Francesco Stoppa, vulcanologo
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L'AQUILA - "Che lo sciame sismico dell'Aquila avesse scaricato energia ai fini della mitigazione di una scossa è un falso. Difficilmente un sismologo poteva ritenere opportuna questa dichiarazione che invece ho visto rilasciare in televisione. Questa dichiarazione ha aumentato la vulnerabilità del sistema e aumentato il rischio".
Parole di fuoco, quelle del vulcanologo Francesco Stoppa, già componente della Cgr negli anni 2000-2003, professore ordinario di Geochimica e vulcanologia all’Università D’Annunzio di Chieti, che ha testimoniato oggi chiamato dalle parti civili nel processo all'organo consultivo della presidenza del Consiglio.
Una testimonianza fiume durata oltre due ore in cui lo scienziato, da pari a pari, ha inchiodato sul piano tecnico la Cgr demolendo a colpi di maglio la condotta adottata nel pre-6 aprile.
Stoppa ha esposto convinzioni scientifiche che confermano in pieno le tesi dell'accusa e ribaltano quanto affermato dai componenti della Cgr imputati al tribunale del capoluogo.
Ci sono stati per questo momenti di tensione, con l'imputato Franco Barberi che esclamava "Ci insulta!", contestato dalla parte civile Vincenzo Vittorini che ha affermato "Lui non può parlare!". Anche il legale Alfredo Biondi ha sbottato "Ma questa è una requisitoria!".
Stoppa ha calcato in particolare sulla falsità della tesi che uno sciame sismico stesse scaricando energia. Inoltre, a suo dire, gli esperti una decina di giorni prima dell'evento di magnitudo 6.3 delle 3.32 già sapevano che c'era un grosso rischio.
"Sapevo - ha spiegato - che il potenziale sismico di questa faglia e di quelle vicine normalmente può arrivare anche a 6,8 di magnitudo. In quel momento la struttura aveva scaricato 1 milione di joule, una quantità di nessun rilievo rispetto al potenziale, che è di migliaia di miliardi di joule".
Per esemplificare meglio l'esperto ha ricordato che "per scaricare una scossa di magnitudo 6 ce ne vogliono 30 di magnitudo 5, immaginate quante ce ne vogliono di grado 4, forse migliaia. Siccome non c'erano state, la faglia non aveva scaricato un bel niente".
La Cgr, questo, per Stoppa lo sapeva. "Fino a circa una decina di giorni prima dell'evento principale - ha spiegato - questo sciame rientrava all'interno di un discorso statistico. Però negli ultimi giorni c'è stato un incremento del numero degli eventi e un aumento della magnitudo. Ci sono state anche alcune misure. La rete gps è stata incrementata, segno concreto del fatto che scienziati e tecnici si aspettavano un'evoluzione concreta del fenomeno. C'erano parametri geofisici che facevano pensare che lo sciame stesse evolvendo".
Insomma il rischio c'era eccome e, per Stoppa, la popolazione andava informata. "Informare la popolazione è fondamentale, non disinformata. Naturalmente - ha aggiunto - più tardi lo si fa, più è difficile farlo, però bisogna farlo. E nelle condizioni che c'erano cinque-sei giorni prima della scossa del 6 questa cosa andava fatta. E non c'entra niente con prevenire o peggio prevedere i terremoti".
L'avvocato di Barberi, Francesco Petrelli, ha chiesto in controesame: "Perché non ha chiamato gli scienziati ma solo un centralino? Conosceva Barberi!".
"Non ero il portavoce adatto - ha risposto il vulcanologo - e c'erano già denunce per procurato allarme. La mia voce a fianco a quella di Giuliani (Giampaolo, tecnico appunto denunciato per aver previsto un sisma a Sulmona mai avvenuto, ndr) avrebbe sortito un effetto negativo, sarebbe stato un allarme. Invece, per essere una benefica allerta dovevano parlare gli organi preposti dallo Stato. Non io, non era il mio compito". (alb.or.)
01 Febbraio 2012 - 13:50 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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