Un'auto sepolta dalla neve
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di Alberto Orsini
L’AQUILA - La neve è come le macerie. E ora dove la mettiamo?
La coltre bianca è stata scansata e, facendo gli scongiuri perché non ricominci, la viabilità all’Aquila è tornata a essere su livelli di quasi normalità.
Ora però si pone un problema di ordine diverso, cui la ‘governance del gelo’, Comune, Provincia, Protezione civile, deve cominciare a pensare subito.
Ammonticchiati ai lati delle strade, infatti, ci sono cumuli continui di neve pressata e compatta, di quella che non si scioglierà né tra una settimana né tra due a meno che non arrivi di botto l’estate, una muraglia che ha trasformato le arterie facendole diventare quasi tutte a una sola corsia.
Alcune di queste barricate, tra l’altro, rendono impossibile raggiungere le automobili incautamente (alcune) parcheggiate ai lati della strada, che già sono irriconoscibili per via dello spesso strato di neve sul tettuccio e ora sembrano imprigionate dentro un igloo.
Non c’è un altro modo per fare quello che va fatto: la neve va “ghermita” con le ruspe e portata via con i camion per sgombrare definitivamente le strade.
Ruspe e camion? Oh no! Ecco spiegata la similitudine con le macerie, pesantissimo fardello lasciato dal terremoto di quasi tre anni fa.
Un problema serissimo e che minaccia di causare disagi e rallentamenti anche quando l’emergenza neve in sé per sé sarà finita: qualcuno ricorderà quando, a causa di un inverno insolitamente lungo, a piazza Duomo un cumulo di neve ghiacciata rimase vicino a una delle fontane momunentali fino ai primi di maggio.
Questa città già in situazione normale ha un reticolo stradale stretto e tortuoso perfino nelle vie principali, nato da una mancata pianificazione di decenni e oggi assolutamente inadeguato a sostenere il traffico e i lavori che il post-terremoto ha portato con sé.
Figuriamoci che succede se ci si mettono le macerie della nevicata a complicare le cose.
Bisogna portare via la neve, come già i paesi più svegli si stanno preparando a fare, e bisogna farlo più velocemente di quanto ci si è messo per accatastarla ai lati delle strade.
C’è una città da ricostruire, e L’Aquila non può permettersi di aspettare.
07 Febbraio 2012 - 09:33 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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