L'AQUILA: LA VITA DENTRO LE 'CASE DI PAGLIA',
''SI RESPIRA COMUNITA' E POI SI RISPARMIANO COSTI''

Pubblicazione: 13 settembre 2013 alle ore 08:02

Le case di paglia di Pescomaggiore durante la costruzione
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L’AQUILA - “Restare umani” in un contesto ostile e alienante come quello dell’Aquila post-terremoto sembrerebbe un’impresa molto difficile, ma non per gli ideatori del Villaggio Eva, nel piccolo borgo di Pescomaggiore.

Nella frazione che si trova a pochi chilometri dal capoluogo abruzzese sorge infatti un complesso abitativo fatto interamente di paglia.

Nonostante la tecnica costruttiva possa sembrare inusuale è in realtà molto diffusa fuori L’Aquila. Inoltre, secondo quanto afferma chi ci abita, i benefici di questo stile di vita sono molteplici, a partire dai ridotti costi di gestione, con la bolletta del riscaldamento tagliata per esempio a un quarto, e la tendenza a recuperare una maggiore socialità.

Attualmente in questo sito risiedono otto abitanti molto diversi tra loro che sono riusciti a trovare un’armonia. Si tratta di “otto aquilani, di cui quattro persone del paese, due ex abitanti della zona della Valle dell’Aterno, una studentessa che risiede all’Aquila da molto tempo e il suo fidanzato francese”, racconta l’avvocato Dario D’Alessandro, referente per il Comitato di rinascita di Pescomaggiore.

La motivazione di questa scelta nasce in risposta alla credenza diffusa che vivere a contatto con la natura possa essere un ostacolo alla vita moderna fatta di frenesia e sprechi, piuttosto che un modo per ritrovare se stessi e il piacere per una quotidianità ecosostenibile.

Questo stile di vita non solo porta benefici allo spirito, favorendo la socializzazione, permette anche di non mettere mano al portafoglio in maniera troppo pesante o incisiva. Infatti, grazie agli impianti fotovoltaici, il riscaldamento tramite le stufe a legna e l’impianto di fitodepurazione, ossia il riutilizzo delle acque reflue, i costi si rivelano essere di gran lunga inferiori, mentre “l’acqua viene immediatamente riutilizzata per irrigare i campi, considerando che si trovano a soli 15 metri da casa”.

“Nel periodo di inverno pieno, con la stufa a legna, ho pagato circa un quarto della cifra che avrei pagato con una stufa a pellet”, spiega l’avvocato, che ha avuto esperienza diretta, avendo vissuto nel Villaggio Eva per 18 mesi.

La distanza per arrivare ai servizi più vicini come scuole, banche e supermercati sembra non disturbare affatto gli abitanti di questo villaggio, lieti di fare qualche chilometro in più piuttosto che  fare a meno del loro amabile stile di vita.

In proposito, D’Alessandro sottolinea che “in fondo, per arrivare a Paganica bisogna fare solo 5 chilometri!”.

Un idilliaco villaggio di paglia fuori le mura di Pescomaggiore potrebbe rischiare di contribuire alla trasformazione del paese originario in un mero luogo di memoria, questa una possibile obiezione che gli abitanti del posto non negano.

“Sfortunatamente, il rischio è alto e non riguarda solo noi ma l’intero ‘cratere’ sismico - ammette D’Alessandro - Comunque Pescomaggiore è un paesino ancora vivo. Certo è che più gente e attività commerciali vi arrivano, migliore sarà il benessere quotidiano degli abitanti”.

Nella situazione in cui versano i piccoli centri colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, avere l’audacia di investire in questi piccoli borghi, colmi di storia e tradizioni, significa contemporaneamente alimentare la “memoria collettiva”, concetto del filosofo francese Paul Ricoeur, della comunità e offrire uno sbocco per il futuro dei suoi abitanti.



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