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L’AQUILA - Una vera e propria odissea in una città, L’Aquila, bloccata, anzi, sepolta dalla neve, con interi quartieri isolati, strade trasformate dal gelo in percorsi minati, cittadini murati vivi dentro casa che non sanno cosa fare.
Al momento non si capisce quale sia la strategia per uscire da questa nuova, storica emergenza, perché tale è, anche perché c’è stato anche il paradosso che le domande dei cittadini trovavano dall’altro capo del telefono centralini che non funzionavano.
A sperimentare sulla propria pelle l’inferno bianco che ha colpito il capoluogo sono stati ieri quattro cronisti di AbruzzoWeb che, come tanti altri cittadini, si sono posti un problema molto semplice, quello di andare a lavorare sfidando la tormenta con un’auto armata di catene.
Al termine di una lunga giornata l’auto ha alzato bandiera bianca e i redattori sono potuti rientrare a casa, intorno alle 2 del mattino, solo dopo essere stati recuperati dai salvifici volontari di Protezione civile del gruppo Prociv Arci Abruzzo, che erano al lavoro da 36 ore, scampando al rischio di passare una notte in redazione.
È una vicenda meno drammatica di tante altre, come il trasporto dei dializzati o la consegna a una bambina malata che dagli stessi volontari ha ricevuto medicine urgenti dopo che i genitori erano rimasti in panne, ma è una vicenda che comunque ha consentito di vedere con gli occhi dei cronisti quanto in questo momento la città sia abbandonata a se stessa.
Bisogna essere chiari, per quello che si è potuto vedere nel lungo viaggio di ritorno dalla sede dei volontari a Tempera alle case nel quartiere di Pettino, fino a ieri notte mezzi spazzaneve lungo le direttrici principali dell’Aquila o non erano passati o non passavano da molte, troppe ore.
I mezzi del Comune sono 13, ma solo 4 destinati alla città, di conseguenza la loro azione è risultata e risulta insufficiente o nulla.
La pietra dello scandalo è il sale che non è stato passato nel modo più assoluto, perfino lungo strade-chiave come viale Corrado IV, via della Croce Rossa o via XX settembre.
Il fondo, infatti, era bianco e già da stanotte in alcuni punti aveva cominciato a formarsi un’insidiosa lastra di ghiaccio dove perfino il suv 4x4 con le catene ha accusato qualche passaggio a vuoto.
A questo punto sfuggono i contorni di quanto possa finire questa emergenza, quale sia la strategia per uscirne, per liberare i quartieri in periferia sepolti di coltre bianca tanto nella zona Ovest quanto in quella Est, per sapere a che punto sono le frazioni, dove i cittadini si stanno organizzando da soli alla vecchia maniera, pala e picco.
Le previsioni sono incerte, niente neve in mattinata mentre si attende nel pomeriggio, ma dopo essere stato messo a dura prova negli anni scorsi a ogni nevicata grande o piccola che fosse, il modello organizzativo di un territorio che, come effetto benevolo del 6 aprile 2009, oggi dovrebbe avere il miglior sistema di protezione civile d’Italia, è stato schiantato da questa storica ondata di maltempo che per gli esperti ha eguagliato i livelli del 1956.
Alle istituzioni, silenti, il compito di dare risposte ai cittadini che ora cominciano ad avere paura. (alb.or.)
04 Febbraio 2012 - 11:53 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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