9 MISURE CAUTELARI EMESSE DALLA PROCURA: 5 IN CARCERE, DI CUI UNO
IRREPERIBILE E 4 CON DIVIETO DI DIMORA. TUTTI PROVENIENTI DA GAMBIA,
GHANA, NIGERIA, COSTA D'AVORIO E NIGER. IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

L'AQUILA: VIOLENZA SESSUALE, SPACCIO E
RAPINA, SCACCO A BANDA DI RICHIEDENTI ASILO

Pubblicazione: 13 giugno 2018 alle ore 07:11

Benedetta Mariani e Tommaso Niglio
di

L’AQUILA - Un sodalizio criminale costituito da extracomunitari richiedenti asilo politico, domiciliati in comunità dell'Aquila, di Avezzno (L'Aquila) e Sulmona (L'Aquila), dediti allo spaccio di droga, ai furti e alla ricettazone: la banda è stata scoperta dalla Squadra Mobile della Questura del capoluogo abruzzese, che all'alba di oggi ha eseguito, su delega della Procura della Repubblica dell'Aquila, nove misure cautelari, di cui cinque in carcere e quattro, destinatari della misura del divieto di dimora nella provincia aquilana, sono stati trasferiti a Chieti con obbligo di firma all'autorità giudiziaria, un nono soggetto è anora ricercato e 24 perquisizioni in tutto il territorio aquilano.

L'operazione, portata a termine all'alba di oggi dalla squadra Mobile della Questura del capoluogo abruzzese, diretta da Tommaso Niglio, con 24 perquisizioni tra L'Aquila, Sulmona e Avezzano, è stata chiamata "Papavero", dal nome della traversa di via Roma dove si sono svolte le attività delittuose.

Nei guai sono finiti giovani extracomunitari, che erano stati soccorsi e recuperati tre anni fa dalle acque al largo della costa siciliana, assistiti in Italia. 

In carcere sono finiti Lamin Sanyang, 28enne, nato in Gambia, domiciliato ad Avezzano nel centro "Eureka", un connazionale 23enne, Abdallah Sonko, domiciliato nello stesso centro; Onye Buchi Harry, nigeriano di 30 anni, residente nella frazione aquilana di Paganica e Amfaal Jobe, 32enne nato in Gambia e residente presso il centro "Fraterna Tau" di via Roma dell'Aquila. 

Destinatari di divieto di dimora nel capoluogo abruzzese Mohamed Baki Sangare, 23enne originario della Costa d'Avorio, residente presso la "Fraterna Tau" di via Roma; Abdullah Cobry, 26enne del Ghana, residente nello stesso centro; Camara Bully, 24enne nato in Gambia, domiciliato presso la struttura marsicana "Eureka" e Victor Osayande, nigeriano di 20 anni, residente a via Roma, nella struttura aquilana della "Fraterna Tau", ma domiciliato a Sulmona, presso la Casa Santa dell'Annunziata.

"Le indagini sono iniziate il 25 novembre 2017 dopo la denuncia una ragazza aquilana di 26 anni per violenza sessuale e rapina da parte di un extracomunitario", ha spiegato Niglio affiancato dalla dirigente della seconda sezione Criminalità diffusa della questura, Benedetta Mariani, "successivamente abbiamo ricostruito una tela che aveva come protagonisti tutti soggetti extracomunitari, che avevano intentato un giro di spaccio nel centro storico della città, in particolare in via Papavero".

"Mentre una giovane aquilana stava tornando a casa, in via Monte Velino, è stata aggredita alle spalle un 20 enne, proveniente dal Gambia, che dopo averla afferrata per il collo l’ha trascinata in un fabbricato inagibile, minacciandola con un oggetto vicino la gola - hanno spiegato i dirigenti della polizia - Prima le ha rubato il telefono, poi ha iniziato a palparla, aggredendola per il suo rifiuto, ma la 26enne fortunatamente è riuscita a scappare prima che si consumasse la violenza".

Nel corso delle indagini il ragazzo è stato individuato nella comunità per richiedenti asilo di via Roma, al cui interno si celava quello che è stato definitio un sodalizio criminale, capeggiato da un connazionale di 28 anni.

Le successive perquisizioni, che hanno interessato altri extracomunitari richiedenti asilo, domiciliati oltre che all'Aquila anche a Firenze e Roma, ha fatto scoprire un'attività di spaccio, sei telefonini, con sim intestate a persone inesistenti , che sono state ritrovate a Sulmona e un panetto di hashish del peso di 40 grammi all'Aquila.

Tutto questo, insieme al linguaggio usato, una serie di dialetti africani poco conosciuti, come il mandingo, il wollof e il broken english, ha reso difficoltosa la loro identificazione, ma "grazie all'aiuto di alcuni connazionali siamo riusciti a tradurre i discorsi e a fermare l'attività illecita", hanno aggiunto i dirigenti della Questura. 

"Un aspetto fondamentale di queste indagini è stata la collaborazione, da parte della vittima della violenza e della rapina, che è stata prontissima ad indicarci l'autore del reato e, poi, la collaborazione da parte dei connazionali, nella traduzione dei dialetti utilizzati nelle intercettazioni quali il mandingo, il wollof e il broken english, declinazione proprie dei paesi di provenienza. Se non ci fossero state persone che ci avessero aiutati con la lingua, non saremmo riusciti ad arrivare a questo risultato importante. Un grande aiuto è arrivato, poi, dalla Procura della Repubblica dell'Aquila per la prontezza nel soddisfare tutte le richieste investigative che noi abbiamo inoltrato", ha spiegato Niglio.

"Per quanto riguarda lo spaccio, le fonti di approvvigionamento erano principalmente due: Roma e Firenze. I pusher si presentavano agli incontri con delle biciclette, per non essere identificati o fermati dalle forze dell'ordine, evitando le vie centrali della città e prediligendo i vicoli".

L'operazione apre "uno spaccato che consente di fissare dei paletti su soggetti che arrivano nel nostro Paese, palesando delle difficoltà e poi qui delinquono e questo crea due tipi di danno: nei confronti di coloro che arrivano e che realmente hanno bisogno di entrare nella rete di aiuti che offre l'Italia e dall'altra perché parliamo di persone che dovevano essere assicurati alla giustizia, in quanto stavano violando delle norme giuridiche", ha concluso il dirigente.



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