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LAVORO: IN ABRUZZO CRESCE LENTAMENTE OCCUPAZIONE, 8 MILA UNITA' IN PIU' UN ANNO

Pubblicazione: 23 marzo 2019 alle ore 11:02

L'AQUILA - L’Abruzzo nel 2018 recupera quasi 8 mila occupati rispetto al 2017 ma non riesce a riprendere i numeri degli anni precedenti la crisi economica. 

All’incremento degli occupati corrisponde un aumento del tasso di occupazione di 1,2 punti percentuali, che comunque rimane inferiore alla media nazionale.

Questo trend positivo del mercato del lavoro, influenzato dall’incremento delle persone occupate nelle attività dei servizi, non rassicura i vertici della Cisl Abruzzo-Molise perché il settore dell’industria, che negli anni passati aveva registrato una leggera crescita, perde mano d’opera  passando da 118 a 109 mila occupati. 

Solo il settore delle costruzioni registra un deciso recupero di 5 mila lavoratori ma non ha ancora raggiunto i 47 mila del 2008, insieme all’agricoltura che aumenta di 3 mila occupati in Abruzzo.

Una spinta all’occupazione arriva nell’ordine dal territorio teramano, poi dalle province di Pescara e L’Aquila mentre, quella di Chieti continua a subire gli effetti di una crisi dell’industria in termini occupazionali.

I dati sull’andamento del mercato del lavoro arrivano anche dall’Inps e dal Ministero del lavoro che ci consegnano  un 2018 con un saldo negativo tra assunzioni e cessazioni. 

“Abbiamo avuto, secondo il sistema delle comunicazioni obbligatorie, 44.527 nuove assunzioni contro 71.873 rapporti di lavoro che sono cessati, - osserva il segretariuo generale Leo Malandra - Secondo l’Osservatorio del precariato, le aziende prediligono i contratti di lavoro a tempo determinato e stagionali, continuano a crescere i lavoratori somministrati e intermittenti e lo strumento dell’apprendistato viene sottoutilizzato ma nel contempo è indicativo l’aumento delle trasformazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+11.934). Abbiamo ancora un’occupazione che non è di qualità e non è stabile perché comunque il contratto a termine e stagionale  regola la maggior parte  delle nuove assunzioni e le scelte politiche non sono riuscite a placare questo fenomeno”, denuncia il Segretario della Cisl.

Secondo il rapporto presentato da Malandra e dal professore ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Economia dell'Università D’Annunzio di Pescara-Chieti, Giuseppe Mauro, dell’Ufficio Studi della Cisl, il territorio regionale ha ancora 60 mila disoccupati  con un tasso di disoccupazione che supera il 10% contro il 6,6% del 2008. 

Quasi il 30% dei giovani tra i 15 e 24 anni è disoccupato, ma sono ancora tanti quei giovani che non studiano non lavorano e non si formano. 40 mila ragazzi sono scoraggiati con un’incidenza del 22,2%.

“Questo lieve aumento occupazionale e calo della disoccupazione ci lancia segnali di una timida ripresa rispetto al 2017 ma rispetto al 2008 all’appello mancano ancora 12 mila occupati”, analizza il professore Mauro.

“La crescita dell’occupazione è stata sostenuta da un aumento delle esportazioni - spiega commentando i dati dell’Istat Leo Malandra - L’Abruzzo continua ad esportare incrementando i valori dei prodotti venduti sul mercato estero del 3,8% rispetto all’anno scorso e del 14,22% prendendo come riferimento il 2008”.

“Questo flusso è determinato dal mezzi di Trasporto”, evidenzia Mauro. 

“In un confronto provinciale la lieve crescita del territorio chietino rispetto a Teramo e Pescara, in termini di export, conferma la sua fondamentale incidenza a livello regionale grazie ad un apparato produttivo formato anche da un sistema di grandi imprese”, afferma Malandra.

Il tessuto imprenditoriale, secondo i dati di Movimprese sulla natalità e mortalità delle imprese italiane registrate alle Camere di Commercio, segna nel 2018 un saldo positivo tra aperture e chiusure, sono state registrate l’iscrizione di 8.408 nuove imprese e 7.512 chiusure di imprese esistenti. 

Il risultato di queste due dinamiche ha consegnato a fine dicembre un saldo positivo per 896 imprese, una crescita dello 0,60%. 

“Ci preoccupa il peggioramento dell’artigianato dal 2009 ad oggi, in una Regione dove l’apparato produttivo è costituito soprattutto da Piccole e micro imprese”. 

Per Malandra è un segnale di arretramento nonostante il lieve miglioramento del bilancio imprenditoriale e i 370 mila addetti.

“Abbiamo un sistema industriale che fatica a riprendersi e che in questi anni abbiamo cercato di salvaguardare senza capire realmente di cosa avesse bisogno: innovazione, investimenti e liquidità. Ci aspettiamo dalla nuova Giunta Regionale che incida di più con politiche che rendano il nostro apparato produttivo più competitivo e capace di dare risposte in termini occupazionali più stabili e non precari”, commenta Mauro dopo un’analisi dettagliata dei dati.

“Non possiamo perdere questi lievi segnali, anche se fragili e contraddittori tra i vari settori, di una ripresa. Abbiamo chiesto alla nuova Giunta un incontro - sottolinea Malandra – per aprire un confronto sistematico e  definire programmi di sostegno allo sviluppo dei nostri territori. L’Abruzzo ha bisogno di una politica regionale di programmazione mirata e cantierabile per ridare respiro all’economia attraverso azioni di aiuto al sistema imprese con infrastrutture, investimenti, un sistema favorevole del credito. Una strategia di rilancio dell’economia abruzzese può arrivare proprio dalla riapertura dei cantieri per realizzare le infrastrutture, in gran parte bloccate”. 

 

QUADRO D’INSIEME 

Nel quarto trimestre 2018 si osserva una lieve diminuzione dell’occupazione rispetto al terzo trimestre; gli effetti di trascinamento degli incrementi pregressi consentono comunque di registrare ancora una crescita a livello tendenziale, seppur rallentata rispetto al recente passato. 

Le dinamiche del mercato del lavoro risultano sostanzialmente allineate a quelle del Pil (Prodotto Interno Lordo), anche esse contraddistinte da un lieve calo congiunturale (-0,1% per il secondo trimestre consecutivo, dopo quattordici trimestri di espansione) e da una variazione nulla nei confronti del quarto trimestre del 2017. 

L’input di lavoro misurato in termini di Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) registra una dinamica analoga a quella del Pil a livello congiunturale (-0,1%) e superiore al Pil su base tendenziale (+0,4%).

Il tasso di occupazione destagionalizzato risulta pari al 58,6%, stabile in confronto al trimestre precedente a sintesi di un lieve aumento per le donne e di un calo per gli uomini. L’indicatore supera di oltre tre punti il valore minimo del terzo trimestre 2013 (55,4%) tornando ai livelli pre-crisi e sfiorando il livello massimo del secondo trimestre del 2008 (58,8%). 

In questo contesto, l’insieme dei dati provenienti dalle diverse fonti consente di evidenziare i seguenti aspetti.

Prosegue la crescita tendenziale dell’occupazione dipendente in termini sia di occupati (+0,4%, Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro) sia di posizioni lavorative riferite ai settori dell’industria e dei servizi (+1,8%, Istat, Rilevazione Oros). 

Lo stesso andamento si riscontra nei dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali tratti dalle Comunicazioni obbligatorie (CO) rielaborate1 (+358 mila posizioni lavorative nel quarto trimestre 2018 rispetto al quarto del 2017) e nei dati dell’Inps-Uniemens riferiti alle sole imprese private (+431 mila posizioni lavorative al 31 dicembre 2018 rispetto al 31 dicembre 2017). 

L’aumento tendenziale delle posizioni lavorative dipendenti interessa tutte le classi dimensionali d’impresa.

Per il lavoro indipendente, secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, prosegue la tendenza alla diminuzione congiunturale (-23 mila occupati, -0,4%) rallentando la crescita su base annua (+12 mila occupati, +0,2%). 

Le posizioni lavorative dipendenti presentano, nei dati destagionalizzati, un incremento congiunturale nei settori dei servizi e nell’industria. Nel quarto trimestre 2018, in base alle CO, le attivazioni sono state 2 milioni 476 mila e le cessazioni 2 milioni 396 mila, determinando un saldo positivo di 80 mila posizioni di lavoro dipendente.

La crescita riguarda i servizi di mercato (+46 mila posizioni) e l’industria in senso stretto (+16 mila) mentre continua a ridursi l’agricoltura (-11 mila posizioni). Andamenti analoghi si riscontrano nelle posizioni lavorative dei dipendenti del settore privato extra-agricolo (Istat, Rilevazione Oros), dove la variazione congiunturale di +0,3% (+34 mila posizioni) è dovuta a un modesto aumento nei servizi (+0,3%, +27 mila posizioni) e nelle costruzioni (+0,3%, +2 mila) e a un ancor più modesto incremento nell’industria in senso stretto (+0,1%, +5 mila).

L’aumento congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti sulla base delle CO riguarda le posizioni a tempo indeterminato (+80 mila) mentre quelle a tempo determinato hanno una variazione nulla. Se le prime continuano a crescere in virtù delle trasformazioni (+140 mila), le posizioni a termine sono ferme dopo la lieve riduzione (-8 mila) nel terzo trimestre 2018 e la crescita ininterrotta dal secondo trimestre 2016 al secondo 2018. 

L’incidenza delle attivazioni a tempo determinato è pari all’80,1%, simile al trimestre precedente (80,0%) ma inferiore rispetto al massimo della serie raggiunto nel quarto trimestre del 2017 (81,1%). 

In termini di saldi tra attivazioni, cessazioni e trasformazioni, su base annua la dinamica delle posizioni a tempo determinato risulta ancora positiva (+129 mila), sebbene in progressivo rallentamento rispetto ai tre trimestri precedenti (+266 mila, +374 mila e +455 mila rispettivamente nel terzo, secondo e primo trimestre). Tale andamento si osserva anche nei dati Inps-Uniemens (+125 mila nel quarto trimestre 2018 rispetto a +240 mila, +369 mila e +501 mila) che comprendono anche il lavoro in somministrazione e a chiamata.
 
Le posizioni lavorative a tempo indeterminato presentano un aumento nei dati delle CO (+230 mila) in accelerazione rispetto ai tre trimestri precedenti (+122 mila, +71 mila e +21 mila); del tutto analogo è l’andamento registrato dai dati Inps (+306 nel quarto 2018, +155 mila e +66 mila nel terzo e secondo trimestre). 

Secondo i dati Istat della Rilevazione sulle forze di lavoro prosegue, seppur a ritmi meno intensi, l’aumento tendenziale dell’occupazione (+87 mila unità) a cui si associa una diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-105 mila) e degli inattivi (-100 mila). 

Tra i giovani di 15-34 anni torna a diminuire l’occupazione, in termini sia congiunturali sia tendenziali, e il relativo tasso cala rispetto al trimestre precedente e cresce lievemente in confronto a un anno prima. Significativo l’impatto dell’invecchiamento della popolazione, che contribuisce a spiegare la crescita del numero degli occupati ultracinquantenni, indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile. 

Nel quarto trimestre 2018 prosegue l’aumento tendenziale del numero dei lavoratori a chiamata o intermittenti sulla base dei dati Inps-Uniemens (+16 mila unità rispetto all’analogo trimestre del 2017), anche se rallenta ulteriormente il tasso di crescita (+7,1% nel quarto trimestre 2018 rispetto al +8,5%, +15,7% e +67,0% rispettivamente nel terzo, secondo e primo trimestre). 

Analogamente l’aumento tendenziale del numero dei lavoratori in somministrazione si è notevolmente ridotto (+0,7%), dopo il massimo incremento raggiunto nel quarto trimestre 2017 (+27,2%) e il progressivo rallentamento nei successivi trimestri (+23,5%, +13,9% e +7,3%, rispettivamente nel primo, secondo e terzo trimestre del 2018). 

Il numero dei lavoratori impiegati con il Contratto di Prestazione Occasionale e quelli pagati con i titoli del Libretto Famiglia, le due nuove forme contrattuali di lavoro occasionale introdotte operativamente da luglio 2017 in sostituzione del lavoro accessorio (voucher), hanno raggiunto rispettivamente le 20 mila e le 8 mila unità nel quarto trimestre 2018. 

Gli infortuni sul lavoro con esito mortale accaduti e denunciati all'Inail nel quarto trimestre del 2018 sono stati 207 (di cui 139 in occasione di lavoro e 68 in itinere), 26 casi in più rispetto al quarto trimestre del 2017. 

Le malattie professionali denunciate all'Inail e protocollate nel quarto trimestre del 2018 sono state 15.575, in aumento (+4,8%, 708 casi in più) rispetto all'analogo trimestre dell'anno precedente.



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