ma casa è sempre casa, diviene così fondatore e direttore artistico del Concorso pianistico nazionale “Città di San Giovanni Teatino” e dal 2007 fonda ed è direttore artistico della Scuola civica musicale anonima, motivo per ritornare alle sue radici dopo tanti viaggi di successo.

Collabora con il maestro Franco De Angelis, primo violino del Teatro alla Scala di Milano, con il violinista Pavel Berman e forma con la violinista Liliana Bernardi il “ Duo Kairo”.

Un insegnante premuroso, un pianista di successo ma soprattutto un uomo di cuore che, nel sorriso aperto di sempre, mostra ad AbruzzoWeb il volto della passione e del sacrificio: un connubio che porta alla soddisfazione e al successo, quello che Mazzoccante ha già raggiunto.

Perché ha scelto la musica, fin da bambino?

Casualità. Un bambino non sa già di voler fare il musicista, si inizia per caso, poi ci sono i talentuosi che continuano, quelli che si fermano. E anche io ho iniziato per caso: in realtà siamo andati in una scuola di musica perché mio fratello voleva suonare la chitarra, ma lì la chitarra non si insegnava. C’era un pianoforte, e così ho iniziato io. Pochi mesi dopo poi vinsi già il primo concorso “Città di Chieti” e da lì...

E da lì, la trasformazione da ragazzo a maestro di livello internazionale, un uomo di successo.

In questo ambiente non esiste il successo, esiste la soddisfazione, la gioia di fare questo lavoro. Io da ragazzo non avevo scelto di voler fare il musicista, sono stati episodi della vita poi a portarmi su questa strada: io non ho scelto la musica, la musica ha scelto me. Per esempio dopo il diploma, ho cercato un posto per fare il pizzaiolo perché non sapevo che lavoro fare, e invece poi mi sono diplomato a Firenze con menzione d’onore. È stato il caso, un concorso importantissimo con Lazar Berman presidente di giuria dove arrivai secondo. Incontrai questo grande maestro che poi mi volle far studiare con lui.

Lazar Berman è un grande nome della musica classica, quali altri nomi porta nel cuore, pensando al suo percorso?

Ho incontrato tante persone straordinarie ma anche tante persone insopportabili, e  me le porto nel cuore tutte. Berman è la persona che mi ha insegnato a essere felice con la musica, trovare la libertà in essa e dunque diventare un interprete. Importante come la mia insegnante Lucia Passaglia, che ritengo sia una delle didatta più importanti al mondo. Penso poi ai direttori di orchestra, a Pavel Berman  che è un grande amico, oltre che un grande artista, a Grazia Raimondi. Non penso, però, solamente agli artisti ma anche, e soprattutto, ai miei genitori: senza di loro io non sarei diventato musicista; penso a mio nonno che mi incoraggiava a diventar musicista. Penso a tutti i miei allievi: io ho iniziato a insegnare per necessità, poi ho ricevuto le prime soddisfazioni nell’insegnare e questo aspetto è stato molto importante.

Tra i concerti e le lezioni di musica, ha ancora il tempo e il desiderio di suonare solo per piacere e non per mestiere?

Certo, con gli amici assolutamente si. Conciliare questo lavoro con l’ambito familiare è una novità, io son stato fortunato perché la mia famiglia è stata comprensiva ma anche io comprendo loro, e non si può di certo suonare sempre Beethoven quando si sta tutti insieme. Mia figlia, per esempio, adora quando suono Ragtime e lei balla, e può ballare per un’ora di seguito. La mia fortuna è che ho avuto tante collaborazioni diverse, dalla Royal Academy of Dance di Londra alla collaborazione con Paganini,  e molte improvvisazioni. E con l’improvvisazione ho capito cosa significa suonare con libertà. La libertà, in fondo, non è altro che suonare con amore; quando tu suoni con amore sei te stesso. L’amore è il sentimento più diretto, l’amore va, passa e questo anche a livello comunicativo. A me non piace dire che faccio il musicista per mestiere: io sono felice di fare il musicista, che è anche il mio mestiere.

Una vita dedicata alla musica classica; tra i suoi cd musicali troveremo mai un cantante pop? La musica moderna rientra nelle sue compilation?

Certo, io adoro tutti i generi musicali, tranne la techno. Mi piace l’hard rock, ricordo ancora gli Scorpions. Ascolto la musica leggera, soprattutto quella di qualche anno fa. Secondo me la musica è tutta, che sia jazz, pop o classica: è tutta musica.

Attualmente di musica si parla (e si fa) nei talent show; cosa pensa a riguardo?

Mi chiedo perché non vi abbiano inserito la musica classica. La classica fa fatica ad adeguarsi ai tempi; c’è tanta musica classica ma si predilige sempre il pezzo “importante”. Vedo che in tv ci sono le sezioni ballerini, sezioni cantanti e mi chiedo perché non ci sia una sezione “musicisti classici”, penso che si scoprirebbe che ci sono moltissimi giovani con grandi risorse, non giovani cupi e seri come si crede siano i musicisti classici, ma giovani pieni di energia. La musica classica è una comunicazione completa, anche visiva e oggi bisognerebbe vederla di più.

In questo momento storico, crede che la musica, soprattutto nei giovani, possa essere una “ nota positiva” che spinga alla speranza e all’ottimismo?

La crisi morale è una crisi sociale, esistenziale. Oggi viviamo in una società più triste che gioiosa, con poca luce e questo accade perché la gente non ha più molta autostima in sé, dovuta alla disoccupazione, alle difficoltà di crescere un figlio, alla crisi stessa. Un bambino che studia musica e raggiunge i suoi obiettivi, sentirà che il merito è suo, il merito è diretto; se il bambino impara si sente automaticamente più felice e con lui crescerà l’autostima. Perché l’autostima ti rende felice di quello che sei, crescerà un bambino più contento. Se non hai qualcosa per cui essere felice, non vai avanti e la musica è un buon motivo per essere felice.



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