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IL NUTRIZIONISTA: CELIACHIA, ISTRUZIONI PER L'USO

Pubblicazione: 03 giugno 2012 alle ore 10:44

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L'AQUILA - La celiachia è una patologia molto complessa che trova nel glutine la causa scatenante.

Si stima siano circa 600 mila le persone affette da questa patologia, mentre sono poco più di 122 mila quelle effettivamente diagnosticate. Un valore, questo, che in soli quattro anni si è più che raddoppiato.

Si tratta di un'intolleranza alimentare in quanto, a causarla, è una carenza degli enzimi atti a digerire le gliadine, ovvero alcune componenti proteiche del glutine. Tale proteine nei soggetti celiaci raggiungono quindi l’intestino indigerite e vengono attaccate dal sistema immunitario che le riconosce come molecole estranee.

L’attacco del sistema immunitario genera sulla parete intestinale un processo infiammatorio che, a lungo andare, determina inevitabilmente un assottigliamento dei villi intestinali e un conseguente malassorbimento.

Non avendo un intestino che assorbe i nutrienti in maniera normale, il soggetto celiaco “classico” soffrirà quindi di diarrea, stanchezza, dolori addominali, meteorismo, perdita di peso, irritabilità, forte dimagrimento, ritardo nella crescita (nei bambini).

Tali soggetti manifestano quella che viene chiamata forma classica di celiachia dove sono presenti i sintomi tipici e la parete intestinale è effettivamente danneggiata.

La celiachia è, però, come già accennato, una patologia più complessa di quanto si possa pensare. Si può presentare, infatti, in altre tre forme ben più difficili da diagnosticare.

Forma atipica: in pochi sanno che la malattia celiaca può manifestarsi con varie sintomatologie, dall’alopecia alla neuropatia periferica, dall’osteoporosi all’anemia sideropenia (carenza di ferro), dalla stipsi alla dermatite erpetiforme.

Forma potenziale: è relativa a soggetti con predisposizione genetica alla patologia che presentano la mucosa intestinale nella norma, non presentano sintomatologia ma che, nel corso della loro vita, potrebbero incorrere in un effetto enterotossico poiché positivi alla ricerca anticorpale.

Forma silente: riguarda soggetti con una mucosa intestinale anomala, danneggiata, che però non manifestano nessun sintomo.

I soggetti che sospettano di essere affetti da celiachia possono avvalersi di tre metodiche diagnostiche complementari fra loro:

TEST GENETICO HLA-DQ2 e DQ8

Tale test diagnostico è fortemente consigliato ai parenti di primo grado dei soggetti celiaci. La celiachia è, infatti, una patologia a componente genetica, ovvero i soggetti celiaci presentano sempre l’eterodimero DQ2/DQ8. Ciò non significa che tutti i soggetti che hanno tale profilo genetico svilupperanno con certezza la patologia. È vero però il contrario.

Se un soggetto non presenta tale profilo genetico non svilupperà mai la celiachia. Questo test ha valore predittivo negativo. Se io celiaco ho un figlio che risulta negativo al test posso essere sicuro che non svilupperà mai la patologia, se invece è positivo sono consapevole che ciò potrebbe avvenire e gli farò fare annualmente i test sierologici.

TEST SIEROLOGICO

Tale test deve essere effettuato da tutti i soggetti che manifestano sintomi di qualunque natura associabili anche lontanamente alla celiachia.

È un test che viene effettuato con un semplice prelievo del sangue dove si vanno a ricercare gli anticorpi contro le componenti proteiche del glutine e contro la parete intestinale.

Sono questi anticorpi, infatti, che testimoniano la presenza di una risposta immunitaria contro il glutine e la parete intestinale che determinerà a lungo andare un inevitabile danno.

ESOFAGOGASTRODUDENOSCOPIA CON BIOPSIA DUODENALE

Tale esame rappresenta il gold standard della diagnosi celiaca. Le persone che risultano positive al test anticorpale devono confermare la diagnosi di celiachia andando a evidenziare il danno sulla parete intestinale.

Può capitare, infatti, che il test sierologico dia un falso positivo. È quindi necessario andare a vedere la parete intestinale e prelevarne un piccolo campione da analizzare per evidenziare l’eventuale entità del danno in corso.

IL GLUTINE


Alla componente genetica deve ovviamente sommarsi quella ambientale costituita per l’appunto dal glutine. Il glutine non è fisicamente presente nei cereali incriminati, ovvero grano, orzo, segale, avena, kamut, farro, ma si forma dall’impasto delle farine di tali cereali con acqua per la produzione dei tipici prodotti da forno.

La presenza del glutine con le sue caratteristiche viscoelastiche è fondamentale per ottenere prodotti quali il pane, la pasta, la pizza e tutti gli altri tipici prodotti da forno.

La cosa positiva di tale patologia è che, per guarire completamente, ovvero risanare la parete intestinale danneggiata, non bisogna assumere nessun farmaco. È sufficiente seguire per tutta la vita una dieta priva di glutine utilizzando i numerosi prodotti “gluten-free” presenti nelle farmacie ma ora anche in tanti supermercati.

Questa terapia di esclusione va protratta per tutta la vita per evitare di incorrere non solo in malassorbimento, vomito, dolori addominali ma anche e soprattutto di contrarre il linfoma intestinale. Il soggetto celiaco che non segua la dieta di esclusione ha, infatti, una probabilità di contrarre il linfoma intestinale di 30 volte superiore rispetto ad un soggetto sano.

Una corretta alimentazione nel soggetto celiaco consente in tempi relativamente brevi la scomparsa dei sintomi clinici, la remissione delle lesioni intestinali e la prevenzione di ulteriori e ben più gravi danni.

L’eliminazione totale del glutine dalla propria dieta, in particolar modo nella nostra cultura alimentare basata sul modello mediterraneo, risulta sicuramente non facile. L’eliminazione del glutine implica, infatti, l’astensione da tutti quei derivati del frumento, come la pasta, il pane, il dolci, la pizza eccetera, che possono portare difficoltà non solo di carattere pratico ma anche psicologico.

Il fatto di sentirsi “diversi” è la principale ragione per cui molti soggetti con questa patologia abbandonano la dieta non appena scompaiono i sintomi clinici esponendosi di nuovo a seri rischi.

In una patologia così complessa e difficile da affrontare il ruolo del nutrizionista riveste un’importanza fondamentale.

Toccherà infatti a lui tilare una dieta equilibrata che consenta di eliminare i prodotti dannosi pur riuscendo a non sconvolgere eccessivamente le abitudini alimentari del soggetto.

Attraverso la conoscenza delle valide alternative in commercio e grazie all’attenzione al problema da parte della ristorazione si può, infatti, continuare ad avere una vita del tutto normale, senza dover rinunciare al piacere del cibo grazie all’ampia scelta che il nostro amato modello mediterraneo ci presenta.

* biologo nutrizionista - www.danielepercossi.it



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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