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LUIGI, L'INGENERE AQUILANO CHE VIVE A SHANGHAI
''QUI LA CRISI E' OPPORTUNITA', IMPARIAMO DA LORO''

Pubblicazione: 01 ottobre 2014 alle ore 08:11

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L’AQUILA - Vive a Shanghai da due anni ma ogni giorno, aprendo la finestra, spera di scorgere oltre i grattacieli il profilo maestoso del suo amato Gran Sasso.

Luigi Placidi, ingegnere aquilano di 32 anni, oggi lavora in una grande azienda della città cinese.

Enorme, rispetto alla sua L’Aquila, ma dinamica e internazionale e che, come direbbe Frank Sinatra, doesn't sleep, "non dorme mai”.

La realizzazione nel suo lavoro l’ha trovata: un’occupazione che ricalca gli studi fatti e gli permette di viaggiare e conoscere nuovi posti e culture. Nel "paese del Dragone" ha trovato anche tanti amici da ogni parte del mondo. Oltre al cibo, che non è niente male.

Insomma, il gigante asiatico, spaventoso per molti, tanto spaventoso non è. Anzi, dai cinesi si può imparare molto, come a “guardare le opportunità oltre la crisi e avere il coraggio di andarle a prendere”, spiega Luigi in questa intervista.

“In cinese la parola “crisi” è composta da due caratteri: 危机. Il primo rappresenta il pericolo, il secondo rappresenta l’opportunità”.

Un insegnamento che potrebbe servire alle istituzioni della sua città del cuore per affrontare con una diversa prospettiva la ricostruzione: “C’è bisogno di leadership, preparazione e organizzazione. Noi aquilani semo tosti (all’Aquila e in tutto il mondo) e abbiamo le doti giuste per portare la nostra città verso il nuovo splendore che merita”.

Ma c’è anche qualcosa che L’Aquila può esportare in Cina. Tipo la cultura dell’arrosticino. “Il problema sarebbe trovare abbastanza pecore per sfamare 1.350.000.000 cinesi!”. Giustamente...

Di cosa ti occupi nello specifico?

Lavoro per una grande azienda cinese, la HUAYI Group, operante nel settore Oil & Gas. Negli ultimi vent’anni, aziende come la HUAYI Group hanno avuto una forte crescita, trainata dallo sviluppo dell’economia cinese, e hanno ora raggiunto una fase “matura” nella quale si investe sul miglioramento della qualità, della tecnologia e della gestione aziendale, in ottica di sviluppo futuro sul mercato globale.  Io sono responsabile di questo processo di “internazionalizzazione” e, nonostante le innumerevoli difficoltà che incontro ogni giorno, posso dire che per me è un onore essere pioniere in questo lavoro. Soprattutto, è un’importante opportunità di crescita personale e professionale.

Quello che fai è inerente ai tuoi studi?

Il mio lavoro è perfettamente inerente ai miei studi ed è forse la professione più attuale, tenendo conto della situazione economica globale.

Prima di arrivare lì, hai avuto altre esperienze all’estero?

Ho sempre viaggiato ma non ho mai vissuto all’estero.

In Italia avresti possibilità di fare ciò che fai adesso in Cina?

L’Italia sta purtroppo attraversando un periodo molto difficile. L’unico modo per uscirne è ripensare completamente il modo di gestire l’economia, cambiando mentalità e aprendo il nostro Paese al mercato globale. Io sto lavorando per portare aziende italiane in Cina facendo leva sulla necessità di tecnologie di alto livello (lato cinese) e sulla necessità di risorse finanziarie e nuovi mercati (lato italiano). La Cina rappresenta una speranza per il futuro dell’economia italiana. Purtroppo, in molti sono ancora spaventati da questo gigante asiatico. È esattamente questo che dobbiamo cambiare nella nostra mentalità, guardare le opportunità oltre la crisi e avere il coraggio di andarle a prendere. In cinese la parola “crisi” è composta da due caratteri: 危机. Il primo rappresenta il pericolo, il secondo rappresenta l’opportunità.

Come si vive lì? Qual è la situazione politica del paese?

Non è facile parlare della situazione politica in Cina, soprattutto perché è quasi impossibile trovare un cinese disposto a confrontarsi apertamente su tale argomento. Senza alcun giudizio, posso dirti quello che è sotto gli occhi di tutti. C’è un governo centrale, non eletto dal popolo, che guida una nazione di 1.350.000.000 persone, e detta le linee-guida per lo sviluppo dell’economia, con piani a breve e a lungo termine. La classe media si sta arricchendo sempre più e il fenomeno della migrazione dalle campagne verso le maggiori città sta avvenendo molto rapidamente, trainato da uno sviluppo urbanistico (ed economico, in generale) senza precedenti nella storia mondiale.

Abiti da solo? Frequenti altri italiani o europei?

Abito da solo. Ho molti amici provenienti da tutto il mondo. A Shanghai è facile fare amicizia, è una città molto dinamica e internazionale e, come direbbe Frank Sinatra, non dorme mai. Con i miei amici ci vediamo spesso, ci divertiamo, ci confrontiamo e ci aiutiamo a vicenda. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che ammiro per la loro intelligenza e la loro storia personale. Rappresentano un esempio per me e saranno sempre una parte importante della mia vita.

Come si svolge una tua giornata tipo?

Sveglia alle 6 del mattino, ginnastica o corsa, doccia, colazione. Arrivo in ufficio intorno alle 8:30. Pranzo alle 11:30 (ebbene sì, questo è l’orario, ma svegliandomi alle 6 di mattina per me va più che bene). Esco dall’ufficio intorno alle 18:30-19:00, torno a casa a cena oppure mangio fuori con gli amici. Dopo cena mi rilasso leggendo, guardando un film o suonando la chitarra. Questa è la mia giornata tipo. Per il resto viaggio spesso per lavoro, anche all’estero. Nel weekend mi vedo con gli amici, faccio sport, suono musica…e ultimamente mi hanno regalato un paio di rollerblade per soddisfare le mie crisi d’astinenza da sci!

Cosa ti piace in particolare della cultura cinese? Ti trovi bene con il loro modo di vivere?

La cultura cinese è estremamente diversa dalla cultura occidentale. Tuttavia, con l’avvento della tecnologia e l’accesso a Internet (anche se limitato da divieti imposti dal governo), si assiste a una progressiva “occidentalizzazione”, soprattutto tra le giovani generazioni. Il loro modo di vestire, parlare e atteggiarsi sta cambiando progressivamente e la loro mentalità è sempre più aperta, pur mantenendo identità e tradizioni.

In generale, i cinesi hanno grosse lacune culturali, la maggior parte dovute a un difficile passato che ha lasciato segni profondi nella loro istruzione. Tuttavia, stanno rapidamente superando i loro limiti, spinti soprattutto dalla voglia di riprendersi la loro dignità. Le caratteristiche che più ammiro in loro sono il coraggio, la dedizione al lavoro, la capacità di raggiungere gli obiettivi e la rapidità di adattamento ad ogni tipo di cambiamento.

Cosa pensano i cinesi degli italiani?

Calcio, vestiti, Lamborghini e Ferrari. Nient’altro.

La potenza economica cinese fa paura al mercato occidentale. Secondo te qual è il loro segreto?

Il loro segreto è la pianificazione (a breve e, soprattutto, a lungo termine) e la determinazione verso il raggiungimento degli obiettivi. Sembra semplice e banale ma, se riflettiamo, sono caratteristiche che a noi italiani mancano del tutto.

Tasto dolente: il cibo. Come va?

A dire la verità, il cibo non è affatto un tasto dolente. È diverso (migliore) dal cibo cinese che troviamo in Italia, e c’è un’ampia scelta tra molti tipi di cibo cucinati in diverse varianti. Uno dei miei piatti preferiti sono i baozi (simili a grandi ravioli fatti di pasta spessa e soffice, riempiti con verdure e/o carne e cotti al vapore).

Altro tasto dolente: quanto ti manca L’Aquila?

Questo è un tasto dolente. Mi manca da morire. Non c’è giorno che passi senza che io apra la finestra e sogni di vedere il Gran Sasso invece della solita distesa di palazzi.

Cosa ti manca di più?

Mi manca il cielo azzurro, mi manca la montagna e, in generale, il contatto con la natura.

Ogni quanto torni?

Cerco di tornare tre volte l’anno. Non voglio far pesare alla mia famiglia e ai miei amici la difficile scelta di andare a vivere dall’altra parte del mondo.

Come hai vissuto il terremoto del 2009?

Io e la mia famiglia abbiamo perduto diversi amici, due case e ci sono stati rubati quasi tutti i mobili. Ma niente e nessuno ci ha mai portato via il sorriso, la dignità e la voglia di lottare.

Vivendo all’estero e guardando le cose con una certa distanza, qual è il tuo giudizio sulla ricostruzione della città?

Lenta e disorganizzata. Troppo.

Da giovane che è andato via per realizzare i suoi sogni, cosa vorresti chiedere alle istituzioni dell’Aquila?

Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare in diverse parti del mondo e, credimi, non ho mai visto una città tanto affascinante quanto L’Aquila. Le nostre Istituzioni hanno una grossa responsabilità. C’è bisogno di leadership, preparazione e organizzazione. Noi aquilani semo tosti (all’Aquila e in tutto il mondo) e abbiamo le doti giuste per portare la nostra città verso il nuovo splendore che merita.

Cosa si dovrebbe fare per ‘tenersi’ i giovani entro i confini (nazionali, regionali, comunali)?

La mia filosofia, anche sul lavoro, è puntare tutto sulla formazione e lo sviluppo delle risorse umane, non sul profitto. Il profitto è una conseguenza, le persone sono il motore. Lasciar andare i giovani al di fuori dei confini può rappresentare un’opportunità. Viaggiare o vivere un periodo della vita all’estero è occasione di confronto, crescita e apertura mentale. Sta nell’intelligenza della nazione/regione/comune saper riprendere il giovane al momento giusto, ovvero quando sarà “arricchito” culturalmente (e spero finanziariamente), e far tesoro di questa risorsa.

Parafrasando la famosa canzone di Samuele Bersani, hai mai pensato di esportare -non la piadina romagnola, è evidente, ma - gli arrosticini?

Il problema sarebbe trovare abbastanza pecore per sfamare 1.350.000.000 cinesi!

Ultima domanda, devi rispondere velocemente: involtini primavera o arrosticini?

Arrosticini tutta la vita!



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