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MARIANGELA MELATO, SALUTO ALL'ATTRICE TIMIDA;
I RICORDI ABRUZZESI DELLA ''TIGRE UN PO' GAZZELLA''

Pubblicazione: 13 gennaio 2013 alle ore 11:04

Mariangela Melato
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L’AQUILA - Erano in migliaia a Roma, nella Chiesa degli artisti a Piazza del Popolo, a salutare per l’ultima volta, con un lungo, straziante applauso Mariangela Melato.

Il sipario si è così chiuso per sempre. Ma era come se nel cuore di ogni spettatore fosse nata ieri la speranza di vederla ancora tornare. Sul palco, come sempre. Con quella sua bellezza lunare e la sua voce ruggente, grottosa e irripetibile.

Tra le stelle della ribalta, il Teatro Stabile d’Abruzzo la accolse nel lontano 1968 e la accompagnò così al suo primo grande debutto nazionale, nello spettacolo Un debito pagato di John Osborne, per la regia di Luigi Durissi, in compagnia di Ugo Pagliai e Paola Gassman.

Il teatro fu la sua casa, anche se resterà per sempre, scolpita nella nostra memoria, anche come straordinaria interprete di film, (‘d’amore e d’anarchia’, come lei) commedie musicali e televisive.

Un’artista totale, completa, che tornò recentemente in Abruzzo con il suo autobiografico Sola me ne vò, quasi per congedarsi, ironia della sorte, dal suo mondo e dallo suo palco. Resta un legame magico con la terra di D’Annunzio e di Silone, che la Melato seppe sempre onorare. Coi suoi ricordi e il suo grande affetto.

A raccontarci di lei due testimoni protagonisti della vita umana e professionale dell’attrice milanese: Federico Fiorenza, ex direttore artistico del Tsa e Maurizio Cocciolito,  presidente della Società della Musica e del Teatro “Primo Riccitelli” di Teramo.

AbruzzoWeb ha provato a rivolgere ai suoi preziosi interlocutori le stesse domande, in luoghi e momenti diversi: un’intervista ‘fantastica’.

Ma con la stessa voglia di ricordare qualcosa di lei.  Magari chiamandola ancora una volta Fiore, come in un vecchio film o anche Marguerite, come Duras, il suo ultimo Dolore.   

Come ha conosciuto Mariangela Melato?

F.F. - La incontrai per la prima volta al Teatro Argentina di Roma. Fui mandato dal Tsa per parlarci. Era allora protagonista dello spettacolo Un debito pagato con Ugo Pagliai e la Gassman. La vidi col suo grande abito bianco lungo e con i capelli neri corti. Fu un incontro di grande dolcezza, con una milanese non milanese. La scoprii con tutta la sua grande verve, molto decisa ma anche molto dolce e generosa. La sua passione per il lavoro era straordinaria; la sua comprensione la rendeva una persona positiva. Non l’ho mai sentita fare apprezzamenti malevoli verso gli altri. Debbo dire che rispetto alle grande attrici del nostro tempo mi colpì per la sua estrema versatilità.

M.C. - È stato un incontro bellissimo. L’ho conosciuta a casa di Ugo Pagliai, direttore artistico della stagione di prosa della città di Teramo. Lei era un’artista totale, ha sempre vissuto intensamente il suo rapporto con il cinema, ma sempre tornava al teatro. Nell’aprile del 2007 fu ospitata a Teramo per uno spettacolo autobiografico, Sola me ne vò, prodotto dal Teatro Stabile di Genova, suo vero riferimento negli ultimi anni. In questo spettacolo in cui cantava, ballava, raccontava della sua vita, della Milano anni 60, parlava in maniera ironica del suo essere donna. Lei aveva scelto di stare sola nella vita. Era il modo migliore per lei di mostrarsi a 360 gradi di fronte al suo pubblico. Ci fu un momento toccante che vissi con lei: al termine dello spettacolo della prima Ugo salì sul palco con una fiore e le disse che era la rosa offerta da tutto il pubblico di Teramo. Oggi come non mai è bene ricordare questi momenti.

Se dovesse definire le prime qualità di questa grande attrice?

F.F. - Un’attrice a tutto campo, come direbbe il regista Antonio Calenda, una persona musicalmente quadrata, dotata di un grande istinto per la musica e per il ritmo.

M.C. - Un’attrice totale, completa.

Un’attrice che faceva della timidezza il suo vero orgoglio...

F.F. - L’attore estroverso secondo me è un attore finto. Sono d’accordo. Anche Sergio Castellitto è nel privato è una persona timida, riservata, ostica. Ma forse è la sua forza.

M.C. - Ha sottolineato sempre la timidezza come base del suo carattere. È molto più semplice recitare quando si ha una personalità forte. È più difficile esternare le proprie qualità soffrendo di timidezza: per questo combatteva, per cavalcarla di fronte al pubblico. Il fatto di essere così forte e determinata era per lei indispensabile: la sua vita fu una battaglia artistica con la timidezza.

Qual è il ricordo che ha più caro della Melato?

F.F. - Assolutamente sì. Quando portammo in scena L’avventura di un povero cristiano, per la regia di Valerio Zurlini, io avevo invitato la Wertmuller. Il regista ci propose per la parte di Celestino V Giancarlo Giannini. Pietro Angelerio per lui era sì un grande asceta, un grande Papa, ma soprattutto un uomo di grande generosità e ‘giovane’. Lina venne a vedere lo spettacolo e ci rubò Giannini. Ce lo sottrasse. E lo spettacolo ebbe problemi per andare avanti. Lo usò infatti insieme alla Melato per fare il suo Mimì metallurgico. La scoperta dunque di questa straordinaria coppia è avvenuta a teatro. Per il Tsa la Melato debuttò con Un debito pagato ed ebbe uno straordinario successo. Si può dire cominciò da qui.

M.C. - Ricorderò sempre quando arrivò a Teramo, io pensavo che l’incontro si esaurisse con un semplice saluto. Abbiamo passato invece pomeriggi insieme a parlare di teatro, di quello che aveva fatto. Si è alla fine rivelata per quello che era: semplice, piena di vita, con tante passioni, innamorata della sua attività ma soprattutto della sua famiglia.

Com’era Mariangela nella sua vita privata?

F.F. - Mariangela ha sempre avuto due facce come i grandi attori. Forse soffriva come tutte le grandi di una forma di ipocondria, di una certa dislocazione.

M.C. Aveva una grande personalità ma insieme sapeva essere molto comprensiva e disponibile. Era una donna determinata, anche se non nascondeva di sentirsi un po’ sola.

Come le piacerebbe ricordare Mariangela Melato?

F.F. - Una grande gentil donna, assolutamente moderna. Una tigre con l’anima di una gazzella.

M.C. - Tre anni fa ho saputo che aveva passato un momento molto brutto. Aveva dovuto interrompere le recite e allora si diceva che difficilmente avrebbe superato quel momento. Poi la rincontrai al Sistina un paio di anni dopo con Renzo Arbore. La trovai molto bene. Sono rimasto malissimo perché non me l’aspettavo. Non mi aspettavo, come molti, la notizia della sua malattia e poi della sua morte. Le faccio questo esempio per capirci meglio: questa sobrietà di vita l’ha accompagnata con grande dignità fino alla fine dei suoi giorni. Non solo una grande artista, ma una donna semplice, discreta, irripetibile.



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