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IL MAESTRO CLERICI, ''LA CULTURA SALVA L'AQUILA''
DALL'ISA A PESCARA ORA UN ALTRO MONDO A SIDNEY

Pubblicazione: 24 febbraio 2014 alle ore 08:06

Umberto Clerici
di

L’AQUILA - Dopo i concerti al Campidoglio a gennaio e una breve sosta all’Aquila e a Pescara di ritorno dal Giappone, Umberto Clerici ora è in Australia per un progetto di musica da camera per il Lincoln Center.

“Ho vinto il posto da primo violoncello solista alla Sinfonica di Sidney, che suona all’Opera House, e quello da docente all’università - racconta ad AbruzzoWeb - Sono andato per gioco e mi sono innamorato della città, dell’attitudine delle persone, dell’energia vitale e della possibilità di realizzare prospettive nuove e personali. Per ora mi fermo un anno, intervallato da periodi nei quali avrò concerti uno di seguito all’altro: nel mese di aprile, per esempio, tornerò in Europa”.

Incontrare Clerici è una forma light di rivoluzione, per i giovani musicisti e non solo, esattamente come incappare nel David di Michelangelo a piazza della Signoria, imbattersi nella Primavera di Botticelli, vedere un film di Totò o assistere a una commedia di Eduardo De Filippo in momenti particolarmente mortificanti dell’esistenza umana, come l’attuale.

Il maestro Clerici possiede quella rara intelligenza di chi sa abitare la vita con disinvoltura e manifestare quello che è attraverso quello che fa, effetto transfert, nel sentirlo suonare, quell’emozione lì, quella passione lì e quell’entusiasmo catturano anche te. Provare per credere.

Violoncellista solista, torinese, 32 anni, vincitore di vari concorsi internazionali tra cui Janigro di Zagabria, Rostropovich di Parigi, è l’unico violoncellista italiano insieme a Mario Brunello ad aver vinto un premio al celebre Tchaikovsky di Mosca ed è stato l’artista più giovane a pubblicare un cd solistico per il mensile Amadeus.

“La musica per me è un mezzo di espressione diretto, perché non ha bisogno di conoscenze pregresse, ma solo di una mente aperta all’ascolto - prosegue - Gli esecutori mostrano, trasmettono, rivitalizzano la bellezza della musica scritta, bellezza che trasale lo spazio e il tempo”.

L’inizio della sua storia è tutto aquilano: “Il concorso delle Ico (istituzioni concertistico orchestrali, ndr) ha dato avvio alla mia carriera unica occasione nazionale per avere spettacoli, fare esperienza, promuovere contatti. Il presidente delle Ico era Vittorio Antonellini, (direttore dell’Orchestra sinfonica abruzzese per quarant’anni, ndr). Il mio primo disco solistico è stato con l’Isa (Istituzione sinfonica abruzzese, ndr) il cui presidente era ancora Antonellini. Sempre in Abruzzo ho vinto il premio Carloni e il premio Scanno. Devo moltissimo a questa regione e a questo pubblico”.

E infatti dopo il terremoto del 6 aprile 2009 il maestro Clerici è tornato in città per la Società dei concerti Bonaventura Barattelli e da quest’anno è coinvolto in un progetto per la rinascita dei Solisti Aquilani, metafora non solo dell’Aquila ma dell’Italia tutta che cerca di rialzarsi.

“La nostra nazione e L’Aquila hanno grandi potenzialità per la storia e per le idee che possono germinare, ma mi rendo conto anche di quanto sia difficile portarle a termine: non c’è un piano economico e progettuale sulla cultura, si naviga a vista e mese per mese. Non c’è interesse a investire, sui giovani soprattutto”, sbotta.

“Lo stato italiano, a spese dei contribuenti fa diplomare 2.000 musicisti all’anno, cifra che anche un idiota capirebbe essere folle, e poi se ne frega - continua ancora - L’arte in generale è l’espressione umana più alta perché non legata ai bisogni e agli istinti primari dell’uomo: proprio questa sua apparente ‘inutilità’ la rende la manifestazione umana più pura e sincera”.

Secondo Clerici, “la cultura è un investimento in risorse umane che ha una ricaduta sulla vita sociale degli individui, sulla conoscenza e consapevolezza, sulla felicità e sulla qualità della vita. Una persona colta può scegliere, ridurre i bisogni futili, prendere decisioni e trovare un posto nel mondo - sottolinea - L’Italia affonda perché si sta rinunciando a questo. Non deve rinunciarci l’Italia e non deve rinunciarci L’Aquila”.

A questo servono un concerto, un buon libro, il cinema o una mostra d’arte, sono una boccata d’aria fresca mentre respiriamo aria viziata. Non abituiamoci all’aria viziata.



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