LA RICETTA DEGLI ARTISTI PER SALVARE IL TEATRO MARRUCINO DA UNA LUNGA AGONIA

Pubblicazione: 11 agosto 2018 alle ore 08:30

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CHIETI - Per salvare il teatro Marrucino di Chieti da una morte sicura dopo un’agonia che dura da anni, "è necessaria una consapevolezza politica che vada oltre i colori di appartenenza, a sostegno di un’eccellenza che vanta nella sua lunga storia, un bagaglio culturale troppo importante e antico per essere disperso".

Il richiamo, forte, alla politica che ha anche il sapore di un grido di allarme viene lanciato da Ettore Pellegrino, direttore artistico dello storico teatro abruzzese.

Alla base della decisa presa di posizione, anche se il direttore artistico non lo dice, c’è il "buco" causato dalla mancata erogazione di complessivi 500mila euro di fondi regionali.

Pellegrino, comunque, non fa mistero dei disagi in cui si barcamenano giornalmente tutti i vertici dell’ente, tanto che "la prima Opera Lirica, la Turandot - sottolinea - in programma alla Civitella per il mese di luglio, è stata cancellata a causa della mancanza di fondi. Però, anche se attraverso autentici salti mortali - annuncia Pellegrino, 48 anni, violinista italiano di fama internazionale - nonostante le innumerevoli difficoltà, la Stagione Lirica ripartirà come lo scorso anno, attraverso l’allestimento realizzato grazie alla coproduzione con la Rete Lirica delle Marche. Le Opere in programma saranno due, Il Trovatore di Giuseppe Verdi, e Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart".

Tutto ciò in una situazione paradossale: è infatti di pochi giorni fa la notizia che ci sarebbe stato un incremento della quota del Fondo unico per lo spettacolo (Fus) per il Teatro Marrucino, mentre i finanziamenti regionali segnano il passo.

Secondo quanto si è appreso, sonno finiti nel dimenticatoio circa 300mila euro di fondi ordinari che la Regione deve al teatro per il 2018, e circa 200mila euro per le feste del Bicentenario, nonostante da parte di Luciano D’Alfonso, che proprio l'altroieri ha lasciato la guida della Regione optando per la carica di senatore, ci fu una lettera nell’agosto 2017 che annunciava sostegno economico.

Lettera indirizzata al presidente del Consiglio di amministrazione del Marrucino, Cristiano Sicari, al direttore amministrativo, Cesare Di Martino, e per conoscenza anche al consigliere regionale di Forza italia Mauro Febbo, che insieme all’ex parlamentare Fabrizio Di Stefano si è segnalato come il politico più vicino alla causa dello storico teatro.

Il Marrucino oggi ha soli 12 dipendenti assunti a tempo determinato e con contratto part-time, mentre gli artisti ed orchestrali sono normati da rapporti di lavoro esterni.

Eppure la storia ci racconta che in un passato non lontanissimo c’è stata una ripartenza da momenti neri con una netta inversione di tendenza, come ai tempi di Aurelio Bigi, commissario straordinario nominato dal 1996 dall’allora sindaco, Nicola Cucullo, che ha raccolto una eredità non semplice, visto il dissesto economico da cui usciva il Comune di Chieti in quel periodo, e adesso, così come allora, la cultura sembrerebbe messa in disparte.

Quasi a rimarcare la necessità di pensare "ad altro", Bigi ha saputo dare una forte spinta innovativa, valorizzando la grande tradizione e portando all’interno del teatro nuova luce: l’ex commissario sottolinea che la possibile carta vincente per rilanciare il prezioso gioiello teatino, potrebbe essere la creazione di scuole/laboratori.

Secondo Bigi, bisognerebbe partire dunque da una situazione simile, che potrebbe garantire l’autofinanziamento attraverso il contributo di ragazzi o adulti che vorrebbero in qualche modo far crescere il proprio talento.

"Nel periodo in cui fui nominato da Cucullo - Ricorda Bigi - una mia idea fu quella di creare scuole/laboratori con insegnati di spessore, bisognerebbe a mio avviso riutilizzare questa idea per aumentare le entrate e garantire una maggiore visibilità al Teatro, inoltre si potrebbe impiegare il denaro utilizzato per il pagamento delle orchestre esterne per crearne una giovanile ed utilizzarla per i vari spettacoli. Modellare come creta i nostri ragazzi, il nostro futuro, esaltandone le qualità ed il talento".

D’altra parte, la storia è di primissimo ordine: per parlare infatti del Teatro Marrucino bisogna necessariamente far riferimento a Re Giuseppe Bonaparte, quando il sovrano, condotto nell’allora teatro della città, si rivolse agli amministratori e notabili del tempo consigliando loro sull’opportunità che la città di Chieti potesse avere "un decente teatro".

Fino a quel momento il teatro settecentesco sito nel Larghetto Teatro Vecchio, era privato e appartenente a Maria Aurora Fasolo. Una piccola struttura senza molte pretese, come del resto tutti i teatri di provincia in quel periodo. Oltre al suddetto, esistevano nella città verso la fine del 1700 altri due teatri privati.

L’invito di Giuseppe Bonaparte comunque non cadde nel vuoto, e dopo pochi anni nel dicembre del 1812, il Duca di Montejasi fece pubblicare un avviso in cui rese noto al pubblico che la Chiesa degli ex Gesuiti fu accordata a condizione di doverla ridurre a Teatro.

Scongiurata la "censura" per la mancata richiesta di assenso da parte delle autorità ecclesiastiche della realizzazione del Teatro Marrucino, si assiste finalmente alla sua effettiva apertura nel 15 dicembre 1817, con l’organizzazione di una sfarzosa e grandiosa festa danzante in occasione degli annuali festeggiamenti per il compleanno di Ferdinando VI.

Nonostante le idee di Bigi abbiano dato valore aggiunto al Marrucino nel suo mandato, ci sono differenze sostanziali nelle due epoche messe a confronto, se da un lato infatti troviamo lo "sfarzo" proposto dalla giunta Cocullo, con innumerevoli posti di lavoro e produzioni di Opere liriche gloriose, dall’altro oggi, ci troviamo ad affrontare un vero e proprio abbandono dell’ente con soli 12 dipendenti part time a tempo determinato.



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