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L'ABRUZZO ORFANO DI FILM COMMISSION
''STRUMENTO POTENTE, MA NO POLITICA''

Pubblicazione: 23 dicembre 2014 alle ore 08:06

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L'AQUILA - "All'Abruzzo serve una Film commission, ma questa volta che funzioni davvero, senza politica di mezzo, affidata a professionisti".

L’appello è di Marcello Foti, direttore del Centro sperimentale di cinematografia dell’Aquila, sede abruzzese della Scuola Nazionale di Cinema. Ed è rivolto in primis al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e alla sua Giunta.

"È quello che da quattro anni che stiamo cercando come centro sperimentale - spiega Foti - di far capire alla Regione Abruzzo, che è un attore imprescindibile per una Film Commission. Abbiamo un territorio straordinario, che si presta alla perfezione come location per produzioni cinematografiche nazionali e internazionali, a solo un’ora di macchina da Roma. Le Film Commission italiane stanno costituendo un coordinamento nazionale, sarebbe una follia rimanere isolati da questo circuito- Un'incredibile occasione sprecata".

Insomma, secondo Foti occorre insomma colmare al più presto un vuoto, visto la paralisi della vecchia Abruzzo Film Commission, nata 2001 da una costola dell’Accademia dell’Immagine, indebitatissima e sull’orlo della liquidazione, il cui ex-presidente, il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, e altre sette persone, sono state condannate dalla Corte dei Conti a risarcire all’erario la somma di 396 mila euro, a seguito dell’inchiesta della Guardia di finanza sui buchi nel bilancio del 2007 e del 2008 e su presunti artifici contabili.

In questo non facile contesto, l’Abruzzo Film Commission, nata con l’obiettivo di attrarre le produzioni audiovisive grazie alla competitività dei servizi, alla professionalità delle maestranze e all’abbattimento dei costi di trasferta, cast, troupe, location, scouting del territorio, esiste ora solo sulla carta.

Ma alla Film Commission, anche quando era in vita, nessuno ha mai davvero creduto, visti gli esigui fondi assegnati, appena 36 mila euro l'anno.

E con un solo dipendente, per di più pagato a singhiozzo. Dal 2001 al 2009 è era però riuscita a portare in Abruzzo 37 le produzioni, tra cui 11 lungometraggi, 8 cortometraggi, 12 serie tv, 2 documentari e altro.

Il modello a cui  Foti si riferisce è dunque l’Apulia Film Commission, che in tre anni circa ha attratto oltre cento produzioni audiovisive da tutto il mondo, dotandosi di un Film Fund con cui garantire cofinanziamenti, di due cineporti, di un circuito di sale di qualità, di una rete di festival, creando uno straordinario indotto in termini di posti di lavoro nel settore culturale, artigianale e di promozione del territorio.

Faro a cui ispirarsi e è anche il Torino Piemonte Film Commission, che nel 2014 ha sostenuto 7 film, 7 fiction, una ventina di spot, 25 documentari e una quindicina di cortometraggi, con ricadute sul territorio per oltre 15 milioni di euro.

Ma, appunto, sottolinea Foti, questa volta la politica e la logica che porta alla creazione di carrozzoni clientelari e cda farciti di incompetenti, deve essere rigorosamente evitata.

"Per cominciare la sua attività una Film Commission non necessita di grandi risorse, bastano un paio d'impiegati, il grosso del lavoro deve essere di relazione, di marketing territoriale, di promozione delle opportunità che il territorio offre per l’industria cinematografica, azioni affidate però a professionisti di provata capacità ed esperienza".

Dunque è importante andare oltre il modello di gestione che nei momenti più critici ha caratterizzato l’Accademia dell’Immagine.

Pochi giorni fa, del resto, il Consiglio di Stato ha dato torto, con sentenza definitiva, al ricorso di un ex dipendente dell’Accademia dell’immagine, secondo cui sarebbe stata illegittima la convenzione stipulata dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia e dal Comune dell’Aquila per la costituzione di una sede distaccata del Centro Sperimentale di Cinematografia a L’Aquila.

 “Il Centro sperimentale non è venuto a L'Aquila nel post terremoto per estromettere l'Accademia dell'immagine - conclude Foti - è stata la soluzione alternativa ad un'istituzione che attraversava una situazione difficilissima. E questo per colpa anche delle ingerenze politiche. Un’istituzione che ha risorse pari a cento, non può spendere duecento. Noi, per fare un paragone, al Centro sperimentale abbiamo solo tre dipendenti,e tutto funziona come deve, l’Accademia dell’immagine di dipendenti ne aveva 12”.

 



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