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L'AQUILANA VISCONTI, PRIMO BANCHIERE IN ROSA:
''PIU' DONNE POSSONO SALVARE L'ECONOMIA''

Pubblicazione: 13 gennaio 2014 alle ore 08:38

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L'AQUILA - È aquilana la prima donna nella storia italiana a capo di un istituto bancario, che ha sdoganato il monopolio maschile ai vertici della finanza del Paese.

Dopo la laurea in Giurisprudenza, Donatella Visconti, 57 anni, ha iniziato a soli 23 anni la sua carriera lavorando per l’ufficio legale di un’associazione di categoria e ha scalato, anno dopo anno, la vetta del successo fino a arrivare nel 2011 alla presidenza di Banca Impresa Lazio, che opera a sostegno dell’accesso al credito delle piccole e medie imprese.

Banchiere, mamma, moglie e donna di ferro che, svestiti i panni di presidente, coltiva molte passioni, tra cui quelle per la cucina abruzzese, per la “sua” montagna, il Gran Sasso, per lo sci e per le lunghe passeggiate all’aria aperta che, dice, “mi fanno staccare da un lavoro che mi assorbe h24”.

Vive a Roma, ma torna molto spesso nel capoluogo abruzzese, dal quale afferma “di non poter stare a lungo lontana”, in virtù di un legame che affonda le sue radici nell’infanzia, trascorsa con i suoi nonni tra i vicoli del centro storico e a passeggio sotto i portici nei periodi natalizi.

Dell'Aquila ama ricordare i vicoli addobbati a festa e la familiarità delle passeggiate lungo corso Vittorio Emanuele.

Una donna manager che eredita la sua determinazione di ferro proprio dall’“aquilanità”, insita nel suo dna, come lei stessa spiega: “Noi donne abbiamo questa caratteristica: una volta centrato l’obiettivo, nessuno ci ferma. La determinazione e la testardaggine sul lavoro e nella vita sono anche date dalle mie origini aquilane”.

C’è ancora molta strada da fare, secondo la Visconti, affinché in Italia si arrivi ad accettare la presenza femminile nei posti più alti del potere, non solo nella finanza, ma anche in politica.

“Sappiamo fare la differenza rispetto agli uomini perché abbiamo una sensibilità e una capacità di ascolto che loro non hanno - afferma ad AbruzzoWeb - Avere solo uomini al potere crea un’omogeneità di vedute che non è di stimolo per il Paese. Punti di vista differenti, invece, possono far scaturire la scintilla della novità”.

Nonostante sia a capo di Banca Impresa Lazio ormai da 3 anni, la Visconti sottolinea che ci c’è ancora qualcuno che fatica a chiamarla “presidente”.

“Una forma di discriminazione legata all’aspetto culturale che manca di modelli di riferimento”, conclude.

Ha iniziato da giovanissima, qual è stato il suo percorso professionale prima di arrivare al suo impiego di oggi?

Appena laureata, ho lavorato molto prima con le imprese per un grande associazione di categoria, subito dopo all’Imi e alla San Paolo, occupandomi di clientela. Ho fatto molta gavetta nel settore del mercato retail e poi mi sono trasferita a Milano per gestire l’area finanza di una grande associazione di banche popolari. Subito dopo sono diventata consulente per molte multinazionali, come la francese Dynargie Italia, multinazionale franco-svizzera, operativa nell'ambito della consulenza ad aziende private ed enti pubblici, fino alla creazione di una mia società, la Visconti & Partners, con la quale ho gestito consulenze per grandi clienti bancari e finanziari del mondo produttivo. Per alcuni anni, infine, sono stata direttore dei Rapporti Istituzionali della Servier ltalia, filiale italiana de Les Laboratoires Servier, multinazionale francese di ricerca e produzione farmaceutica. In questa posizione ha gestito dossier prioritari con il governo italiano, le agenzie nazionali competenti, il Parlamento, le Regioni, l'Aifa, le associazioni di settore, fino alla chiamata di tre anni fa alla presidenza di Banca Impresa Lazio.

È la sola donna italiana alla guida di una banca, che cosa pensa della presenza femminile nei posti di potere? 

Credo che sarà importante e di sprone per la nostra economia. Avere solo uomini al potere crea un’omogeneità di vedute che non è di stimolo per il Paese. Punti di vista differenti, invece, possono far scaturire la scintilla di novità. L’applicazione della legge sulle quote di genere, è necessaria e importante. Gli ultimi dati della Consob, danno una presenza femminile in cresciuta dal 7 al 17% nei consigli d’amministrazione di tutte le società quotate. Con i prossimi rinnovi di primavera, poi, passeremo a un 30% e questo non può essere che positivo. Aumentando in modo obbligato la presenza femminile nelle cabine di comando si darà vigore a questo Paese.

Nel suo settore, ma anche in altri, c’è ancora troppo divario tra uomini e donne?

Sì e si sente moltissimo. Come già detto sono l’unica donna al timone di un istituto di credito bancario in Italia, e questo già la dice lunga. Anche tra Nord, Centro e Sud c’è divario di presenza nei consigli d’amministrazione delle società quotate, basti pensare che nel Settentrione la percentuale rosa si attesta al 70%, al centro scende al 28%, al Meridione si riduce al 4%.

È stato difficile arrivare a essere una donna manager del suo calibro e se sì perché?

Molto difficile, perché una donna si deve impegnare due tre volte in più rispetto a un uomo. A parità di capacità, c’è una strada in salita nella quale bisogna dimostrare molto di più. Una donna che ha famiglia e figli ha molti più impegni nel nostro Paese e questo è un fatto legato alla cultura: in Italia, infatti, è la donna che si occupa della casa e dei figli, è lei a fare le lavatrici. A lei spetta il coordinamento di tutta l’attività familiare, oltre al lavoro.

Ha trovato mai discriminazioni in campo lavorativo, in fondo lei ha sdoganato il monopolio maschile alla guida di un istituto bancario? È stata la prima?

Assolutamente sì e credo che siano legate sempre all’aspetto culturale. Molte persone fanno fatica a chiamarmi presidente, e questa è una forma di discriminazione di tipo culturale, perché sono mancati e mancano modelli simili ai quali abituarsi.

Crede che una presenza femminile sempre più massiccia ai vertici della finanza e della politica possa cambiare lo stato delle cose in Italia?

Il cambiamento è legato alle caratteristiche di diversità tra uomini e donne. Noi abbiamo una sensibilità e una capacità di ascolto più diffusa che, agganciata alla capacità analitica maschile, porterà questo Paese a crescere. Uomo-donna è un binomio necessario: bisogna volare abbracciati.

Qual è l’ingrediente in più che una donna può metter nel suo lavoro, dai più umili a quello di più alti livelli.

Alla professionalità possiamo aggiungere una nostra grande caratteristica che è quella della determinazione di ferro nel perseguire gli obiettivi che ci prefiggiamo. Gli uomini tendono ad abbattersi più facilmente, noi no, invece. Una volta centrato l’obiettivo, nessuno ci ferma. La mia determinazione è anche data dalle mie origini: l’aquilanità ha la testardaggine nel dna.

Lei è aquilana, quali sono i ricordi più belli che la legano alla città?

Ho vissuto a Pescara fino alle medie però la mia famiglia è aquilana e i miei ricordi più belli sono legati ai momenti di vacanza passati ogni anno alla Villetta, sul Gran Sasso. Ricordo il corso e i portici addobbati per Natale, vivo sempre la stessa emozione nel ripensarci. Sono sempre venuta all’Aquila per le feste, lì c’erano i miei nonni e le mie zie. Abbiamo una casa alla base della funivia, costruita negli anni '60. Una casa tonda, molto particolare, costruita in quel modo per combattere il vento freddo della montagna, perché le corresse intorno, impedendo che la neve potesse cadere sui muri, colorati di nero per attirare il calore del sole.

Le manca L’Aquila? Che cosa in particolare?

Tantissimo. Mi manca molto il calore del centro storico, della passeggiata di Natale lungo il corso, la familiarità nel rivedere gli amici e i conoscenti. Quando torno all’Aquila non so più dove andare, i centri commerciali in stile americano non mi piacciono molto.

Come ha vissuto il terremoto del 6 aprile 2009?

Mi trovavo a Roma, ma l’ho sentito perfettamente perché il mio letto è stato sbalzato contro il muro con violenza. Sono arrivata all’Aquila il mattino del 6 aprile per prendere una mia zia anziana rimasta tra le macerie di una palazzina nei pressi di via XX Settembre. Ricordo nitidamente l’orrore del sisma, vissuto in diretta al telefono e poi visto con i miei occhi.

Cosa pensa della lentezza del processo di ricostruzione dell'Aquila?

È vergognoso che la città sia ridotta ancora in quello stato. Ogni anno a Capodanno giro per il centro, ormai da 5 anni. Noto l’esagerazione dei puntellamenti per la messa in sicurezza e molta poca iniziativa per ricostruire. L’ Aquila è una città prigioniera dei suoi fantasmi.

Oltre il tailleur che donna c'è?

Sono una donna concreta donna e determinata, ma nel contempo anche molto semplice. Ho una grande attenzione per l’amicizia: ho pochi ma molto buoni. Vivo la mia affettività in modo pieno. Una donna in tailleur può indossare anche un maglione di lana e mettersi comoda nella sua emotività.

Quali sono le sue passioni  e i suoi hobby?

Amo cucinare e mi diletto appena posso, anche con l’aiuto di mio figlio che fa lo chef. Mi piace andare in montagna, sciare e camminare, ma adoro anche il mare e la barca a vela.

Si cimenta in cucina dopo aver lasciato l’ufficio? Quali sono i piatti aquilani che le piace cucinare?

Amo molto i piatti rustici e mi piace dilettarmi in cucina. Dell’Abruzzo amo le materie prime, i prodotti genuini come i ceci di Navelli, le castagne, le salsicce, il pecorino del pastore di Assergi e la carne di agnello. Quando torno ne faccio una scorta da portare a Roma.

Come concilia lavoro e famiglia una donna manager?

Basta lavorare il doppio! Metto molta passione sia nel mio lavoro che nella famiglia, anche se il tempo è ridotto: a Natale, ad esempio, avrò a pranzo tutta la famiglia. Con molta fatica le cose si riescono a conciliare.

Quali sono invece le rinunce alle quali è costretta dal suo lavoro e quanto pesano?

Sono quelle al tempo libero e alla spensieratezza. Sono rinunce che spesso pesano: quando si è molto stanchi arriva sulle spalle il peso di tutto. Non riesco a staccare mai dal lavoro, di solito lavoro h24. C’è un momento, però, nel quale mi alieno da tutto ed è quando parto e vado via, in vacanza, tra le mie montagne. L’ottimizzazione del tempo, quando si lavora, ti fa perdere la leggerezza dell’ozio, nell’accezione catulliana del termine.

In che modo ama prendersi cura della sua famiglia?

Creando dei momenti comuni e aprendo la mia casa a momenti da passare insieme come le cene, per esempio.



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