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L'EX SINDACO:''IL PDL NON HA NEANCHE LA SEDE. SE MI CANDIDO, STRAVINCO''

L'AQUILA: IL RITORNO DI TEMPESTA, ''STO CON FINI''

Pubblicazione: 11 ottobre 2010 alle ore 08:02

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L’AQUILA - Biagio Tempesta e Gianfranco Fini. Un’intesa politica di lunga data, quella tra l’ex sindaco dell’Aquila e il presidente della Camera. Così come è noto l’interesse di Tempesta per i gruppi di pensiero creati da Fini, da Farefuturo a Generazione Italia.

Mancava il tassello successivo, l’impegno politico diretto nella nuova, terza creatura finiana, il costituendo partito Futuro e libertà per l’Italia. Adesso ci siamo. Scomparso dalla scena da quando ha lasciato la poltrona più importante di palazzo Margherita, con il sogno svanito d’una candidatura in Parlamento, Tempesta torna alla politica attiva da coordinatore provinciale di Fli.

Una notizia che il neonato schieramento non ha annunciato, citandola come un dato di fatto in una convocazione della conferenza programmatica che ci sarà venerdì prossimo, 15 ottobre, al Duca degli Abruzzi all’Aquila. Una notizia che meritava un approfondimento.

Interpellato al telefono, Tempesta conferma, annunciando che sta lavorando molto per il nuovo partito, che sta raccogliendo “tantissime adesioni tra i quadri e i consiglieri comunali”.

Con il consueto stile sprezzante e sarcastico, l’ex sindaco non risparmia frecciate al Popolo della libertà, che all’Aquila “non ha neanche la sede”, boccia totalmente l’operato del centrosinistra, “se si dimettono tutti è meglio”, e di Massimo Cialente “la disgrazia politica prima che arrivasse il terremoto”. Parla anche della prevenzione sismica che nei suoi anni non c’è stata, e di Antonio Cicchetti, il nuovo vice commissario, con cui ha lavorato.

Infine, senza sbilanciarsi troppo, Tempesta non smentisce una sua possibile, nuova candidatura alla guida della città. Anche perché “se torna Tempesta, stravince”, conclude, parlando di sé in terza persona come faceva quando indossava la fascia tricolore. (nella foto in basso, Tempesta con Fini durante un comizio di qualche anno fa)

Da quando è vicino alle idee di Gianfranco Fini?

La decisione è maturata già nel 2006, quando ho aderito alla fondazione culturale Farefuturo; ho scritto anche qualche articolo sulla rivista, sia pure senza firmarmi. Poi c’è stata la mia adesione quando si è costituita Generazione Italia e, quando nascerà, credo a gennaio, aderirò infine al partito: per ora è solo una costituente.
 

Cosa pensa di trovare dentro Fli?

Sono alla ricerca di una destra, si può dire laica?, repubblicana, rispettosa della legalità e delle istituzioni e molto avanzata socialmente.

E invece nel Pdl cosa non la soddisfa più?

Nel Pdl non si discute, non ci si riunisce, non si sa chi comanda, non c’è una sede, insomma, non c’è alcun dibattito.

Ma il centrodestra nel capoluogo esiste ancora?

All’Aquila non c’è il centrosinistra né il centrodestra, mentre in Provincia si sta cominciando un percorso virtuoso. Vogliamo un Pdl più grande, più allargato. Sono quattro mesi che stiamo lavorando, le adesioni sono tantissime, di consiglieri comunali e di quadri in tutto il territorio.

Che ne pensa della situazione attuale in Consiglio comunale?

Se si dimettono tutti fanno una cosa gradita per L’Aquila, non si può ragionare in termini di schema, di appartenenza, in questo momento. Non c’è una buona classe dirigente al Comune per sostenere una grandissima tragedia come quella successa in questa città.

È più complicato amministrare la città rispetto a quando era sindaco lei?

Beh credo di sì, francamente. Due sono state le disgrazie per la città, una politica, cioè l’amministrazione Cialente, e l’altra un evento straordinario come il terremoto. Non si può avere un Consiglio comunale con 23 gruppi consiliari, in notevole ritardo rispetto a quelle che sono le attese dei cittadini.

Fra il marxismo-leninismo, il comunismo, la sinistra o la casa, la gente vuole la casa in questo momento: la risoluzione dei problemi e delle emergenze. Anche questa è stata la molla che mi ha fatto aderire a Fli.

Lei quanti anni ha?

Sono nato nel 1942.

Politicamente allora è un ragazzino, vista la classe dirigente che c’è in Italia. Tornerebbe a fare politica attiva?

Ho cercato di farlo, in tutti i modi, anche gratis, ma se le scelte sono quelle che si sono fatte adesso c’è qualcosa che non funziona. L’Aquila non sembra più L’Aquila, sembra “Arrosticinia”, si può dire?

Tornerebbe anche da candidato sindaco?

Non è un problema di rivendicazione, questo si vedrà o magari non si vedrà, comunque rivendicare non mi appartiene. Oggi i partiti debbono fare qualcosa di più serio, se sono partiti.

Lei però se la sentirebbe?

Il candidato lo farei in maniera cattiva, con quattro assessori, tre persone. Non servono quaranta persone in questo periodo. Ecco, il commissario della città lo farei ben volentieri, però con la gente che lavora e allontanando tutti quelli che si sono mal comportati, sia a destra che a sinistra.

Ma quand’era sindaco lei, lo spauracchio del terremoto c’era?

Mai saputo, mai conosciuto. Non è mai esistito.

Neanche come una vaga previsione, anche a lunghissimo termine?

Non se n’è mai parlato, non saprei che dire. Il famoso rapporto Barberi può darsi pure che sia arrivato, ma si è fermato all’ufficio protocollo. Ma anche se fosse arrivato? “Nel 2014 forse ci sarà il terremoto”. E allora?

Sarebbe stato complicato fare prevenzione? Ma all’Aquila non si è mai fatta.

No, così come non si fa in tutta Italia. Certo che se uno avesse saputo qualcosa, qualcosa l’avrebbe detto. Per lo meno una telefonata al prefetto, o a un ministro, a dire “guardate, gli studi dicono che potrebbe succedere questo”.

Lei ha già lavorato con Antonio Cicchetti, che era presidente dell’Istituzione Perdonanza. Qual è il suo parere personale e professionale su di lui? Può essere utile all’Aquila?

È una persona eccezionale e un grande manager, e credo che sarà non utile, ma utilissimo alla città. È uno operativo, una persona di un’umanità e un’amicizia grandissima. Potrà fare benissimo, sono dispiaciuto dello sbarramento che alcuni gruppi hanno ritenuto di fare sul nome di Cicchetti, al di là di quello che si dice.

Quando vede i binari della metro abbandonati per le strade dell’Aquila, pensa a un’occasione persa o a un’opera che non andava neanche cominciata?

Quella è un’occasione persa, persissima: fra dieci, quindici anni, quando si riaprirà il centro, si dovrà fare un’isola pedonale e una modalità di accesso dovrà essere studiata. Che siano gli autobus, che sia una metropolitana, che siano i cavalli, qualcosa ci vorrà. Quello era il coronamento di una città che si inseriva nel futuro.

E per colpa di chi si è persa, quest’occasione?

Beh la gente qui è in ritardo notevolissimo. Così come l’impianto dei rifiuti: non lo volevano a Sassa, ma poi lì mica ci hanno messo le industrie! Soprattutto la sinistra, all’Aquila, è in ritardo culturale spaventoso. La cosa più assurda è che quelli di sinistra sono i conservatori, mentre la destra, sia pure sotto spinta, abbraccia di più il futuro.

Vista la precarietà in Comune, secondo lei a marzo si voterà per le amministrative?

Non saprei. Certo che l’atteggiamento del sindaco, che già prima del terremoto dieci volte aveva annunciato le dimissioni... Adesso le minaccia ogni tre giorni, ma non si dimette mai al 100 per cento. Ridà la fascia, rinuncia al ruolo del vice commissario... Ma poi, non ha la maggioranza.

Però anche lei, quando era candidabile per il Parlamento, usava le dimissioni date e ritirate come uno strumento.

Quella era una cosa diversa, un fatto tecnico, un’illusione. Il segretario del partito Bondi mi chiama e mi propone di diventare deputato, e mi dice “dimettiti!” e io mi dimetto, perché c’era un adempimento burocratico, e poi candidano altre persone, marziani ovviamente, cioè gente non legata al territorio. Penso che la gente debba tornare a scegliere il proprio parlamentare. Però Cialente che non si dimette mai sta diventando un tormentone.

Chi sarà il prossimo sindaco dell’Aquila?

Francamente non lo so, se ne discuterà. Certo mi auguro che sia un sindaco di centrodestra.

Un sindaco finiano magari?

Questo lo dice lei, non lo so, ma io il candidato già ce l’ho, anzi, ne ho vari, sinceramente. Poi, se ritorna Tempesta, stravince.



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