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L'INTERVISTA: ''LA CITTA' E' CAMBIATA E NOI SIAMO FORMATI POCO E MALE''

L'AQUILA, ANCHE VIGILANTES HANNO PAURA
''NON SAPPIAMO SE RIENTREREMO A CASA''

Pubblicazione: 05 maggio 2013 alle ore 09:07

Foto d'archivio
di

L'AQUILA - “Fa paura andare a lavorare e non sapere se si rientrerà a casa. L’Aquila è cambiata molto dopo il terremoto. Non siamo tranquilli e non abbiamo una formazione che ci consenta di sentirci sicuri”.

A parlare è Franco Galeota, vigilantes aquilano da oltre dieci anni e coordinatore regionale dell’Associazione nazionale guardie giurate italiane (Angi).

Il suo lavoro inizia quando quello di tutti gli altri termina, quando la città si spegne e diventa deserta, una città che Galeota definisce “non più sicura e alla mercé di criminali di ogni tipo”.

Turni di 8 ore, mentre il mondo dorme, con una pistola nella tasca e mai una distrazione o un cedimento: occhi sempre vigili e riflessi pronti per intervenire in qualsiasi emergenza, perché il vigilantes deve innanzitutto “prevenire il reato”.

Un lavoro difficile, quello delle guardie giurate, soprattutto negli ultimi anni, cioè da quando il terremoto ha consacrato L’Aquila a terra di nessuno.

“La città è davvero irriconoscibile - spiega il vigilantes - faccio questo mestiere da 10 anni e l’ho vista cambiare davvero tanto. Lavorare adesso è molto più complicato, non ci si sente mai tranquilli.  C’è un aumento esponenziale di furti, non solo in zona rossa, ma anche fuori. Rapine e omicidi sono diventati all’ordine del giorno”.

Una descrizione, quella del vigilantes, che stride fortemente con le ultime dichiarazioni del questore dell’Aquila Giovanni Pinto che, invece, nei giorni scorsi ha rassicurato la popolazione, affermando che “la sensazione di insicurezza della gente non è in realtà basata su dati oggettivi”.

Eppure, a sentirsi insicuri non sono solo i cittadini, ma anche quelli che lavorano ogni giorno nella sicurezza e fanno i conti con quello che succede per la strada, spesso con una preparazione non sufficiente per affrontare il grado di rischio.

“Abbiamo un regolare porto d’armi e, come le forze dell’ordine, abbiamo fatto un giuramento allo Stato, ma non siamo preparati ad affrontare le difficoltà del nostro lavoro - denuncia Galeota - Facciamo un corso video di 5 ore, nel quale il comandante ci spiega come piantonare una banca, come fare un servizio a un portavalori o usare un’arma e poi veniamo buttati per strada. Per questo, spesso siamo presi di mira dai criminali, molto più delle forze dell’ordine”.

Un turno in solitudine, quello del vigilantes, rischioso perché non c’è nessuno che gli copra le spalle.

“Giriamo quasi sempre da soli e, se succede qualcosa e proviamo a chiedere aiuto, magari l’altra volante in quel momento si trova dall’altra parte della città - prosegue - i malviventi girano spesso in coppia o anche in quattro o cinque persone. Noi da soli cosa possiamo fare?”.

I vigilantes chiedono "più tutela" e che il ministero dell’interno li riconosca come “pubblici ufficiali”, provvedendo a una preparazione adeguata che li addestri a stare sulla strada, come succede già in molti Paesi europei.

“In Francia, Olanda, Lussemburgo e Germania per esempio - conclude Galeota - le guardie giurate fanno corsi di aggiornamento e di difesa con le forze dell’ordine che gli insegnano anche come usare un’arma. Noi siamo degli autodidatti e quindi molto più esposti ai pericoli”.



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