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L'AQUILA: IL RITORNO DI ANIKIC, ''QUEL GRAN GOL ALLA ROMA...''

Pubblicazione: 30 luglio 2011 alle ore 08:46

Branislav Anikic nel 1986 con la maglia rossoblu'
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L'AQUILA - A casa sua. Come se fosse a Novi Sad.

Per chi ha l'anima rossoblù, il nome Branislav Anikic significa tanto. Venticinque anni fa andava via dall'Aquila uno dei più forti giocatori ad aver solcato il terreno del "Fattori" e non solo.

Oggi "Brani", classe '58, serbo nato a Novi Sad, ottanta chilometri da Belgrado, è di nuovo in città.

Sui suoi capelli ha nevicato ma la faccia da gol non si perde mai, è sempre la stessa. Ritrova i vecchi amici, i tifosi. La 'sua' L'Aquila, di cui conserva tante foto scattate in quei due anni.

Al ristorante "Alibi" di Valdo Cherubini, bandiera dell'Aquila Calcio, uno dei 'suoi', "Brani" ha riabbracciato la gente che gli ha sempre voluto bene.

Innamorato perso del capoluogo, Anikic soffre nel vederlo così in difficoltà.

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"Ho saputo del terremoto la mattina presto del 6 aprile 2009 - racconta Branislav - e mi sono messo subito in contatto con i miei amici. Ho parlato con Valdo, con Vittorio Perfetto (giornalista del quotidiano Il Centro, ndr). Per fortuna stavano bene, ma ci sono stati tutti quei morti... Sono passato a vedere come sta la casa dove abitavo, su viale della Croce Rossa, vicino alla trattoria 'Da Luciano'. Nessun danno".

"Adesso tutto il mondo conosce L'Aquila - continua il serbo - una città meravigliosa, per me uno dei posti più belli del mondo, nonostante questo brutto terremoto. Ogni volta che torno la mia mente si riposa e vola alto. Qui ho lasciato gli amici e il cuore, i colori rossoblù sono come una seconda pelle per me".

Due stagioni a segnare e incantare il pubblico calcistico aquilano da vero cavallo di razza serbo, quindi genio, talento, carattere. Dalle rive del Danubio al Gran Sasso per il campionato di Interregionale grazie al buon vecchio Aldo Di Bitonto, che da direttore sportivo lo porta qui in Abruzzo alla corte di mister Aldo Anzuini. I tempi di Bencivenga, Ardit, Marini.

"Brani" sbarca all'Aquila a ventisette anni. Alle spalle una carriera iniziata con le migliori promesse.

"Ho cominciato da professionista con il Fudbalski Klub Vojvodina, la prima squadra di Novi Sad, Vujadin Boškov allenatore. Il calcio jugoslavo iniziava a sfornare talenti, nella lista c'ero anch'io".

Era l'universo jugoslavo che avrebbe portato, alla fine degli anni '90, la Stella Rossa di Belgrado sul tetto d'Europa, con nomi da far girar la testa ai pasionari del football: Vladimir Jugovic, Siniša Mihajlovic, Dejan Savicevic, Robert Prosinecki.

"Brani" li ha incontrati tutti da avversario, compreso quel geniaccio di Dragan Stojkovic.

"In Italia, però - spiega - non ho potuto giocare tra i professionisti, visto il blocco al numero degli extracomunitari. Sono arrivato in rossoblù nel pieno della forma nonostante i tanti, troppi infortuni che hanno segnato la mia carriera e non mi hanno permesso di finire in nazionale. Un'esperienza indimenticabile, comunque, qui in Abruzzo. Quei campionati erano molto difficili da disputare. In più, negli anni con L'Aquila Calcio ho conosciuto persone con cui non ho mai perso i contatti. Le stesse persone che oggi mi hanno accolto un'altra volta, come se non fosse cambiato nulla".

Qualcuno lo ha rivisto e abbracciato, come Luciano Pitone e sua moglie Anna, ma all'appello manca "Frank Ross", Francesco Rosone, figura leggendaria del commercio e della ristorazione aquilani.

"Purtroppo, 'Frank' non c'è più - dice con commozione Branislav - per me è stato un grande amico. C'è Gianluca, suo figlio, un bravo calciatore, mi ha fatto tanto piacere rivederlo. A suo papà è legato uno dei miei tanti ricordi. Alla vigilia di una partita importante contro il Latina, mi disse che avremmo sicuramente perso con tre gol di scarto. Ci poteva stare, la loro era una gran bella squadra, ma eravamo forti anche noi. Facemmo allora una scommessa: se avessimo vinto con un mio gol mi avrebbe regalato una tuta del suo negozio di abbigliamento a piazza Palazzo. Come finì? Uno a zero per noi, gol mio di testa in tuffo all'incrocio dei pali. La tuta ce l'ho ancora".

Non solo. In amichevole contro la Roma di mister Sven-Goran Eriksson e del bomber Roberto Pruzzo, Anikic segna un gran gol. Tutta la squadra si becca i complimenti dei giallorossi, il tecnico svedese li fa personalmente al serbo negli spogliatoi. E gli chiede pure come mai non gioca in serie A.

Dopo la bella parentesi rossoblù, Anikic torna a Novi Sad, stavolta in serie B. Lì, in fondo, è una garanzia. Smette a 35 anni. Gli anni '90 hanno preso il via. La guerra passa sopra la testa sua e di quattro dei sei fratelli (Branislav è il terzultimo, lo scorso febbraio è volato via Ranko, il mezzano).

Quello della guerra fu "un momento tremendo. Per dieci giorni mi rifugiai qui all'Aquila - racconta - arrivando all'aeroporto Fiumicino da Budapest, raggiunta in autobus. Ad aspettarmi a Roma c'erano Frank Ross e Lucrezia Sciore, una delle mie amiche più care. Lei mi ospitò a casa sua. Potevo fermarmi qui da voi, non mi avreste fatto mancare nulla. Però, la mia famiglia stava soffrendo. Dovevo tornare in Jugoslavia. Nella ex-Jugoslavia".

In patria, insomma. Dove vive insieme a sua moglie Jovana, dove vivono i figli Nebojsa, da piccolino all'Aquila e Gojko, di appena undici anni, quello che "bisognerà vedere se diventerà bravo a calcio come suo padre".

Nebojsa ha appena regalato Mihajlo a 'nonno' Branislav. "Ha cinque mesi - gonfia il petto Anikic mostrando la foto del piccolo - è semplicemente stupendo".

Da quelle parti, Branislav Anikic ha allenato l'Under 18 della Serbia, scoprendo gente del calibro di Hasan "Brazzo" Salihamidzic e Dejan Stankovic.

Allenare gli piaceva, gli è sempre piaciuto. "Mi piacerebbe ricominciare a farlo", ammette. Magari all'Aquila, che di calcio avrà sempre una gran fame, specie dopo la 'debacle' di Prato. Anche se dovrà continuare a prendere i "medicamenti" per il dolore alle gambe e all'anca, "per 'colpa' del calcio (ride). Spero, comunque, che la squadra riesca a fare belle cose. Io la seguo sempre".

"Sarebbe bello ricominciare a lavorare come allenatore, sì. Intanto, posso riabbracciare gli amici di una vita e i tifosi. Io giocavo per loro, sono sempre stati straordinari. È la gente dell'Aquila che voglio ringraziare per tutto l'affetto dimostrato nei miei confronti, anche adesso che la vita è più dura. Lo diceva sempre il grande dottor Grimaldi: la vita è bella, ma dura".

I TIFOSI SI RICORDANO DI LUI, LA SOCIETA' NO

Qualcuno si è ricordato di lui ed è venuto ad abbracciarlo. Altri, per ragioni anagrafiche, lo hanno conosciuto ieri sera.

L'affetto non è mancato nei confronti dell'ex attaccante dell'Aquila Calcio Branislav Anikic, cuore slavo colorato di rossoblù. Tifosi e amici vecchi e nuovi sono andati a salutarlo al ristorante "Alibi" a Scoppito (L'Aquila), di Valdo Cherubini, 440 presenze con L'Aquila Calcio, che con "Brani" ha giocato ventincinque anni fa.

Anikic sta vivendo un momento difficile della sua vita, così è tornato in città per passare qualche giorno in compagnia di quelle persone che conosce ormai da un quarto di secolo e alle quali è molto legato, tra cui il già citato Cherubini e Gigi del ristorante Noal.

All'aperitivo in onore dell'attaccante nato a Novi Sad hanno preso parte i tifosi che a metà degli anni '80 erano giovanissimi, tra cui Piffio, Pierpaolo Angelini (alias ju 'Biondo', uno degli organizzatori della serata) e Pasquale Caruso, insieme a chi oggi ha appena vent'anni.

Delusione per l'assenza della società aquilana, impegnata in questi giorni nel marasma del ripescaggio in Prima divisione. Qualche giorno fa gli organizzatori hanno avvisato telefonicamente Fabio Aureli, direttore generale del sodalizio di via Ulisse Nurzia, ma a Scoppito, per salutare uno dei calciatori più forti della storia rossoblù, non si è fatto vedere nessuno.

Mancanza di tempo o di memoria?

POVRATAK ANIKICA, “ONAJ STRASAN GOL PROTIV…”


Lakvila, kod njega kuci, kao da je u Novom Sadu.

Ko u dusi nosi boje crvenoplave, ime Branislav Anikic znaci puno. Pre dvadesetpet godina iz Lakvile je otisao jedan od najjacih igraca koji je izbrazdao teren “Fattori” i ne samo to.

Danas je “Brani”, Srbin,rodjen u Novom Sadu, grad udaljen  oko 80 km od Beograda, ponovo u gradu.

Njegova kosa je poprimila sede vlasi ali izraz lica onoga koji pogadja izgleda da se nikada ne gubi, uvek je isti. Pronasao je stare drugare, navijace. “Njegova” Lakvila, cije slike cuva, a ima ih mnogo uradjenih za te dve godine.

U retoranu “Alibi” ciji je vlasnik Valdo Kerubini, zastava fudbalskog kluba Lakvile, jedan od “njegovih”, “Brani” se ponovo susreo sa ljudima koji su ga oduvek voleli.
Zaljubljen u prestonicu Anikic pati videci je u nevolji.

“Cuo sam za zemljotres, rano ujutru 6. aprila 2009. prica Branislav – i odmah uzeo telefon i pozvao prijatelje. Pricao sam sa Valdom, Vitorijom Perfetom (novinar dnevnog lista “ Il Centro” ). Na svu srecu svi su bili zivi i zdravi, ali na zalost ima dosta poginulih… Prosao sam ulicom Crvenog krsta, gde sam stanovao, blizu kafanice “Kod Lucana”, nema ostecenja.

“Danas ceo svet zna za Lakvilu-nastavlja Srbin- predivan grad, po meni jedan od najlepsih mesta na svetu, bez obzira na zemljotres. Svaki put ka dodjem naodmaram dusu i telo. Ovde sam ostavio prijatelje, a boja crvenoplava je kao moja druga boja koze.”

Dve sezone je obelezio i opcinjavao publiku Lakviile, kao pravi galoper srpske rase, genije, talenat, karakter. Sa obala Dunava na Gran Saso, za medjuregionalni kampionat, zahvaljujuci Aldu di Bitontu, koji ga je kao sportski direktor doveo ovde u Abruco na dvor gospodina Alda Acuinija. To je bilo vreme Bencivenga, Ardita, Marinija.

“Brani” stize u Lakvilu pre dvadesetsedam godina. Iza sebe vec ima zapocetu i obecavajucu karijeru.

“Poceo sam kao profesionalac u fudbalsom klubu “Vojvodina”, prvi klub u Novom Sadu, na celu sa Vujadinom Boskovom kao trenerom. Jugoslovenski fudbal je poceo u to vreme da proizvodi talente, medju kojima sam bio i ja.

Poneo bi ceo jugoslovenski krem, krajem devedesetih, Crvena Zvezda iz Beograda na vrhu Evrope, sa imenima koja bi zavrtela glavu ljubiteljima fudbala: Vladimir Jugovic, Dejan Savicevic, Robert Prosinecki.

“Brani” je imao priliku da ih sretne, ali kao protivnik, ukljucujuci i genijalnog Dragana Stojkovica.

“U Italiji medjutim-objasnjava- nisam mogao da igram kao profesionalac, uzimajuci u obzir ogranicen broj igraca van Evropske unije. Stigao sam u plavocrvene na vrhuncu snage bez obzira na velike i mnogobrojne povrede, koje su obelezile moju karijeru i koje mi nisu dozvolile da zavrsim u nacionalnom timu. Nezaboravno iskustvo u svakom slucaju je ovde u Abrucu. Ti kampionati nisu bili za osporavanje. I jos, u tom periodu sa timom, sam upoznao ljude sa kojima sam i dan danas u kontaktu.Te iste osobe koje su me danas docekale kao da se vreme zaustavilo.

Neko ga je vec sreo i izgrlio kao Luco Pitone i njegova supruga Ana, ali na zalost nekoga vise nema a to je “Frank Ross” Francesco Rosone, legenda i krem u Lakvili.

Na zalost Franka vise nema- kaze sa zaljenjem Branislav- bio mi je odlican drug. Tu je Djanluka,njegov sin,odlican fudbaler, mnogo sam se odbradovao sto sam ga video. Za njegovog oca me vezuju jako lepa secanja. Uoci vazne utakmice protiv Latine, rekao mi je da cemo je sigurno izgubiti, sa tri gola razlike. To je cak i moglo da se desi, jer je Latina  bio jak tim, ali ni mi nismo bili za bacanje. Opkladili smo se: ako pobedimo mojim golom, poklonice mi odelo iz njegovog butika odece koji se nalazio u piaca Palaco. Kako se zavrsila utakmica?

Pobedili smo jedan nula, moj gol glavom. Odelo jos uvek cuvam. I ne samo, u prijateljskoj utakmice protiv Rome,  u vreme gospodina Sven-Goran Eriksona i napadaca Roberta Pruca, Anikic postize gol. Ceo tim dobija komplimente od crvenozutih, a svedski trener dolazi licno u svlacionicu da ih da bas Anikicu. I naravno pita se kako je moguce da ne igra u prvoj ligi.

Posle lepog iskustva sa plavocrvenima, Anikic se vraca u Novi Sad, ovoga puta u drugu ligu. Na kraju krajeva tamo je to ipak bila neka garancija. Napusta fudbal u tridesetpetoj godini. Pocele su vec strasne devedesete godine. Rat polako zakucava i na njegova vrata, kao i na vrata njegove brace, bilo ih je cetvorica od njih sestoro (Branislav je treci, proslog februara napustio ga je i Ranko).

 Period rata je zarista bio strasan. Deset dana sam pobegao iz Novog Sada ovde u Lakvilu- prica- stigao sam na aerodrom Fjumicino iz Budimpeste u koju sam jedva stigao autobusom. U Rimu me je sacekao Franko Ros i Lukrecija Sore, jedna od mojih najboljih prijateljica. Ona me je i ugostila za to vreme. Mogao sam da ostanem ovde kod vas koliko sam hteo, ali moja porodica je ostala tamo. Morao sam da se vratim u Jugoslaviju. U bivsu Jugoslaviju.

U domovinu. Gde i dan danas zivi sa suprugom Jovanom  i sinovima, Nebojsom koji je kao mali bio u Lakvili i Gojko, nepunih jedanaest godina, za koga ostaje da se vidi da li ce krenuti ocevim stopama. Nebojsa je od skora posato otac, i dedi Branislavu podario unuka Mihajla. “Ima pet meseci- sepuri se Anikic dok nam pokazuje malisanovu sliku- zaista je predivan.”

Tamo je trenirao omladince ispod osamnaest godina, otkrivajucvi nove talente kao Hasan “Braco” Salihamidzic i Dejan Stankovic.

Posao tenera mu se uvek svidjao. “Bas bih voleo da ponovo pocnem” priznaje. Mozda ovde u Lakvili, kojoj nedostaje dobar fudbal, narocito posle debakla protiv Prata. Iako treba da nastavi sa terapijom protiv bolova u nogama i kuku, “za sve je kriv fudbal” (smeje se). Nadajmo se buducem uspehu tima, pratim svaku utakmicu.

“Bilo bi lepo kad bih ponevi poceo da treniram. U medjuvremenu mogu ponevo da vidim prijatelje koje sam stekao za citav zivot a i navijace. Na njih sam uvek mislio na terenu, bili su odlicni. Hteo bih da zahvalim i svim gradjanima Lakvile za ogromnu ljubav i podrsku koju ste mi dali, pa cak i sada sa svim nedacama. To je uvek govorio genijalni doktor Grimaldi : “zivot je lep ali tezak”

NAVIJACI GA SE SECAJU ALI ASOCIJACIJA NE

Neko ga se vec odmah setio i dosao da ga pozdravi. Neko ga je tek sada upoznao.

Dobrodoslica  Branislavu Anikicu, slovenskoj dusi, obojenoj plavocrveno, sigurno nije nedostajala. Navijaci, stari i novi drugari su otisli da ga pozdrave sinoc u restoran “Alibi” u Skopitu (Lakvila), vlasnika Valda Kerubinija, gde je bilo oko 440 prisutnih sa fudbalskim klubom Lakvile, koja ga je ugostila pre dvadesetpet godina.

Anikic trenutno prolazi kroz tezak period, tako da je dosao da odmori malo sa ljudima koje poznaje vec cetrvrt veka i za koje je ostao jako vezan, medju kojima su vec pomenuti Kerubini i Djidji iz restorana Noal.

Na veceri u cast napadaca, rodjenog novosadjanina, bili su prisutni i nvijaci koji su osamdesetih godina bili klinci, da pomenemo neke kao Pifio, Pjerpaolo Andjelini (ili ti “Biondo, jedan od organizatora veceri) i Paskvale Caruso, zajedno sa onima koji danas imaju dvadeset godina.

Razocarenje zbog otsustva lokalnih vlasti, koja je zauzeta problemima. Nekoliko dana pre vecere organizatori su razgovarali telefonom sa Fabiom Aurelijem, generalnim direktorom asocijacije u ulici Ulise Nurcija, ali se u Skopitu od njih nije video niko, ko bi pozdravio jednog od najjacih fudbalera u istoriji crvenoplavih.

Nedostatak vermena ili memorie?



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