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IL PALLONE RACCONTA: ADRIANO GRIGOLETTI, CAPITANO CORAGGIOSO

Pubblicazione: 17 settembre 2012 alle ore 08:02

Adriano Grigoletti
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L'AQUILA - Tra i tanti capitani che L'Aquila Calcio ha avuto nel corso dei suoi 85 anni di storia, quello che è rimasto di più nel cuore della tifoseria è Adriano Grigoletti.

L'allora Presidente Euro Barattelli aveva da poco mandato via il pur qualificato Pietro Piselli e aveva affidato la conduzione tecnica a Pozzo.

Non Vittorio,quello dei due Mondiali, ma un signore molto distinto, semicalvo, dai modi decisi e perentori e, soprattutto, molto umano.

Aveva il pallino dei giovani e lo dimostrò portando con sè due promesse che si chiamavano Di Giulio e Cirilli di Goriano Valli (ex Vallese).

Mi sembra di ricordare che il suo nome di battesimo fosse Giuseppe, perché spesso sentivamo chiamarlo Peppino.

Bene. Pozzo diede l'ok per l'acquisto di Grigoletti, classe 1937, che dal San Michele Extra (il paese di Mariolino Corso) si trasferi nel capoluogo.

In quel tempo Barattelli aveva come segretario fac totum Ugo Colagrande con il quale spesso ci si intratteneva a parlare di calcio e di scuola, era un insegnante elementare che faceva il Segretario al 3° Circolo dell'Aquila.

Quando Grigoletti, 22 anni, arrivò all'Aquila, gli facemmo gli onori del caso e ricordo che lo portammo a pranzo da "Donna Concettina" (la mamma adorata del dottor Persichetti), il famoso ristorante Makallè, nelle vicinanze della storica "Tre Marie" di Paolo Scipioni.

Disse poche parole, parlava molto poco e amava il silenzio. Antesignano di quel poeta che suggeriva il silenzio in quanto maturità. E la maturità è tutto.

"Sono venuto all'Aquila per fare bene", mi disse nell'intervista che gli feci per Momento Sera, giornale dove avevo iniziato a scrivere e dove mi aveva portato il Prof Attilio D'Errico, suocero del collega già famoso del Tempo Giulio Manilla, capo servizio Enrico Carli, ultranovantenne che saluto con affetto.

"Ho scelto L'Aquila - precisò il nuovo acquisto - soprattutto per restare in questa città e dare il mio contributo avendo saputo che ha una grande storia calcistica. Non mi piacciono i giocatori che cambiano casacca ogni anno. Bisogna portare la maglia sempre nel cuore".

Ecco, Grigoletti era questo. Un saggio, sin da ragazzo.

Iniziò così alla grande quel campionato 59/60 con 54 squadre divise in tre gironi (Nord, Centro e Sud) e L'Aquila fu inserita nel raggruppamento C, quello meridionale, dove rimase per dieci anni.

Grigoletti, quell'anno, nell'esordio giocò con Ore, Invernizzi, Suman, con gli aquilani Equizi e Tosone.

Ma quelli che spesso menzionava e ai quali era rimasto legato erano Bellei, Caprioli, Gerardini, Ferrari, Attardi, Cioni (che giocò anche con la nazionale di serie C), Pizzi, Santilli, Corazza, Cannavacciuolo, Scarlattei, Comisso, Ianni, Acciari, Persich, Melli, Capello, Zengaro (detto Zazà).

Uno squadrone, che se oggi potesse scendere in campo sarebbe da ammirare per gioco, stile e bravura collettiva, con calciatori che hanno concorso a fare la vera storia della società.

Grigoletti dimostrò subito, come terzino sinistro solido e imperforabile, di essere un leone. Tanto che nel giro di poco tempo divenne il capitano e la bandiera dell'Aquila per passione e garnde personalità.

Del resto in quel periodo la formazione rossoblù giuocava con Foggia, Lecce, Cosenza, Crotone, Avellino, Barletta, Trapani, Marsala, Chieti, Teramo, Pescara, Salernitana. I granata, toh chi si rivede! Quell'anno la battemmo sia in casa che fuori per 2-1 e 1-0. E' la risposta dell'attuale presidente Chiodi al poco diplomatico Lotito!
 
Per undici tornei Grigoletti fu l'Esempio vivente di come un giocatore di calcio si deve comportare. "Prima bisogna essere uomini e poi calciatori", ripeteva spesso.

Si sposò con un'aquilana professoressa che chiamava simpaticamente "Nennella". Al termine della carriera tornò in Veneto e ci tenemmo in contatto perché entrò a lavorare alla stazione di Verona e aveva anche contatti con mio padre che, all'epoca, era dirigente unico sulla linea ferroviaria Sulmona-L'Aquila-Terni.

L'ultimo campionato Grigoletti lo ha disputato sotto la presidenza di Angelo Ioannucci e con l'allenatore Arnaldo Leonzio. Eravamo nel 1969 e tra i tanti compagni di cordata come Bettini, Tarantelli, Prospero, Baccante, Attardi, Giglioli, Gigli, Pozzar, Contestabile, Maresca, Melli, Andreassi, Leone, Dolcetto, Imprescia, Ferrone, Vuerich, Gaddi, De Falco, Papi, Giusti e ce n'era era uno particolare, Carosi, già della Lazio, che aveva giocato tanti campionati in serie A.

Nel corso di un allenamento, facendo una disamina sulla squadra aquilana, che l'aveva ingaggiato per dare esperienza e sicurezza nelle retrovie e a centrocampo, Carosi disse: "Nel corso della mia lunga carriera ho visto giocare un'infinità di giocatori. Quello che mi ha colpito maggiormente per bravura e serietà è Adriano Grigoletti che avevo segnalato alla Lazio per un eventuale acquisto. Ma lui sa che mi ha risposto? 'Grazie,sono onorato. Ma sto bene all'Aquila che è la mia seconda patria!'".



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