di Pierluigi Biondi
L'AQUILA - Bufera sulle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco dell'Aquila alle elezioni amministrative di primavera.
Ieri scadevano i termini per la presentazione delle designazioni e sul tavolo del comitato dei garanti istituito dai partiti che partecipano alle consultazioni (Pd, Sel, Socialisti, Pdci) sono arrivate tre proposte: quella del primo cittadino uscente, Massimo Cialente, sostenuto dal Partito democratico, quella del primario di Medicina generale dell'ospedale San Salvatore ed ex esponente di punta dei Ds Vittorio Festuccia, candidato di Sinistra ecologia e libertà, e quella del "terzo incomodo" che nessuno si aspettava, l'avvocato Vincenzo Calderoni, difensore civico del Comune dell'Aquila.
Secondo quanto appreso in anteprima da AbruzzoWeb, per quest'ultimo era scattata la norma dell'incandidabilità alle primarie decisa dal comitato perché, in virtù del suo ruolo di garanzia, veniva ritenuto ineleggibile alla carica di sindaco.
Una notizia che nessuno aveva comunicato a Calderoni: "Cado dalle nuvole, ho parlato poco fa con il segretario cittadino del Pd, Francesco Iritale, con il quale ho avuto solo una telefonata interlocutoria e che mi ha preannunciato una chiamata dell'onorevole Giovanni Lolli che ancora sto aspettando", ha dichiarato.
"Comunque - prosegue l'avvocato - avevo sentito il deputato nei giorni scorsi, quando già le voci di una mia possibile incandidabilità circolavano, Lolli mi ha espresso solidarietà e mi ha ribadito che le primarie sono uno strumento di partecipazione, per cui la mia presenza alla competizione sarebbe stata auspicabile".
"La mia proposta - dice Calderoni - è di sederci intorno a un tavolo e parlare della cosa: ognuno illustrerà le sue ragioni e troveremo insieme una modo per risolvere la questione, questo per testimoniare l'alto senso di democraticità del centrosinistra".
"Certo non sarò io a togliere le castagne dal fuoco al comitato - attacca il difensore civico - la soluzione che loro auspicano, cioè le dimissioni dal mio incarico al Comune, è inaccettabile, non mi piegherò a questa prepotenza che nulla ha a che fare con regole e le leggi".
"Ho avuto un colloquio anche con il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti - rivela Calderoni - che si è reso disponibile a fare da garante a un accordo di questo genere: io anticipo le mie dimissioni da difensore civico ma senza che siano efficaci, se sarò indicato come candidato sindaco dal popolo del centrosinistra le stesse diventeranno esecutive".
"Se, invece, sarò escluso - conclude l'avvocato - le primarie non partiranno certo con lo spirito inclusivo con il quale sono state pensate".
Iritale, che è anche il portavoce del comitato dei "saggi" del centrosinistra, ha puntualizzato: "la posizione di Calderoni è sub iudice, ci sono incompatibilità previste dal regolamento che vanno approfondite".
"Calderoni - ha spiegato Iritale - ha 24 ore per presentare le sue dimissioni da difensore civico oppure delle memorie difensive che certifichino che non è ineleggibile, dopodiché valuteremo".
Anche Festuccia, sentito dal quotidiano online Il Capoluogo, ha espresso delle perplessità sulla candidabilità di Calderoni: "Le primarie non sono assimilabili a un comizio - ha affermato - le primarie sono codificate legalmente. In casi analoghi il difensore civico è stato dichiarato ineleggibile. Il comitato deve far rispettare le regole".
Dopodiché lo stesso Festuccia ha contattato AbruzzoWeb e ha ribadito il concetto.
"Il combinato disposto dell'articolo 60 del testo unico sugli enti locali e quanto previsto dal regolamento delle primarie è chiaro: i titolari di organi individuali che esercitano poteri di controllo sono ineleggibili, e secondo consolidati pareri giuridici il difensore civico si trova in tale situazione, per cui Calderoni non può prendere parte alle consultazioni".
"I rappresentanti di Sel nel comitato (l'ex assessore comunale Giustino Masciocco e l'architetto Marino Bruno, ndr) queste cose le sanno bene perché ne abbiamo discusso nei giorni scorsi - aggiunge Festuccia - il problema non è Calderoni, ma il rispetto delle regole, senza le quali le primarie perderebbero di senso".
"Se Calderoni verrà riammesso - annuncia Festuccia - mi riserverò di prendere le decisioni conseguenti".
La bagarre che si è scatenata avrà sicuramente strascichi sulla coalizione, che già conta mal di pancia neanche troppo striscianti nei partiti, per cui non è escluso che il comitato faccia un repentino dietro-front e riammetta Calderoni alla competizione, ma dovrà fare i conti con l'opposizione di Sel e un'eventuale defezione del partito e di Festuccia.
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07 Febbraio 2012 - 21:51 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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