• Abruzzoweb sponsor

PERSONAGGI: IL 6 APRILE 2009 PERSE UNA FIGLIA MA SALVO' 11 PERSONE

MEDI, DA IMMIGRATO A IMPRENDITORE:
''SFREGIATO DAL SISMA, MA RESTO QUI''

Pubblicazione: 25 febbraio 2013 alle ore 08:30

Medi Osmani
di

L'AQUILA - Da giovane immigrato in fuga dalla guerra di Jugoslavia degli anni ‘90 a imprenditore di successo all’Aquila. Lavoratore instancabile, che fa delle sue capacità il volano del successo professionale e uomo generoso, che con la sua onestà conquista tutti, guadagnandosi amicizia e rispetto.

Medi Osmani oggi ha 43 anni ed è capo di una ditta edile che porta il suo nome. Imprenditore conosciuto e stimato nell’ambiente, vive a Poggio Picenze (L'Aquila) da 22 anni, da quando arrivò, appena ventunenne, in autobus dalla Macedonia, con in tasca una manciata di sogni da realizzare e tutte le certezze di un ragazzo che dalla vita vuole di più.

Medi è legato a doppio filo all’Aquila. Un cordone ombelicale lo unisce infatti a una città mamma e matrigna che gli regala una nuova vita e poi si riprende tutto in un solo colpo, strappandogli con violenza spietata una figlia di soli 13 anni, Valbona, morta la notte del terremoto del 6 aprile 2009. Perde una figlia, ma quella notte riesce a mettere in salvo undici persone, scavando con le mani tra le macerie del quartiere del Castello, la parte storica del paese in cui vive.

Nonostante la disperazione Medi decide di restare, non pensa neppure per un secondo di tornarsene a casa al di là dell’Adriatico e nel settembre 2009 si rimette a lavoro con il coraggio di chi sceglie di farcela, di chi deve farcela, fino a 9 mesi fa, quando la vita stavolta sceglie di fargli un regalo sconfiggendo la morte, e gli regala un’altra bambina. Una storia di dolore e speranza, di sacrifio e amore.

"La morte di mia figlia Valbona è stata una tragedia che mi ha strappato il cuore, ma non ho mai pensato di lasciare questa terra - spiega ad AbruzzoWeb, raccontando la sua storia - La mia vita è qui, così come le mie radici. Il mio posto è qui, i miei figli sono cresciuti all’Aquila ed è qui che voglio restare". Nonostante la burocrazia e le carte, cioè l'aspetto, forse l'unico, che non sopporta dell'Italia.

Giovanissimo emigrante in fuga da un Paese in guerra. Ti manca la tua terra?

Sono arrivato all’Aquila nel febbraio 1992 in autobus dalla Macedonia. Avevo 21 anni. Sono scappato dal mio Paese perché altrimenti avrei dovuto combattere in guerra con l’esercito jugoslavo e così, la mattina in cui avrei dovuto presentarmi in caserma, sono partito per l’Italia. Quella guerra non ci apparteneva, nessuno di noi macedoni voleva combatterla. La mia terra mi manca, ma ci torno spesso: almeno tre volte l’anno, di solito a Natale, a Pasqua e in agosto. Quando sono partito da lì la situazione era disastrosa sia da un punto di vista economico che di stabilizzazione dello Stato. Molta gente aveva perso il lavoro e non c’erano molte certezze sul futuro. L’Italia era la serenità, la stabilità di un posto sicuro.

Cosa invece non rimpiangi della Macedonia?

Era un Paese socialista dove non si poteva parlare tanto. Non potevi criticare lo Stato o l’operato del governo. L’Italia in questo senso era più libera e nel ’92 anche più ricca. La situazione a quei tempi era  molto critica. C'era una crisi infinita, c’era povertà perché si perdeva il lavoro molto facilmente. Per rimettersi in piedi sono dovuti passare molti anni.

È stato difficile iniziare una nuova vita?


Mi sono stabilito a Poggio Picenze da subito. I primi tempi è stata dura, ma tutti gli inizi sono duri. I primi 4 anni ho lavorato come operaio nelle imprese edili, poi nel 1996, quando ero un po’ più maturo, ho deciso di aprire una ditta mia. All’inizio è stato difficile perché non ero pratico come capo e mi sono appoggiato a persone in grado di aiutarmi. Tramite conoscenze ho iniziato ad avere sempre più lavori e pian piano l’azienda è cresciuta e si è assestata, fino ad arrivare a oggi. Non posso lamentarmi di nulla, davvero, perché le cose sono andate molto bene.

Sei mai stato vittima di episodi di razzismo?

Mai. E nemmeno i miei amici connazionali. La gente è sempre stata gentile: ho trovato subito un clima di familiarità e affetto da parte di tutti in paese e io ho sempre cercato in questi anni di essere all’altezza del loro rispetto e della loro fiducia. Poggio Picenze ormai è diventato a tutti gli effetti il mio primo paese. Tre anni fa, poi, ho avuto anche la cittadinanza italiana e posso votare, insieme a qualche altro mio connazionale.

Il terremoto ti ha portato via quanto di più caro avevi, una figlia di soli 13 anni.

È stato un dolore straziante che non auguro a nessuno. Quella notte Valbona volle dormire sul divano al piano terra per paura delle scosse che si susseguivano a ripetizione. Io, mia moglie e gli altri due figli dormivamo al piano di sopra. Quando la terra ha tremato con una violenza inaudita la casa è venuta giù e per lei non c’è stato nulla da fare. Abbiamo cercato di scavare a mani nude, nel freddo gelido di quella notte, ma è stato tutto inutile. Sembrava la fine del mondo, era buio pesto. Polvere, odore di gas e un silenzio assordante. Mi ricordo di aver pensato ‘Chissà quanti morti ci saranno! È la fine’. Dopo i funerali di Stato abbiamo portato Valbona in Macedonia e l’abbiamo seppellita nel giorno del suo compleanno, il 10 aprile.

Dopo questa tragedia, hai mai pensato di scappare via dall’Aquila?

Mai. La mia vita è qui, così come le mie radici. Il mio posto è qui, i miei figli sono cresciuti all’Aquila ed è qui che voglio restare. Parlano italiano, vestono in jeans e maglietta e spero vivamente che anche il loro futuro possa essere qui. Dopo la morte di Valbona abbiamo cercato di affrontare il dolore, ma perdere una figlia ti stravolge l’esistenza. Non avevo più voglia di ricominciare all’inizio, ero completamente abbandonato a me stesso, ma mai avrei lasciato questa terra. Sono tornato a lavoro nel settembre 2009.

Quella italiana e quella macedone sono culture molto diverse. È stato difficile farle convivere?

È vero, le nostre culture sono molto differenti e così anche le religioni e spesso è difficile trovare una via di mezzo per stare insieme, ma con la buona volontà si può fare tutto. Basta rispettare il prossimo.

E in tendopoli, dopo il terremoto?

La convivenza in uno spazio così ristretto è stata complicata, ma non impossibile. Quando ti ci trovi puoi solo cercare di affrontarla al meglio. È stato come se fosse un nuovo inizio, un nuovo ritorno.
 
Cosa ti piace dell’Italia e cosa proprio non ti va giù?

Mi piace tutto di questo Paese: la vita, il cibo, il calore delle persone e il rispetto che mi hanno sempre dimostrato. Tra gli aspetti negativi, senza dubbio, le tasse e la burocrazia che attanagliano noi piccoli imprenditori. Non siamo tutelati come dovrebbe essere e abbiamo poche garanzie. Non c’è serietà nei pagamenti e troppa, davvero troppa burocrazia, soprattutto da dopo il terremoto. Troppe carte e poca qualità!

Questa vita ti ha tolto tanto e poi ti ha dato uno splendido regalo: una nuova bambina.

Sì, ha 9 mesi adesso e l’abbiamo chiamata Valbona. È stata una gioia infinita. Io e mia moglie sentivamo forte questo desiderio e il Signore ci ha voluto rendere ancora felici. L’altra figlia ha 18 anni, ora viene e va dalla Macedonia. Il maschio, invece, ne ha 14. Sono aquilani a tutti gli effetti, sono cresciuti e studiano qui. Il mio sogno è che continuino gli studi e possano avere brillanti carriere qui in Italia. 

Ti piacerebbe che per i musulmani ci fossero più spazi di preghiera all'Aquila?

Certo, un punto di riferimento non sarebbe male, anche se io non sono un osservante convinto. Non ne ho il tempo, sono sempre a lavoro! Abbiamo un centro culturale nei pressi di Bazzano, dove chi può va spesso a pregare il venerdì. La nostra religione è molto bella, ma non sempre possiamo praticarla. Un centro culturale e un punto di riferimento no  sarebbe male per noi.

Che tipi sono i macedoni?

Siamo un popolo abituato alla fatica e a lavorare tanto. Siamo gente onesta e rispettosa del prossimo, molto dignitosa e umile. Siamo persone che si fanno i fatti propri, gente molto tranquilla e qui abbiamo trovato un’ospitalità vera.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI:

RICOSTRUZIONE: 3 MILA NUOVI IMMIGRATI, L'AQUILA CITTA' SEMPRE PIU' MULTIETNICA

L'AQUILA - “Quando partirà la ricostruzione pesante arriveranno all’Aquila oltre 3 mila nuovi immigrati che andranno a sommarsi ai 5 mila regolari già presenti. Il capoluogo supererà così di gran lunga la media europea del 5,8%”.... (continua)

ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2019 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui