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L'AQUILA: OK STADIO 'ACCONCIA', IL MAESTRO CHE SCOPRI' PAOLO ROSSI

Pubblicazione: 26 luglio 2012 alle ore 08:01

Italo Acconcia (a sinistra) con l'allora ct azzurro Ferruccio Valcareggi
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L’AQUILA - Al convegno illustrativo dei due progetti "stadio senza barriere" e "supporter trust" che partiranno nella prossima stagione proprio dall’Aquila, il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ha anticipato la possibile intitolazione a Italo Acconcia dello stadio Acquasanta, completamente ristrutturato per la fine dell’anno (costo 3,2 milioni di euro) che è stato assegnato definitivamente all’Aquila Calcio.

In questo periodo di nomi importanti se ne fanno tanti, ma il primo cittadino ha voluto segnalare e proporre il nome di Acconcia.

Ma chi era Italo Acconcia? Su di lui è stato detto e scritto molto in passato. Sono state ampiamente descritte le sue doti sportive: calciatore di razza cresciuto nell’Oratoria e che dopo l’esordio in rossoblù ha militato nel Catanzaro, nella Fiorentina, nell’Udinese, nella Roma, nel Genoa e nel Modena, prima di chiudere la carriera nell’Empoli.

Siccome risiedeva a Firenze, si presentò a Coverciano dove gli fu riconosciuto il titolo di tecnico federale. Selezionatore della B,allenò la Nazionale Juniores e ottenne i più significativi successi, come ricordò in un suo articolo Angelo Caroli, ex rossoblù che passò in forza alla Juventus e divenne poi collega in giornalismo sportivo.

Scopritore di grandi talenti come Marco Tardelli, Paolo Rossi e Antonio Cabrini che lo definirono all’unisono ”bravo, dolce, competente e umano”. Carattere umile e bonario,la eccezionale semplicità ha fatto da cornice alla sua meravigliosa carriera.

Personalmente ricordo le sue sortite estive negli anni Cinquanta che faceva nel mio paese natale, Goriano Valli, quando veniva a giocare con la casacca del Castelvecchio e a incantare con il suo tocco delizioso ed elegante, con la sua prorompente personalità.

Più che l’atleta e l’uomo, noi ragazzi vedevamo in lui il Mito. Ed era felice di giocare quei “derby” tra la Vallese e il Castelvecchio di cui qualche cenno di cronaca veniva riferito da Domenico Filippi sulle pagine del Tempo.

A sera, poi, il terzo tempo (molto prima che nel rugby) in una locanda del ridente paesello, Da Guidoni, con sbicchierate, pacche sulle spalle e canzoni abruzzesi cantate da tutti in coro.

“Prima di ogni cosa per me conta l’amicizia”, soleva ripetere in mezzo al gruppo. Lui che ne era il capo carismatico, il leader indiscusso.

Gli avevo ricordato quei bei tempi anche prima di fargli un’intervista televisiva che andò in onda sui canali della Rta, nel 1982, a conclusione di quel magnifico quadrangolare vinto dalla giovanile della Sampdoria e che il bravo prof Fernando Vaccarelli aveva organizzato con un entusiasmo favoloso. Accanto a noi il suo parente-sponsor Pietro Scimia, lo sportivo inossidabile che ha fermato il tempo!

Si sa le interviste alla tv vivono come un battito di ali, per dirla con il grande Sergio Zavoli. Il merito della stampa, del resto, è quello di “fissare il presente con il sempre”.

Ed ecco come ricostruisco un segmento di quell’incontro con Italo Acconcia, ricco di espressioni altamente educative, di concetti chiari e cristallini, di sentenze quasi lapidarie. Insomma da vero pedagogo dello sport.

Un’intervista che si può definire come il suo testamento lasciato alle future generazioni: basti pensare alla parte in cui parla dei talenti soffocati, sembra quasi che avesse previsto vent’anni prima il caso Marco Verratti-Psg.

Un “testamento calcistico” che AbruzzoWeb ripropone in esclusiva.

Lo sport educa?

Senza dubbio. Senza gioco, senza sport, non si può educare. Lo sport deve essere vissuto come attività fisica, gioco, competizione per meglio mantenere un personale equilibrio psicofisico. È un fatto quotidiano, la parte della vita di tutti i giorni senza quegli aspetti drammatici che una parte dei mass media tendono a generalizzare per evidenti motivi di ”cassetta”.

Quale lezione ha imparato dai giovani?

Anzitutto ho dovuto e devo constatare che la famosa “uguaglianza delle opportunità” di cui si parla molto è ancora un’utopia. Vi sono talenti, tanti talenti che vengono soffocati e non hanno possibilità di esprimersi e di emergere. Che cosa ho appreso da loro? Tante cose. Sono stati e sono loro i miei veri maestri di vita. Attraverso i loro comportamenti, le loro domande, le loro risposte, i loro problemi ho migliorato me stesso. Spesso, infatti faccio autocritica. E lo faccio con lo scopo preciso di aggiornarmi, di migliorare, di leggere meglio la realtà che mi circonda. Con i giovani occorre molta pazienza,bisogna sostenerli e incoraggiarli. È il momento che io chiamo di “semina”.

Quali sono i suoi “ingredienti” quando fa una lezione di calcio?

Cerco di parlare con molta semplicità, senza toni enfatici e roboanti; direi con dolcezza, con molta calma e riflessione. È noto che loro sono sempre pronti e disponibili ad ascoltarti e a rispettare le regole. Perché bisogna ricordarsi che senza regole non si può fare nessuno sport!

Che cosa la preoccupa di più o la rammarica?

Il fenomeno della droga, per me è terrificante. Leggere che tanti giovani muoiono ogni giorno per essersi iniettati sostanze stupefacenti mi mette nel cuore tanta, tanta tristezza. Anche perché sai che il mio primo ambiente di vita, che del resto è simile al tuo, mio dirimpettaio, è stato il paese sano. La droga si può sconfiggere solo con lo sport. A patto che tutti noi ci impegniamo a costruire palestre, piscine, campi sportivi. Dobbiamo dare a tutti i giovani queste opportunità,dando loro consigli intelligenti attraverso maestri e docenti ben preparati. Più i ragazzi sono piccoli e più grande e alto (di cultura) deve essere il suo maestro. Ecco un modo, a mio parere, per creare un mondo migliore. Non era in fin dei conti, la lezione che impartiva ai giovani, tanti anni fa, il sempre attuale Don Bosco?

Ecco questo, in sintesi, è stato il Maestro Italo Acconcia. Al di là delle finezze tecniche e stilistiche, al di là del gol che suggeriva o realizzava, questo personaggio dello sport abruzzese e italiano ha lasciato un’orma indelebile nel suo viaggio terreno.

Quando Luciano Ligabue scrisse Una vita da mediano aveva pensato anche a Italo Acconcia, sono sicuro. E sono in sintonia con coloro che hanno proposto di intitolare lo stadio di Acquasanta proprio a lui. Anche perché, religiosissimo, amava molto pregare. E lo stadio che porterà il suo nome si lega molto bene con l’ambiente dove regna un’alta spiritualità.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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