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PROMETTE E LANCIA BORDATE, ''CI RIALZIAMO, MA L'EUROPA E' CONTRO DI NOI''

IL SINDACO. CIALENTE, RICORDI E FUTURO:
''AQUILANI, DOVETE RESISTERE ANCORA''

Pubblicazione: 04 aprile 2014 alle ore 21:02

Massimo Cialente
di

L’AQUILA - “La notte del 6 aprile è un ‘film’ che rivivo sempre, anche quello che è successo prima delle 3.32. Siamo entrati nell’emergenza, siamo ancora in emergenza, ma agli aquilani dico: teniamo duro, stiamo per vedere la luce in fondo al tunnel”.

Cinque anni senza L’Aquila. O con L’Aquila cambiata per sempre, che poi è, quasi, la stessa cosa. Cinque anni di post-sisma pesano a tutti, pesano anche al sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente.

I giudizi politici e morali sul suo conto non sono mai mancati, coprono, ancora, tutte le ‘voci’, da quelle entusiaste a quelle totalmente negative. Ma nel bene e nel male, il sindaco dell’Aquila, da prima che il sisma la colpisse con forza, è, ancora, Cialente. E a lui inevitabilmente guardano i media locali, nazionali e stranieri, quando c’è di mezzo quella poltrona.

La settimana del 6 aprile è qualcosa di generale, sì, ma anche e soprattutto di particolare, ognuno infatti la vive secondo la propria educazione, il proprio modo di guardare all’esistenza. Alla fiaccolata in memoria dei 309 martiri di quella notte stramaledetta, ci si arriva quindi sempre e comunque col proprio bagaglio di esperienza, di dolore e anche, perché capita, può capitare, in assenza totale di sentimento; ma a unire tutti, tutti, chi era dentro le 3 e 32 e chi era fuori dalle 3 e 32, è il ricordo. O, più appropriato, l’impossibilità di rimuoverlo.

“Ricordo le telefonate del questore Filippo Piritore che mi diceva ‘Massimo, chiudi le scuole domani’ - racconta Cialente in una lunga intervista video ad AbruzzoWeb - e io che rispondevo “e dopodomani, e mercoledì?’. Ricordo le telefonate col vice sindaco Roberto Riga, con l’assessore ai Lavori pubblici Ermanno Lisi, avevamo già chiuso due scuole, i genitori degli alunni della ‘De Amicis’ mi avevano anche occupato il Consiglio comunale per protesta. Quella notte chiamai anche Giampaolo Giuliani (il tecnico che si occupa di monitoraggio dell’attività sismica, ndr). Chiusi le scuole per il 6 dopo la seconda scossa, quella dell’una. Mi sono addormentato con la luce accesa, io il terremoto l’ho ‘visto’, non sentito. Poi, le 3.32. Le grida di mia suocera che chiamava i figli, uscii sul pianerottolo che si affaccia sulla città. Vidi questa nuvola. E mia suocera dice che cominciai a strillare ‘L’Aquila è finita, L’Aquila è finita’. Poi ho un’altra immagine: io che mi vesto mentre gli altri scappano, mi dico ‘da questo momento serve il sindaco’”.

“Oggi ci sono dei momenti di rabbia, di preoccupazione, di cose che non vanno - risponde il sindaco alla domanda su come si sente a cinque anni dal sisma - che si alternano a momenti di ottimismo. Siamo sotto organico rispetto alle città come la nostra, come Fiumicino o Potenza. Mi sento una responsabilità addosso incredibile. Ci sono i riflettori di nuovo accesi, questa è una settimana in cui viene anche la stampa estera. Peccato che proprio all’estero è arrivata la eco di questi grandi scandali che si sono assolutamente sgonfiati. Mi fa riflettere, mi dà una rabbia interna terribile. Non mi spiego il perché su questa città si sia vomitata tanta rabbia, tanto astio, la città del ‘magna-magna’, tutti ladri, per due avvisi di garanzia, di cui uno a un vice sindaco che si dimette immediatamente. Non esiste il sistema L’Aquila, esiste il sistema sull’Aquila”.

Per Cialente, poi, “la storia del ‘dimissionario seriale’ non è vera, io mi sono dimesso nel 2011 per il commissariamento e ho avuto ragione io, sia Gianni Letta che Silvio Berlusconi (all’epoca rispettivamente sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri e Premier, ndr), mi chiesero scusa. Se fosse cambiata la governance quando la chiesi io con quelle dimissioni, oggi saremmo più avanti di un anno. Mi sono dimesso a gennaio (per l'inchiesta sulle presunte tangenti legate agli appalti post-sisma che hanno portato alle dimissioni del vice sindaco, Roberto Riga, uno degli indagati, ndr), per l’attacco mortale alla città, pensando di fare come la volpe che salva i volpini. E sto ancora pagando per la storia delle bandiere, quando ho riconsegnato il tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non me l’hanno perdonata, ma se non avessi fatto così non avremmo trovato il famoso miliardo e duecento milioni".

"È mancata una legge per la ricostruzione - lamenta Cialente - i cittadini hanno capito che ogni anno qualcuno è andato a procurarsi i soldi? Ora li abbiamo fino a giugno, ma questo governo ha finalmente capito che la battaglia si fa in Europa, un’Europa disumana, a differenza dei governi precedenti. Va sfondata questa buffonata del parametro del 3 per cento del rapporto deficit/pil. Che è un a buffonata lo ha dichiarato anche il funzionario francese che lo ha inventato. Come si fa ad impedire a chi ha subìto una calamità naturale di attingere a un capitale che ha? Il governo di Matteo Renzi in Europa ha portato il mio emendamento. E c’è anche da uscire dal patto di stabilità dei Comuni. Noi abbiamo bisogno di assumere del personale, tra vigili e urbani e altro, ma non possiamo farlo perché c’è il patto di stabilità”.

L’Europa, è evidente, è uno dei bersagli ‘preferiti’ dal sindaco. Che, infatti, rincara la dose.

“Ci ha negato anche la proposta dell’economista statunitense Warren Mosler per avere i fondi per la ricostruzione attraverso un pool di banche e un mutuo quarantennale. Le banche hanno fatto la fila, a loro conviene, ci sarebbe stato anche un aumento del pil. Ma c’è questo blocco idiota dell’Unione Europea. Inoltre, serve un programma cinquantennale sulla messa in sicurezza del nostro grande patrimonio edilizio. Ma in Europa questo non si riesce a far capire”.
Nel calderone finisce, inevitabilmente, anche il Fiscal Compact, di matrice europea, pacchetto di misure che impone l’equilibrio di bilancio e corposi tagli da circa 50 miliardi l’anno a partire dal 2015.

“Sono molto preoccupato - le parole di Cialente su questo 'capitolo' - In un momento di difficoltà l’Europa ci fa stringere ancora di più la cinghia. Questo rigore ci sta strangolando, è una cosa elementare. Dico che anch’io, a livello epidermico, voterei contro l’Europa, lo capisco, darei il voto alla destra di Marine Le Pen, ma è un errore, è un voto di pancia, come quello dato ai grillini, che poi si è visto cosa hanno combinato in Parlamento. Per questo sono convinto che l’Europa deve essere rilanciata, va invertita questa idea dell’Europa. Poi però non dobbiamo dimenticare che l’Italia è un problema, deve essere competitiva. È normale, mi chiedo, aspettare più di 2 anni per portare all’Aquila un’azienda come Accord Phoenix? Non se ne sono andati forse solo perché si sono ‘innamorati’ di noi”.

In chiusura, Cialente lancia un appello agli aquilani.

“Dobbiamo reggere, il comune, frazioni comprese, sarà ricostruito per il 2020. In questa città nonostante tutto nessuno dorme in macchina. Capisco la sofferenza degli anziani e il malessere dei giovani, però dobbiamo tenere duro. In fondo, abbiamo perso solo 1600 abitanti, molti dei quali sono pronti a tornare non appena avranno una casa. Cominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel. Teniamo duro”.



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