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IL SOCIOLOGO. ''DISEGNARE L'AQUILA DEL FUTURO O I GIOVANI VANNO VIA''

Pubblicazione: 04 aprile 2014 alle ore 21:08

Domenico De Masi
di

L’AQUILA - “Seneca diceva che ‘nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare’. All’Aquila non si può partire con la ricostruzione senza avere un piano. Serve un modello di città del futuro, altrimenti i giovani fanno bene ad andare via”.

Per Domenico De Masi, professore di Sociologia presso l'Università “La Sapienza” di Roma, a 5 anni dal terremoto del 6 aprile 2009 la cosa che pesa di più sul futuro del capoluogo abruzzese devastato dal sisma è la mancanza di un progetto. Lui, che è stato preside della facoltà di Scienze della comunicazione dell’ateneo romano, L’Aquila la conosce bene, perché qui, ogni anno, organizzava un grande convegno alla Scuola superiore Reiss Romoli.

La riflessione, con uno dei massimi esperti nel campo sociologico, non poteva non partire da uno dei dati più allarmanti emersi negli ultimi tempi riguardo la fuga dei giovani dalla città: 4.450 giovani tra i 18 e i 35 anni mancano all’appello, dal terremoto a oggi, un dato divulgato dallo stesso sindaco, Massimo Cialente.

Per De Masi, in questa situazione i giovani fanno bene a fuggire alla ricerca di un futuro migliore.

“Mi sembra naturale che siano andati via - spiega - cosa rimanevano a fare? L’Aquila è stato il banco di prova dei fallimenti di tutte le demagogie, tra scandali, inerzie, iniziati con il trionfalismo di Berlusconi che si vedeva in tv”.

Non sono solo i giovani a risentire di questa situazione, “tutti sono a rischio, manca un’idea di futuro: per i giovani si prospetta un futuro altrove, anche se questo significa la morte della città, ma agli anziani mancano anche le radici, oltre al domani”.

Il punto è la mancanza di prospettive, che deriva da una scarsa pianificazione. Insomma, L’Aquila è il marinaio perso tra le onde e le istituzioni, ma anche la cittadinanza, ne sono responsabili.  “Chi è rimasto, vive i resti di questo naufragio - rileva De Masi - È mancata la volontà centrale e un’organizzazione corale degli abitanti. Certo, ci sono stati casi di attivismo, lo stesso sindaco si è battuto bene. Se si fa il paragone con il terremoto in Sicilia o il sisma in Veneto, questa è situazione intermedia. Sicilia è stata l’inerzia, il Veneto la rinascita, L’Aquila una via di mezzo tra i due casi”.

All’Aquila, non si smette mai di ripeterlo, mancano i centri di aggregazione, che oggi si ricercano in  “surrogati” come i centri commerciali. E qui passeggiano, il sabato pomeriggio, anche generazioni di ragazzini dai 12 ai 15 anni che una città “vera” non l’hanno mai vista.

“È il degrado più assoluto - sottolinea il professore - Ricordo benissimo il centro storico aquilano, brulicava di giovani. L’Aquila era bella ma aveva una sua ritrosia, un suo essere in disparte, non si è mai saputa vendere”.

Bocciati anche i progetti C.a.s.e. e Map, complessi antisismici sorti per far fronte all’emergenza abitativa post-sisma nei quali vivono ancora oggi circa 14 mila aquilani.

“Dopo il terremoto che nel 700 devastò la Sicilia - spiega ancora - furono progettate città, come Catania per esempio, ma nella loro interezza, non a ‘pezzi’: vere e proprie città con piazze, chiese e municipio. All’Aquila queste sono delle caricature di città, che dovevano essere provvisorie e sembrano non esserlo più. Una città vera ha un suo pensiero di fondo”.

“È mancata una grande idea di rilancio - dice - non è venuta né dagli abitanti né dallo Stato. Si poteva puntare sull’Aquila per fare grandi scuole del futuro, ma non c’è un modello, uno studio di fondo per una città nuova da costruire”.

Si è ancora in tempo? “Sì, ma non c’è la testa. La prima cosa è fare una ricerca su cosa deve essere L’Aquila tra 10-20-50 anni: una città secondaria, terziaria, neoindustriale, universitaria? Bastano 3 mesi e pochi soldi per realizzarlo”.

“Si deve fare, si può fare - conclude De Masi - La spinta deve partire dall’amministrazione, dai cittadini, dagli industriali, e da tutte le persone a cui sta a cuore il futuro dell’Aquila”.



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