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MOVIMENTO LCV: ''NO ALLE SPECULAZIONI, FARE PARCO E DELOCALIZZAZIONE''

L'AQUILA, CAMBIA VOLTO LA PORTA OVEST
PONTE ABBATTUTO, VIA ROMA PIU' CORTA

Pubblicazione: 18 agosto 2013 alle ore 10:00

Il cavalcavia di via Vicentini, che sara' rimosso a breve
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L’AQUILA - Cambierà faccia in pochi mesi l’ingresso Ovest dell’Aquila, tornando a come era nei primi anni dell’Ottocento.

Gli abbattimenti in corso in queste settimane in via XX settembre sono solo l’inizio. Il piano, complesso, prevede l’accorciamento di via Roma, che comincerà più avanti rispetto al bivio attuale che affianca viale Corrado IV, la distruzione del cavalcavia di via Vicentini e la riscoperta di un ingresso storico dell’Aquila, dimenticato da centinaia di anni: Porta Barete.

Quando il piano andrà in porto sarà realizzato il sogno di uno dei maggiori esperti di architettura e urbanistica del capoluogo, monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico in Serbia, che da tempo invocava il ritorno a quello che era lo scenario prima del 1800.

L’ipotesi è stata svelata in un’intervista ad AbruzzoWeb nei primi giorni d’agosto dall’assessore ai Lavori pubblici, Alfredo Moroni, che ha lanciato il grande tema di “restituire l’insieme che è stato stravolto con la realizzazione del sovrappasso in via Vicentini e il reinserimento in quel contesto di Porta Barete, che non è scomparsa, ma c’è, è soltanto sepolta”, ha sottolineato.

“Bisognerà coinvolgere nella discussione non solo l’intero Consiglio comunale, ma l’insieme delle intelligenze della città, gli ordini professionali, tutti coloro che sono i cultori della storia e dell’architettura”, ha aggiunto, facendo riferimento anche allo stesso monsignor Antonini.

Moroni ha concluso spiegando che “alla ripresa di settembre bisognerà portare in Consiglio uno studio di fattibilità su questa problematica in modo che si decida concordemente”.

Da tempo ormai gli aquilani che percorrono viale Corrado IV si interrogano su che diamine stia succedendo alla loro sinistra, dove le ruspe hanno ‘scavato’ via giorno dopo giorno l’intero tratto iniziale di via Roma.

Un tratto che, ricordano gli storici, non esisteva fino al 1800 inoltrato, quando fu realizzato il terrapieno che, anche attraverso il cavalcavia su via Vicentini, sopraelevava l’arteria di ingresso occidentale alla città, coprendo e occultando il tratto di mura urbiche sottostante.

Un’operazione che ha consentito negli anni di avere un accesso diretto, rimasto tale fino a un’epoca recentissima: chi non ricorda fino ai primi anni del Duemila le lunghe file di auto al semaforo di via Roma che, dalla popolosa periferia Ovest, portava in centro praticamente fino a piazza Palazzo in un unico rettilineo, tra l’altro lo stesso in cui sarebbe dovuta transitare la metro di superficie mai venuta alla luce.

Più di 200 anni fa, il prezzo che gli antichi aquilani pagarono per avere il loro rettifilo di approdo al centro fu molto caro: appunto la cancellazione di Porta Barete, che viene considerata la principale porta medievale della città storica.

Una porta riempita di muratura e camuffata che pochi conoscevano, si trova alla destra di via Vicentini appena passato il famigerato ponte, e che oggi neanche più è visibile, puntellata com’è per evitare crolli a seguito del disastroso sisma di oltre quattro anni fa.

Un sacrificio, quello di Porta Barete, che fu pagato ancora più caro perché, appena pochi anni dopo, sul finire dell’Ottocento, come ulteriore e più scorrevole via d’accesso al cuore del capoluogo nacque via XX settembre, rendendo quindi la chiusura della porta quasi superflua.

Oggi, approfittando delle esigenze di ricostruzione, la svolta storica di tornare al passato. In via Roma si entrerà da via dei Marsi, la stradina che si trova accanto al vicino arco di Santa Croce, pure questa usata in epoca recente come utile scorciatoia di uscita o di entrata al cuore della città.

“Si dovrà pensare a una pedonalizzazione”, conferma ancora Moroni, lasciando presagire una via Roma del tutto chiusa alle auto “almeno fino alla chiesa di San Pietro”, per tutto il primo tratto. Un centro nuovo e antico allo stesso tempo, futuribile e difficile anche solo da immaginare ora, fermi in coda tra le imprecazioni degli automobilisti per i disagi dovuti alle chiusure delle strade per le demolizioni.



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