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MEHDI MAHDLOO, IL MASTROIANNI PERSIANO
IL 'CATTIVO' DI ZALONE HA UN CUORE AQUILANO

Pubblicazione: 18 febbraio 2013 alle ore 08:29

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L'AQUILA - Attore di cinema e teatro, scrittore di successo, modello e volontario di Croce rossa: sono  le mille sfaccettature di Mehdi Mahdloo, artista a 360 gradi e giovane promessa del cinema Italiano.

Di origini persiane, nato a Roma ma aquilano di adozione, è tra i protagonisti de La Città Invisibile, cortometraggio diretto da Giuseppe Tandoi che ripercorre la storia del terremoto del 6 aprile 2009. 

Ma il successo per Mehdi arriva nel ruolo di Sufien, il cattivo di origini arabe di Che bella giornata, il film con Checco Zalone campione di incassi che sbanca i botteghini e supera anche La vita è bella di Roberto Benigni, diventando la pellicola più vista di sempre nella storia del cinema italiano.

Per lui è in cantiere un nuovo film, le cui riprese inizieranno in Puglia il prossimo aprile, con un grande cast, assicura, che per ora non può essere ancora svelato: “Sarà la storia di un Cristo dei giorni nostri, che toccherà temi molto attuali come la discriminazione religiosa. Una commedia con tratti divertenti, ma a volta anche tristi che danno molti spunti di riflessione” spiega ad AbruzzoWeb.

Si dice che i comici facciano ridere sulla scena, mentre nella vita siano abbastanza ombrosi. Checco Zalone rientra in questo cliché?

Checco è una persona fantastica. Allegro sul set e allegro nella vita. Una uomo solare, unile, colto e molto intelligente. È un avvocato penalista con la passione per la risata e un grande artista. È riuscito finalmente a creare una comicità pulita, che per far sorridere non ricorre alla volgarità, troppo spesso abusata nel cinema italiano, a mio avviso. 

Che bella giornata è stata un’ottima vetrina per te e un bel banco di prova...

È stato il film più visto in assoluto in Italia! Una grandissima soddisfazione. Con Zalone ho avuto la mia prima esperienza importante a livello lavorativo. Per  Che bella giornata cercavano un attore che impersonasse un arabo dalla faccia cattiva. Io avevo il nome strano, la giusta faccia da duro, ma parlavo troppo bene l’italiano. Avevano bisogno di un attore che parlasse una lingua più ‘sporca’. Allora, per riuscire a superare i provini, sono stato per tre giorni nel negozio di un kebabbaro a Roma, per studiare il suo intercalare e riuscire ad acquisirlo. È andata benissimo, direi, perché poi mi hanno preso. Ci sarà un nuovo film di Checco, le cui riprese inizieranno a maggio, ma non potrò partecipare a questa seconda pellicola, perché in quel periodo sarò impegnato a girare il mio nuovo lavoro. 

Aquilano di adozione, hai studiato e ti sei laureato nel capoluogo, ma sei un cittadino del mondo sempre con la valigia pronta.

Sono nato e cresciuto a Roma, poi sono stato all’Aquila studiare per 6 anni. Mi sono laureato in Culture per la comunicazione e torno spessissimo qui. È vero, ho viaggiato tantissimo in tutto il mondo per motivi di lavoro e per piacere. Sono stato a Londra e a New York per lavoro, ma anche in Germania e in Austria. Mi piace molto viaggiare, ma l’Italia mi piace di più: è la mia nazione, non so se potrei mai trasferirmi altrove.

A poca distanza dal terremoto 2009 che hai vissuto, come è stato recitare nella Città invisibile? 

È un film a cui tengo molto. Sicuramente perché parla della tragica notte abruzzese, quel dannato 6 aprile che ricorderemo tutti per sempre. Ci sono molto legato anche perché mi ha permesso di conoscere persone e colleghi attori davvero professionali e bravi. I sorrisi del mitico Riccardo Garrone e gli abbracci del grande Gabriele Cirilli sono ancora nitidi nei miei ricordi. È stata davvero una gran bella esperienza, soprattutto  perché il regista Tandoi è stato in grado di riproporre la vita di campo del post-terremoto davvero in maniera impeccabile. Lo rifarei decisamente! 

Questo film ti ha legato ancora di più all’Aquila. Hai vissuto in prima persona  il terremoto?

Certamente, mi sento aquilano e sono molto legato a questa città che è stata la mia casa per molti anni. La notte del 6 aprile 2009 ero a casa mia, un monolocale che si trovava a piazza San Pietro, una delle zone più distrutte. Non so davvero come sia riuscito a uscire vivo da quell’inferno! È crollato quasi tutto, i muri, le scale: sono riuscito strisciare fuori e a mettermi in  salvo. Il terremoto mi ha dato modo di poter apprezzare ancora di più gli aquilani. Sono davvero tutti forti e gentili come si dice. Quella notte, anche se tutti avevano problemi, era bellissimo vedere che ci si aiutava l’uno altro. Gli aquilani sono davvero brava gente, li tengo nel cuore.

Attore, modello, scrittore, sei un artista a tutto tondo: in quali vesti ti senti più a tuo agio?

Mi piacciono tutte, ma io nasco attore. Studio recitazione da quando avevo 8 anni, mi sono formato con il metodo Stanislavskij-Strasberg, che si basa sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il suo mondo interiore e quello dell'attore. Ho fatto teatro e cinema, lavorando sempre duramente e con obiettivi fissi che non ho mai perso di vista. Questa è la mia strada, senza dubbio. Da aprile in poi tralascerò tutte le altre attività e mi concentrerò solo su questo. Ho un contratto con la William Morris, agenzia statunitense che annovera grandi grandi star come George Clooney. È ancora un contratto preventivo, in attesa che arrivi una maggiore maturazione, sia professionale che di età. La mia seconda passione è sicuramente la scrittura, ma mi piacciono tutte le forme d’arte. 

Un grande successo anche per il tuo libro, Il tesoro di Mc J Roger

Sì, inaspettatamente. È  una storia ‘da matti’, nel senso che i personaggi del romanzo sono davvero un po’ matti. Un romanzo simpatico che narra le vicende assurde di cinque cowboy alla ricerca del tesoro di un pirata. Nel libro tratto temi sociali come l’omosessualità, la politica sporca, ma in una chiave divertente, che a tratti rasenta l’assurdo. Al momento sto scrivendo il seguito, sperando che abbia lo stesso successo del primo.

Dopo il successo  e la popolarità come ti hanno accolto gli aquilani?

L’Aquila è molto tranquilla in questo senso. Ti guardano, ti scrutano, ma non dicono nulla. Si sentono a disagio nel chiedere ‘ma sei tu?’ Spero davvero che mi abbiano apprezzato nelle mie interpretazioni. L’unica mia insicurezza in questo senso è che la gente mi avvicini solo perché sono famoso e non per conoscere il vero Mehdi. 

Hai un modello di attore a cui ti ispiri?

Ho avuto l’onore di essere paragonato da Tony Servillo a Marcello Mastroianni alla mia età. Sicuramente Mastroianni è il mio mito in assoluto, ma anche Sergio Castellitto. Non ho veri e propri idoli tra gli attori che ora vanno per la maggiore, devo dire. Ammiro comunque molto, tra gli stranieri, Sean Penn. Tra gli attori con i quali ho avuto maggior feeling sul set ci sono  senz’altro Rocco Papaleo che è stato per me come un padre, ma anche Alessandro Gassmann, Servillo e lo stesso Zalone.

Sei volontario della Croce Rossa da anni. Nonostante il successo sei rimasto un ragazzo semplice dai valori ben saldi.

Cinema e Croce rossa sono amori molto diversi. Se fai qualcosa con passione è perché ami fino in fondo ciò in cui ti impegni, e questo ti permette di non cedere a determinate lusinghe del mondo dello spettacolo. La Croce rossa assorbe molto del mio tempo, ma è un lavoro che faccio con dedizione, impegno e amore. Sono ancora il testimonial nazionale dal 2010. Abbiamo girato uno spot molto bello tradotto in inglese per gli Usa e in spagnolo.



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