di Elisa Marulli
PESCARA - I capelli ricordano il taglio spettinato degli Oasis e anche l’abbigliamento, casual ma molto "british", li proietta nella realtà anglosassone.
Sono i Matinée, e mentre si ascolta un loro disco o li si vede suonare live non si penserebbe mai che invece sono abruzzesi doc., precisamente di Chieti e Pescara. E invece è così.
Loro sono Luigi Tiberio (voce, synth e chitarra) Alfredo Ioannone (voce e basso) Giuseppe Cantoli (chitarre) e Alessio Palizzi (batteria) e sono stati tribute band ufficiale italiana dei Franz Ferdinand (il nome del gruppo viene proprio da una loro canzone, “Dark of the matinée”).
Cresciuti a pane e brit pop, i Matinée sono una band giovane (sono tutti sulla trentina) ma che può già vantare, a fronte di sei anni di attività, un tour in America e numerosi in Europa (solo nel Regno Unito hanno fatto ben sette tournée, suonando addirittura nel celeberrimo “100 Club” di Londra).
A “quattro teste e otto mani” i Matinée hanno composto già un Ep (“The modern Epness”) un album (l’omonimo “Matinée”) e un singolo in vinile registrato con Tony Doogan, produttore di artisti del calibro dei Mogwai e Belle and Sebastian, che uscirà ufficialmente a settembre ma che nelle radio inglesi gira già da un po’.
Ed è proprio all’Inghilterra che i “fantastici quattro” d’Abruzzo mirano. Già con un piede nella capitale londinese, a settembre si trasferiranno stabilmente nel Regno Unito.
Con la speranza, ci racconta Luigi, di tornare e conquistare anche la loro patria.
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Partiamo dall’anima dei Matineè, la musica. Come avviene la creazione delle vostre canzoni?
La nostra è una modalità a otto mani e quattro teste. Scriviamo insieme, partiamo da un’idea che poi svisceriamo in collaborazione. Si può dire che la nostra è una scrittura molto democratica.
Di cosa parlano le vostre canzoni?
Essenzialmente di vita vissuta. Abbiamo avuto la fortuna di girare parecchio, abbiamo fatto sette tour in Inghilterra, uno in America, e viaggiato un po’ in tutta Europa. Nelle nostre canzoni c’è tutto questo, ci sono i racconti delle nostre esperienze e di ciò che abbiamo vissuto. Cerchiamo di limitare i brani sull’amore, ma per il resto c’è un po’ di tutto.
A proposito di America. Nell’ottobre 2009 siete partiti per il tour in Usa, durante il quale avete toccato le principali città statunitensi, da est a ovest. Che esperienza è stata?
Ci ha segnato davvero molto. Siamo stati in parecchie città, da New York a Philadelphia. A livello personale, è stata l’esperienza più bella. A livello professionale, però, i tour in Inghilterra e Scozia non hanno eguali.
E torniamo inevitabilmente all’Inghilterra. Cos’è che vi affascina della realtà inglese, in primis quella musicale, tanto che ne riprendete le sonorità, nonché il look molto “british”?
Ci è sempre piaciuto il sound inglese. Siamo tutti sulla trentina, quindi figli dei Radiohead, Blur, Suede… Abbiamo sempre ascoltato questa musica ed è inevitabile assorbirne lo stile. Non riusciremmo mai a scrivere in italiano. Ci abbiamo provato, ma quello che esce fuori non è tanto valido quanto lo stesso brano scritto in inglese.
Avete mai pensato di mollare tutto e andare a vivere in Gran Bretagna?
Ci trasferiremo in Inghilterra a settembre, in coincidenza con l’uscita del nostro nuovo singolo. In realtà però siamo già “London based”, gli ultimi mesi sono stati un andare e venire da Londra. Si può dire che artisticamente ci siamo già trasferiti lì.
All’inizio del 2011 siete entrati nello studio di registrazione Castel of Doom, a Glasgow, per registrare il nuovo singolo con Tony Doogan, produttore di artisti del calibro dei Mogwai e Belle and Sebastian. Singolo che uscirà ufficialmente il 26 settembre ma che già gira parecchio sulle radio inglesi. Di cosa parlano le due tracce, “All the good fellas” and “City LifeStyle”?
Sono un elogio a Londra, alla vita frizzante e piena di brio che si vive in questa capitale. Il singolo uscirà in vinile da 7 pollici, prodotto dalla Blue Banana Records.
E in tutto questo, l’Italia che ruolo ha, o avrà?
Speriamo che andare bene in Inghilterra possa servire a tornare in Italia. Come dire, speriamo di uscire dalla finestra e rientrare dal portone.
07 Agosto 2011 - 07:15 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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