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MASSIMO FINI: ''POLITICI FALLISCONO SULL'AQUILA? CACCIATELI''

Pubblicazione: 15 aprile 2013 alle ore 08:03

Il giornalista e scrittore Massimo Fini
di

L'AQUILA - "Almeno un italiano su due non crede più al regime dei partiti e alla democrazia rappresentativa, che rimane un'oligarchia mascherata".

Massimo Fini riassume così le ultime elezioni politiche italiane che hanno portato alla ribalta il Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo e messo in crisi il sistema di potere del nostro Paese.

In tanti anni di attività il giornalista, intellettuale e scrittore milanese ha sempre puntato il dito contro la modernità post-industriale, di cui la democrazia rappresentativa ritiene essere un prodotto fasullo, "un insieme di lobby che schiacciano l'individuo che non ci sta a infeudarsi. Il cittadino ideale di una democrazia, se questa esistesse davvero - afferma il giornalista - in questo sistema è la vittima disegnata. La democrazia rappresentativa, paradossalmente, è l'opposto di ciò a cui pensavano i fondatori di questo pensiero come John Stuar Mill  o John Locke, veri liberali che volevano valorizzare capacità, meriti e potenzialità dell'individuo singolo; ma nel momento in cui si creano lobby, partiti, gruppi coesi di potere, questo tipo di individuo viene messo ai margini".

"La scuola elitista italiana dei primi del '900 - continua Fini - dei vari Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto, è molto chiara: cento che agiscono sempre d'accordo e di concerto prevarranno sempre su mille che questo accordo non abbiano, cioè che agiscono individualmente. Lo stesso Norberto Bobbio, che alla democrazia ha dato tutta la sua vita, ammette che il voto di opinione è praticamente non esiste, o quasi. Il voto libero, tanto per intenderci. Poi nella mentalità di un Paese come l'Italia, tipicamente familista. Tra familismo e mafia il confine è molto labile, ecco perché questo sistema si incastra alla perfezione con la 'cultura' italica".

Raggiunto telefonicamente nella sua casa del capoluogo lombardo, il 'ribelle' Fini, quello che è per la femmina e non per la donna, per la decrescita a scapito della crescita esponenziale "che esiste in matematica ma non in natura", l'intellettuale che prende figure centrali della storia umana come Nerone e Friedrich Nietzsche e li ribalta fino a volerli riabilitare e a a riproporli in una veste mai considerata sui libri di storia e di filosofia, l'autore che ha firmato libri controversi come 'L'elogio della guerra' ha risposto alle domande di AbruzzoWeb sul momento di crisi dell'Italia nello schema europeo, sulla ricostruzione dell'Aquila terremotata, sul crollo dei valori occidentali, sul denaro "sterco del demonio", la globalizzazione, le guerre, il ruolo della donna "ex femmina" nella tanto odiata modernità, sul perché l'Italia abbia reagito al potere costituito con un "ex comico" e non con un dittatore afghano o alla Hugo Chavez. E su molto, molto altro.

Fini, Grillo ha sparigliato le carte. E adesso?

Il messaggio mi sembra abbastanza chiaro. Milioni di italiani vogliono che un'intera classe politica vada a casa.

Come si incastra questo momento italiano in un'Europa a rischio fallimento e non più adorata come qualche tempo fa anche da chi l’aveva amata in maniera forse cieca?

L'Europa nasce in modo sbagliato, prima economicamente che politicamente, ma questo non è colpa dei padri fondatori come Alcide De Gasperi. Se l'Europa avesse tentato la via dell'unione politica nel dopoguerra, gli Stati Uniti d'America lo avrebbero impedito. Sono sempre stati contrati a un'Europa politica forte, tanto che nella metà degli anni '80 tedeschi e francesi tentarono di creare un primo nucleo di esercito europeo, ma gli Usa di fatto li bloccarono. In pratica non avrebbe potuto nascere diversamente e oggi questo è il risultato: un'Europa economica, con mille difficoltà su tale punto, ma non politica, che può decidere su questioni interne ed estere.

Lei crede in una via di fuga come la macroregione.

Se ci fosse un'Europa politica, un'idea molto intelligente della prima Lega di Umberto Bossi, sarebbe un'ottima soluzione. Nord, centro e sud d'Italia sono diversi sotto molti punti di vista, culturale, climatico, economico. Ma le idee intelligenti piacciono a pochi, per questo fu avversata da tutti, specie dai partiti che avrebbero perduto quello schema che gli permette di comandare. Però se noi pensiamo a un’Europa politica, unita, allora la macroregione riacquista rilevanza. Un’Europa politica significa la fine degli Stati nazionali, che non avrebbero più senso anche perché oggi nessuno Stato europeo è così forte da poter garantire la difesa, né così coeso da poter soddisfare le esigenze identitarie che salgono prepotentemente causa globalizzazione. In questa futuribile Europa i punti di riferimento non sarebbero più gli Stati, ma le macroregioni coese. Io la chiamo Europa unita, neutrale, armata, nucleare e autarchica. Eviterebbe i colpi più violenti della globalizzazione, perderebbe la ricchezza complessiva ma la distribuirebbe meglio.

E la moneta, o il denaro ‘sterco del demonio’ come lo chiama lei?

Si è ‘virtualizzata’ progressivamente, diventando un impulso elettronico che in un nanosecondo può abbattere interi Paesi e regioni, cosa che sta accadendo ultimamente. Con le pepite d’oro sarebbe diverso, certamente.

Qual è l’alternativa?

Non c’è volontà politica per cambiare le cose. Il sistema crollerà, il sistema del mondo denaro, anzi, imploderà. I danni saranno peggiori rispetto al crollo dell’Impero Romano, che era uno sputo nel vasto mondo di allora. La catastrofe moderna sarà planetaria perché il modello imposto è planetario. Un giorno ci renderemo conto che non si può mangiare l’asfalto e bere la benzina, la gente si riverserà nelle campagne ma troverà i fucili.

La globalizzazione che uccide.

E che non ha alcun senso logico. La Moldavia era il più grande esportatore di latte del mondo, oggi importa latte dalla Germania. Qualcosa non torna. Idem in Venezuela, che nel 1800 era il più grande esportatore di carne del mondo dopo l’Argentina. Poi l’ingresso nel meccanismo del petrolio ha rovinato tutto, al di là delle aggressioni subìte dal Venezuela proprio perché ha il petrolio.

Il Venezuela ha prodotto Hugo Chavez, l’Italia Grillo. Da una parte un vero dittatore, dall’altra un ex comico col pallino dell’attivismo. Perché?

Il Sud America è un posto in cui fisicità e coraggio sono ancora dei valori, come in Afghanistan. L’Italia no. Però Grillo non è più un comico da molti anni, io stesso gli feci da ‘consulente’ per i suoi primi spettacoli ‘politici’, aveva letto il mio ‘La Ragione aveva torto?’. I rapporti con lui sono ottimi, anche perché in qualche modo, seppur a tratti confusionario, dà voce a ciò che io ho sempre scritto. Il programma di Grillo ha dei punti sacrosanti e immediati, come il taglio dei costi della politica, ma va addirittura oltre.

In che modo?

Sul lavoro la pensa come me. Produrre di meno, consumare di meno, guadagnare di meno ma avere più tempo per noi stessi, per vivere. Il tempo è la sostanza della nostra vita, in Occidente l’abbiamo scordato. Il sistema a cui guarda Grillo è più semplice, più umano.

Difficile credere che chi governa l’Europa lascerà spazio per tali manovre. L’Unione Europea dei Trattati è piuttosto dura, la Germania non molla la presa sui Paesi del Sud.

Se io devo dipendere da qualcuno preferisco la Germania agli Stati Uniti d’America. È vero, i tedeschi in Europa occupa una posizione di dominio, nonostante Adolf Hitler le abbia fatto perdere cinquant’anni. Può dare fastidio, è vero, ma fa ridere chi è servo degli Stati Uniti da tempo e si lamenta della Germania, che non è certo la responsabile di trent’anni di malgoverno italiano. Abbiamo un debito pubblico enorme, tra pensioni di vecchiaia fasulle, d’oro, hanno ad esempio creato una parte di questi problemi. E la classe dirigente che ha creato il disastro di oggi non è riuscita neanche a guardare al futuro, nonostante si sapesse benissimo che l’Italia sarebbe stato un posto abitato quasi esclusivamente da anziani. Io spero che la classe politica venga spazzata via, meglio un salto nel buio che un’agonia prolungata.

I ‘saggi’ nominati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano serviranno a qualcosa? Per ora hanno fatto storcere il naso alle donne.

Quella dei saggi è la solita farsa all’italiana, farsa che però poi si può tradurre in tragedia vera come nella seconda guerra mondiale, quando ci alleammo con un alleato sbagliato a cui poi abbiamo voltato le spalle. Il risultato fu una guerra civile sanguinosa.

Dopo il 25 Aprile, la liberazione dal nazifascismo che non smette mai di far litigare gli italiani.

La solita retorica. Uno degli equivoci dell’Italia è che grazie alle poche decine di migliaia di uomini e donne coraggiosi si è voluto far credere che avessimo vinto una guerra persa invece nel modo peggiore e umiliante. Questa è la retorica della Resistenza, un evento tutt’altro che innocente che ha prodotto tra l’altro il terrorismo rosso. Altri Paesi sconfitti hanno fatto i conti col passato, Germania e Giappone su tutti. L’Italia no.

È evidente che la ferita è ancora aperta.

A distanza di sessant’anni esistono ancora l’Anpi e la ricerca di nazisti novantenni, questo mi fa pensare che i partigiani e i nazisti vivono a lungo. Sono cose catacombali.

Il Paese, insomma, non è cresciuto. L’Aquila nel 2013 non viene ricostruita, un piccolo ma drammatico segnale di come l’Italia sia lenta e quasi spacciata. Anche la politica locale sembra ormai convinta che la situazione sia questa e non cambierà, ma la città è sempre più abbandonata, brutta e senza futuro.

Da inviato nel Friuli terremotato ho visto qualcosa di devastante, ma in un anno e mezzo hanno ricostruito tutto. L’Aquila è senza dubbio molto più difficile da rifare, non me la sento di dire ‘piove, governo ladro’ seppur dei mascalzoni abbiano approfittato. Nel Belice dopo parecchi anni ci sono ancora problemi di ricostruzione. Se poi all’Aquila i cittadini si rendono conto che i loro politici non sono adatti, che li prendano e li caccino via.

Senza la famosa fisicità di cui sopra? Lei a questo giornale, in occasione del duplice omicidio dell'Aquila di qualche tempo fa per mano di un albanese, aveva detto che "il femminicidio non esiste" e che "i media ci raccontano che sono quasi sempre loro a delinquere, ma se c'è una rapina in banca gli unici a cercare di sventarla non sono certo gli italiani. Sono proprio loro, gli stranieri che gli italiani guardano male"

Già. In Tunisia hanno cacciato Ben Alì e la sua cricca in due giorni, con una rivolta violenta e non armata. L’età media dei tunisini è di 32 anni, qui da noi quasi 45. Certe popolazioni nel bene e nel male hanno una grande vitalità, noi no. Guardiamo alla gente dell'Est Europa, la stessa che finisce sempre sui giornali quando commette un reato. Non si dice mai che quella gente è la prima a intervenire se c'è da mettere il fisico per difendere qualcuno.

L’effetto positivo di una crisi allora non riguarderà l’Italia?

I valori si possono sempre ricostruire, col tempo, ma è possibile. L’Italia del dopoguerra era molto solidale, ci si aiutava, non c’erano grandi timori né paure.

La donna occidentale è cambiata, così come l’uomo. Sono individui che ragionano singolarmente, il contrario del concetto di società o di famiglia.

Il cambio del ruolo della donna ha distrutto la famiglia. E ora pretendiamo che la donna islamica si occidentalizzi. E come? Nell’Islam il ruolo della donna è centrale in un senso diverso dal nostro, che è individualista e ha prodotto dei disastri nel rapporto uomo-donna. In Occidente l’uomo si è femminilizzato e la donna mascolinizzata, processo avvenuto anche in politica. L’Italia, ma direi tutto l’Occidente, è ‘femmineo’. In Afghanistan non siamo in grado di affrontare un combattimento sul campo, siamo costretti a usare i droni. Forse solo gli inglesi ci riescono.

Il ruolo dell’intellettuale in Italia ha perduto sostanza. Chi le manca di più di quelli che ha conosciuto lei?

Pier Paolo Pasolini è il primo nome che mi viene in mente.

Come sarebbe invecchiato?

Non sarebbe invecchiato. In realtà voleva morire ed è andato a cercarsi la morte, ma una voce come la sua manca. “Darei tutta la Montedison per vedere ancora le lucciole” è, in termini poetici, uno dei problemi centrali del nostro mondo distrutto dall’uomo industriale e finanziario. Le correnti di pensiero rispetto a questo modello di sviluppo sono statunitensi, essendo gli Usa il centro di tutto ciò che conosciamo oggi come modernità. Lì hanno parlato per primi a un ritorno limitato, graduale e ragionato a forme di autoproduzione e di autoconsumo che passano per il recupero della terra e il ridimensionamento drastico dell’apparato industriale, finanziario e virtuale. Ma non ci sarà tempo, crollerà tutto prima che si riesca a programmare una soluzione del genere.

Il suo pensiero è rimasto lo stesso di trent’anni fa.

Trent’anni fa era straordinariamente in anticipo, ecco perché. ‘La Ragione aveva torto?’ vendette quando uscì quattromila copie, oggi si trova all’ennesima edizione. Non è bene essere troppo in anticipo, ma che ci posso fare? Se penso che Nietzsche vendette 75 copie del suo ‘Così parlò Zarathustra’, ma oggi è il libro più venduto dopo la Bibbia…

Intanto è scomparsa una delle figure più controverse della politica mondiale, Margareth Thatcher. Il suo giudizio su una donna che nel bene o nel male è stata decisiva nell’Occidente che tanto la fa arrabbiare?

Io apprezzo le persone coerenti, qualsiasi ideologia seguano. La Thatcher è una di queste, ma la considero molto, molto lontana dal mio pensiero. È stata una figura coerente, quindi ai miei occhi è stimabile come può essere stimabile un fascista che abbia creduto veramente al Fascismo o un comunista che abbia creduto veramente al Comunismo. Non mi piacciono i voltagabbana, li detesto. Gli americani sono specialisti, dei veri campioni del 'voltagabbanismo', basta pensare a tutte le guerre inanellate dopo il crollo dell’Unione Sovietica chiamate ‘missioni di pace’.

Lei considera immorali le guerre moderne, non tutte le guerre.

La politica di potenza c’è sempre stata. Quando c’erano le potenze e non ancora le superpotenze, si andava in un posto e si prendeva quello che c'era da prendere. Era qualcosa di brutale ma anche di 'onesto' intellettualmente. Questi invece bombardano con la pretesa di farlo per le loro vittime. A dir poco intollerabile.



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