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LA BOXE DELL'AQUILANO ROBERTO DE MELIS
''AI MIEI ALLIEVI INSEGNO A DARE TUTTO SUL RING''

Pubblicazione: 31 agosto 2014 alle ore 11:04

Roberto De Melis allena un suo allievo
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L’AQUILA - Personalità e buona struttura atletica. Roberto De Melis, il tecnico aquilano ben noto in città, mostra il suo sguardo ferreo da vero pugile.

De Melis, 45 anni, ha un bagaglio di esperienza alle spalle, un bagaglio di quelli seri. Una vita coi guantoni, sul ring, ma una carriera molto particolare. Sicuramente da raccontare, come ha fatto ad AbruzzoWeb.

 Una carriera che comincia quando ha 18 anni, ma che non gli ha permesso di vincere titoli. E che oggi continua a ‘parlare’ con l’Associazione pugilistica Ceccarelli L'Aquila Boxe.

"Non ho vinto nulla, perché la società pugilistica di allora non era ben radicata, eravamo 5 persone, il mio maestro Giorgio Chiodi non ci faceva disputare tanti incontri, mi ricordo che in palestra c’erano atleti che dopo sei anni avevano combattuto poco", spiega  De Melis, che dice di sentirsi "schermidore, perché il modo di stare sul ring era frutto degli insegnamenti del maestro. Non sono un incassatore, anche chi si allenava con me era abituato a fare lo schermidore, giocavamo di rimessa, non eravamo tipi da arrembaggio".

La ‘scintilla’ per il pugilato come è scattata?

Per conoscenza di amici che lo praticavano. T’innamoravi allenandoti con loro. Quando entri in palestra, sembra tutto cosi strano e oscuro, poi invece cominci a conoscere gli attrezzi pugilistici, fare la corda che sembra una cosa facile, ma è difficile se non ti eserciti.

E lei i suoi allievi li fa esercitare come si deve.

Certamente. Oggi siamo un’associazione sportiva affermata a livello nazionale, da almeno 10 anni, la 97esima su 650. Come allenatore mi sento soddisfatto di aver preso la gestione lasciata dal mio maestro Chiodi.

Che differenza c’è tra il pugilato attuale e quello in cui è cresciuto lei?

Oggi livello del Coni è buono, la nostra nazionale porta a casa tante medaglie, ai miei tempi non era così. 

E all’Aquila?

Ho tra le 400 e le 600 presenze nelle mie riunioni, tra appassionati e curiosi da me si allena una novantina di persone, ci sono anche donne e agonisti. Quest’anno ho preparato un atleta che ha conquistato il titolo italiano dilettanti universitari, i miei ragazzi hanno vinto regionali, interregionali, spesso presenti in finali nazionali, dopo ci vuole la fortuna.

Un consiglio per chi vuol fare il pugile professionista.

Nella boxe è difficile vivere di professionismo. Certo, lo sport si sceglie per passione e attitudine, ma se vuoi fare il professionista devi sapere che è dura. E lo devi sentire dentro. 

Cosa serve, però, per diventare un campione?

La voglia di arrivare, col talento che può aiutarti ad andare avanti. L’avversario è lo specchio di te stesso, ti fa vedere i tuoi limiti, vinci i tuoi limiti e vinci l’avversario. 



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