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L'AQUILA: CITTA' STRESSATA, PAROLA DI DOTTORE
LORE', ''IL FISICO 'PAGA' ANSIE POST-TERREMOTO''

Pubblicazione: 03 aprile 2014 alle ore 08:00

Alberto Lore'
di

L’AQUILA - Non andare via dall’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Anzi, mettere pure su famiglia. E continuare a lavorare da professionista in una realtà che ha visto accelerato un processo di declino rispetto al resto d’Italia.

Alberto Lorè, giovane fisioterapista aquilano che lavora nella struttura ‘polivalente’ Medical Servizi, non ha avuto dubbi cinque anni fa: si resta a vivere nella città ferita. Come dice lui, “prima di buttare la spugna e trovare altre strade, ho voluto provare a restare qui, nella mia città. Diversi miei colleghi, anche al di fuori della realtà aquilana, sono andati via, all’estero, evitando persino il nord Italia. L’Aquila non se la passa bene, già non stava bene prima del sisma per problemi oggettivi di lavoro. Poi il terremoto ha peggiorato la situazione”.

Lorè, come stanno gli aquilani che lei cura?

A cinque anni dal sisma credo di poter dire che le cose non vanno bene. Ognuno di noi ha somatizzato l’evento in modo personale, ovvio, ma i miei pazienti, sia vecchi che nuovi, hanno problemi fisici per lo più legati a problemi stressogeni, come ansia e depressione. Qualche danno fisico nei cantieri della ricostruzione c’è, è inevitabile, ma la maggior parte dei miei pazienti ha guai fisici dovuti a fattori di stress, soprattutto a livello cervicale.

In questo senso, la collaborazione con colleghi di altri ‘settori’ è importante.

Da questo punto di vista, c’è un bel ‘concerto’. La collaborazione tra me e medici fisiatri e ortopedici la collaborazione è continua. Ho sempre pensato che una buona concorrenza faccia bene a tutti, da parte mia non c’è mai stato nessun problema a mandare i miei pazienti da un collega che ritengo in grado di risolvergli i problemi. E i colleghi fanno lo stesso con me.

Capitolo tecnologia. Qual è secondo lei, tra i tanti punti buoni del suo studio, quello che ‘spicca’?

Per quanto riguarda la terapia strumentale, oltre alla dotazione di strumenti che ‘coprono’ le terapie tradizionali come elettroterapia, ultrasuoni e magnetoterapia, mi sono adeguato alle esigenze del mercato, come ad esempio una diatermia, un laser Jag, ai quali ho aggiunto una mia ‘scommessa’: un sistema infiltrativo trans dermico, che dà una bella mano che consente di veicolare principi attivi, purché idrosolubili, in profondità nei tessuti. È una gran bella evoluzione di quella che era la ionoforesi una volta, con la differenza che questa funziona veramente. È a tutti gli effetti una vera e propria infiltrazione però non invasiva, perché il principio attivo viene veicolato tramite correnti. E c’è anche un sistema a campi magnetici complessi, a bassissima frequenza, paragonabile a quella che emette la cellula umana, qualcosa di avveniristico perché la cellula viene ‘istruita’ all’autoriparazione. Gli effetti sono bellissimi. Inoltre, mi sono specializzato sulla riabilitazione del distretto cranio-cervico-mandibolare, sia perché lavoro in un ambiente di professionisti odontoiatri, sia perché c’è necessità da parte di tante persone di questo tipo di riabilitazione.

Il futuro di questa città a livello medico, secondo lei?

I professionisti continuano ad aggiornarsi, sono sempre più preparati, ma manca il ‘pubblico’. Ci sarebbe bisogno di più informazione, un paziente non può aspettare otto mesi per fare fisioterapia, perché ne ha bisogno in quel momento. Si deve essere chiari. Un trattamento presso uno studio privato ha dei costi, me ne rendo conto benissimo, ma si deve comunque andare incontro alle esigenze dei pazienti. E non dobbiamo nascondere che se un ciclo di trattamenti può arrivare a 250 euro, quindi tanto, in altre realtà può arrivare anche a più del doppio.

Quindi? Privati che hanno un interscambio migliore con il pubblico?

Sì. A partire dalle tanto ambite convenzioni, anche se io non ho mai provato a chiederla perché sarebbe stato tempo perso. Però in una realtà come quella di oggi, non solo all’Aquila, è il caso di dare la convenzione a tutti.



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