Umberto Giammaria, sindaco del Comune di Tornimparte
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di Cristina Alexandris
L'AQUILA - Con i suoi 2.986 abitanti, ma dopo il terremoto sono stati in molti a trasferirsi lì anche senza spostare la residenza, il Comune di Tornimparte, ricca culla di preziosi luoghi d'interesse naturalistico, ha molta voglia di rinascere, anche a costo di dover rinnovare il proprio aspetto interno, parzialmente danneggiato dal sisma.
Sono infatti da ricostruire da zero alcuni degli edifici del borgo storico, ma ci sarà spazio anche per qualche centro dedicato al servizio della collettività, come fa presente il primo cittadino di Tornimparte, Umberto Giammaria.
Giammaria è già stato sindaco del paese nei primi anni '70, tempi in cui propose il progetto della "metropolitana leggera" tra la zona Est e quella Ovest dell'Aquilano che oggi è tornata prepotentemente attuale dopo il via libera di palazzo Chigi al collegamento San Demetrio-Sassa.
Alla fine della prima esperienza politica, Giammaria ha lasciato spazio solo alla sua professione di medico: per anni primario del reparto di Nefrologia all'ospedale San Salvatore e poi anche direttore sanitario della Asl del capoluogo.
Un primo cittadino sui generis, lontano dallo stereotipo del sindaco ingessato, tanto che non ha paura ad affermare: "ricostruiremo molto prima dell'Aquila".
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Quali danni ha fatto il terremoto?
Il danneggiamento è ampio, ma non gravissimo: ci sono problemi diffusi in tutte le zone del Comune, ma la struttura geologica del territorio ha ammortizzato bene, meglio di molte zone limitrofe. In ogni caso c'è da lavorare parecchio per far tornare le cose com'erano prima e per ridare a ognuno la propria abitazione.
Com'è stata risolta l'emergenza abitativa?
Tornimparte ha risposto bene all'emergenze poiché, al di là dei Map, prontamente costruiti, nel territorio comunale c'era ampia disponibilità di abitazioni private utilizzabili. Non mancavano appartamenti liberi per ospitare la gente, com'è effettivamente successo.
Quali sono le condizioni della "zona rossa"? Potrà essere risolta a breve?
La "zona rossa" non è estesa come in altri paesi vicini, proprio perché le condizioni del sottosuolo hanno determinato un contenimento dei danni. Tuttavia ci sarà da intervenire diffusamente, in particolare sugli edifici più datati, già messi a dura prova dagli anni, che hanno tenuto meno degli altri. Non sarà facile ricostruire senza modificare alcune porzioni del centro storico, ci sono delle aree con ruderi fatiscenti che, d'intesa con i relativi proprietari, andranno molto probabilmente abbattuti.
A tutto ciò penseremo nell'ambito della redazione dei piani di ricostruzione, uno strumento divenuto ormai obbligatorio. La situazione, comunque, non sarà risolta a breve, sono meno ottimista del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. C'è bisogno di denaro, per quanto riguarda la durata dei lavori tutto dipenderà dalle procedure e dalla normativa.
A che punto è nel suo Comune?
Per quanto riguarda il profilo urbanistico sono previste nuove edificazioni e un ripensamento degli assetti esistenti. Ci saranno più spazi a servizio della collettività, da concordare con la popolazione e con la Struttura tecnica di missione. Nel Comune di Tornimparte ci stiamo preparando alla ricostruzione, però stiamo aspettando la sentenza del Tar del 13 luglio, che si esprimerà sui ricorsi fatti dal consiglio nazionale degli ingegneri nei confronti dei Comuni che hanno sottoscritto le convenzioni con le università. Da quel momento capiremo come dovremo organizzarci per la redazione dei piani.
A oggi qual è il problema più urgente da affrontare?
Un problema che pesa particolarmente è il disagio sociale di chi vive nei Map. Poi, naturalmente, ci sono gli interventi della ricostruzione. Tornimparte è uno dei paesi più belli del territorio: è veramente un peccato vederlo così in balia dell'incuria, del disservizio e dell'abbandono, in tutti i sensi.
Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?
Vorrei dirgli di capire le nostre esigenze e di risolvere i problemi che sono emersi fino a oggi. C'è ancora troppa confusione sulle direttive tra proprietari, progettisti e imprese. Noi abbiamo discrezionalità di scelta e possiamo mettere in campo la nostra dose di creatività, naturalmente adeguandola alla storia e alla tradizione del posto, riguardo il nuovo aspetto urbanistico, ma per passare alla pratica questo non è sufficiente.
Quanto ci vorrà a ricostruire il suo paese?
Ci mettiamo un forte impegno e certamente molto tempo meno dell'Aquila, sperando che non ci siano ostacoli burocratici di ordinanze o altro.
04 Agosto 2011 - 08:01 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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