di Giorgio Alessandri
L’AQUILA - “La pianta organica della Asl numero 1 va potenziata, ma l’atto aziendale cambierà poco”.
Per Gianfranco Giorgi, responsabile Cisl dell’Aquila, non sono casuali il caos e le proteste che spesso si registrano agli sportelli del Cup (Centro unico prenotazioni) dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, ma sono solo la punta di un iceberg di problemi e questioni aperte nel mondo della sanità aquilana.
Un mondo dove, a eccellenze e professionalità, si contrappongono guai e grattacapi quotidiani che minano la serenità di personale medico e pazienti.
Non è più segretario per limiti d’età, il successore per la provincia dell’Aquila è Paolo Sangermano, da quarant’anni Giorgi affronta le storture di un sistema che è un punto di riferimento per la salute dei cittadini.
“L’unificazione dell’Asl dell’Aquila con quelle di Avezzano e Sulmona - spiega - non ha avuto gli effetti positivi sperati. In questo modo si sono sommati problemi di territori diversi, criticità mai risolte si sono sommate e i disagi sia per il personale sia per gli utenti non sono diminuiti”.
Per esempio?
Penso al personale degli uffici, dislocati tra L’Aquila, Avezzano e Sulmona, su un’area vastissima e per lo spostamento delle pratiche si perde tantissimo tempo oltre che denaro. Penso poi a una sorta di campanilismo che, inutile negarselo, c’era e c’è ancora. Pensiamo a ciò che è accaduto ad Avezzano per Neurochirurgia oppure alle strutture di Sulmona che si sentono in secondo piano rispetto alle altre dell’Azienda.
Un’altra questione aperta è quella relativa al personale.
Sicuramente la pianta organica dev’essere potenziata, altrimenti si costringe chi è in servizio a straordinari e doppi turni che sfibrano i lavoratori che, comunque, fanno di tutto per garantire un servizio di altissimo livello. Pensiamo a quello che è successo al Cup: c’erano poche casse aperte perché non c’era abbastanza personale per poter servire un’utenza numerosa come in quel giorno. Regione e Asl, di contro, dicono che il personale è sufficiente e allora dovrebbero chiedersi come mai ci sono certi problemi.
La Regione chiese un panorama complessivo sulla pianta organica in servizio per poter procedere ad assunzioni e colmare le lacune che si rilevavano. Al tempo stesso chiede di abbattere i costi sul personale per circa 4 milioni di euro. Una contraddizione in termini.
All’orizzonte c’è la definizione dell’atto aziendale, annunciato a dicembre e ancora rimasto sulla carta.
Ma l’atto aziendale cambierà poco, non stravolgerà niente. Ci saranno otto dipartimenti e tre distretti sanitari. Ma i cambiamenti non saranno radicali come si può pensare. Riconosco che da parte del manager, Giancarlo Silveri, c’è un impegno molto importante per garantire una buona sanità per il cittadino, ma le questioni sono davvero tantissime e chi rischia di farne le spese è sempre il paziente.
Quali sono i correttivi da apportare, secondo lei?
Bisogna avere più attenzione per il personale e i dirigenti devono essere gli occhi sul territorio del manager, per segnalare disfunzioni e cose che non vanno. Di cose che funzionano, comunque, ce ne sono eccome: penso alla Neurochirurgia dell’Aquila, al dipartimento di Oncologia, alla Diagnostica per immagini che funziona, ma potrebbe andare ancora meglio con qualche piccolo sforzo. Insomma, non è tutto da buttare.
E la ricostruzione del San Salvatore?
Da due anni aspettiamo la ricostruzione del Delta chirurgico e di quello medico. C’è ancora l’ospedale del G8. Una situazione che comporta la compressione del personale nei reparti. Nessuno mi toglie dalla testa che se i 47 milioni di euro dell’assicurazione, inseriti nel bilancio della Asl, fossero stati spesi interamente per la ricostruzione dell’ospedale dell’Aquila, oggi avremmo meno problemi e una struttura di prim’ordine, con benefici per i pazienti e il personale medico, paramedico e infermieristico.
20 Gennaio 2012 - 08:00 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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