LENTICCHIE SANTO STEFANO ASSALITE DAI CINGHIALI, A RISCHIO LA PRODUZIONE

Pubblicazione: 13 settembre 2017 alle ore 12:38

SANTO STEFANO DI SESSANIO - Durante l'estate i cinghiali affamati hanno preso d'assalto le coltivazioni di lenticchie di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila) e oggi la produzione di uno dei prodotti agroalimentari d'eccellenza di tutta la regione Abruzzo è seriamente a rischio.

Il grido d'allarme arriva da Ettore Ciarrocca, presidente dell’associazione Produttori della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio e referente del Presidio Slow Food: "Tanti i raccolti persi, con una produzione scesa del 50% e un futuro compromesso", avverte.

Ciarrocca denuncia, inoltre, "l’indifferenza totale di enti e istituzioni, a partire dal problema dei cinghiali presenti a centinaia intorno ai campi di lenticchie, arrivati quest'anno anche nelle zone abitate del borgo aquilano".

Slow Food Abruzzo-Molise scende in campo a sostegno dei produttori di uno dei più vecchi presidi Slow Food regionali affinchè il Parco del Gran Sasso-Monti della Laga e Regione Abruzzo producano interventi drastici per salvare la produzione di un legume dalla caratteristiche uniche.

"Non si tratta di una lenticchia qualsiasi, ma di un biotipo preciso che si seleziona in questa zona da tempi immemori - è il commento di Eliodoro D'Orazio, presidente di Slow Food Abruzzo-Molise - Basti pensare che le coltivazioni di legumi, e in particolare di lenticchie, in questa porzione dell’Aquilano sono già citate in documenti monastici dell’anno 998".

"È piccola, saporita e di colore scuro e cresce oltre i mille metri di altitudine - aggiunge - Per le loro piccolissime dimensioni e l’estrema permeabilità, le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio non hanno bisogno di alcun ammollo preliminare".

"A Santo Stefano c'è un habitat ideale, fatto di inverni lunghi e rigidi, al termine dei quali, alla fine di marzo, si seminano le lenticchie e di primavere brevi e fresche", illustra.

"Siamo in piena emergenza - incalza D'Orazio - i produttori sono allo stremo e siamo di fronte al rischio reale di perdere un prodotto importante e identificativo di questo territorio con inevitabili ricadute sull'economia locale e il progressivo abbandono delle aree interne già in difficoltà".

"Il Parco del Gran Sasso-Monti della Laga e Regione Abruzzo devono fare qualcosa e anche in fretta", conclude.



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