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LA FINE DEL RUGBY AQUILANO: ADDIO SERIE A, BIONDI, ''UNA PICCHIATA LUNGA 25 ANNI''

Pubblicazione: 10 ottobre 2019 alle ore 09:46

L'AQUILA - Il rugby aquilano scompare definitivamente dai campi che contano.

L’Unione Rugby L’Aquila, società nata lo scorso anno dalla fusione di quattro realtà cittadine, Gran Sasso, Polisportiva L’Aquila, Vecchie Fiamme e L’Aquila Neroverde, ha dovuto rinunciare in extremis alla partecipazione alla nuova stagione.

L’assemblea societaria straordinaria, infatti, ha certificato la mancata ricapitalizzazione e ha proceduto a deliberare la liquidazione della società.

La notizia arriva a 10 giorni dall'avvio del campionato di serie A della palla ovale, al quale ha partecipato nella passata stagione la squadra aquilana.

Nelle scorse settimane Pierfrancesco Anibaldi, presidente dell’Unione Rugby L’Aquila, aveva lanciato un grido di dolore ad AbruzzoWeb: "Non riesco davvero a spiegarmi come L'Aquila, un capoluogo di regione, non si possa permettere una squadra che è la massima espressione dello sport cittadino. È assurdo perdere un titolo in questo modo", aveva detto  Anibaldi, denunciando il silenzio delle istituzioni e agli imprenditori aquilani.

Con la mancata iscrizione alla serie A de L’Aquila Rugby Club, storico club del capoluogo abruzzese con alle spalle due campionati di Eccellenza e altrettanti in A, l’Unione era rimasta l'unica squadra a rappresentare la città nel campionato nazionale, che ha costi al momento "insostenibili" per il club.

Come già accaduto in passato, l'alto livello tecnico dei ragazzi, il grande senso di attaccamento alla maglia e lo spirito di sacrificio dimostrato dagli atleti e dallo staff non sono bastati per poter salvare il rugby aquilano.

Duro il commento del sindaco Pierluigi Biondi: "Quando si perde qualcosa bisogna capire se è accaduto per una dimenticanza, un errore o semplicemente per sciatteria. Per oltre vent'anni il rugby aquilano è stato gestito da un manipolo di avventurieri assoldati da una certa politica, che hanno trattato la palla ovale come una cosa propria. Quando all'indomani dello storico scudetto del '94 si presentò l'opportunità di aprire le porte a chi per questo sport voleva investire sull'Aquila e per L'Aquila, quella stessa politica ha eretto un muro, cacciando lo straniero perché certe cose si pensava fossimo capaci di gestirle con il 'pane e frittata'", ha scritto il primo cittadino sui social. 

"Questo sport meraviglioso, nel frattempo, cambiava pelle, e il professionismo ha innescato trasformazioni a cui non si fu in grado di adeguarsi. Il piano inclinato, a cui i colori neroverdi erano destinati dopo la sciagurata finale persa nel 2000 al Flaminio - unico risultato degno di nota degli ultimi 25 anni insieme al titolo italiano giovanile del 1995 -, divenne ancora più ripido dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Ricordiamo tutti gli spareggi per non retrocedere e quelli per la promozione che sono seguiti nel corso degli anni a quella tragica data. Così come ricordiamo i 200 mila euro dell'assegno che Silvio Berlusconi staccò nel 2010 per scongiurare la morte (sportiva) di una società ormai in picchiata", ha aggiunto Biondi.

"Per non parlare delle sponsorizzazioni da parte di società di respiro internazionale che hanno provato a sostenere il rugby aquilano. Quando, con la fine dell'Aquila rugby 1936, si è aperta la possibilità di creare un nuovo progetto sportivo, in pochi ci hanno creduto realmente e quelli che l'hanno fatto sono stati lasciati soli. Scordatevi la politica che bussa all'imprenditore di turno, ricattandolo e costringendolo a imbarcarsi in un'avventura da cui, prima o poi, tutti usciranno con le ossa rotte. Abbiamo creato le connessioni per far incontrare realtà sportive e imprenditoriali, ma poi il nostro compito, quello di chi amministra, si ferma lì. Se certi matrimoni s'hanno da fare, non è la politica che deve celebrarli. O almeno non siamo e non saremo noi a farlo. Nè ora nè mai. L'amore di questa terra per il rugby non finirà. Centinaia di ragazzi ogni giorno vanno al campo sportivo e si allenano, rafforzando una tradizione che, da oggi, sarà ancora più forte e solida. Che continuerà, anche quando questa ferita sarà finalmente guarita", ha concluso nel suo intervento il sindaco. (a.c.p.)



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