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GIA' INDAGATI BERTOLASO E STATI, ESPOSTI CONTRO AMMINISTRATORI LOCALI
A GENNAIO LE MOTIVAZIONI DI BILLI, ENTRO MARZO IL RICORSO IN APPELLO

GRANDI RISCHI, SPUNTA IL TERZO FILONE
ALTRE FRAGOROSE INCHIESTE IN CORSO

Pubblicazione: 24 ottobre 2012 alle ore 01:02

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L’AQUILA - Finito? Tutt’altro. Il processo alla commissione Grandi rischi è arrivato a un punto importante con la sentenza di primo grado del giudice Marco Billi che condanna a 6 anni di reclusione per tutti i sette imputati.

Ma è solo la tappa iniziale di un percorso ancora lunghissimo e inevitabilmente lastricato di polemiche, come dimostra il florilegio di reazioni favorevoli (poche) e contrarie (moltissime) all'indomani del verdetto finale.

Inoltre, accanto al procedimento principale, destinato ad approdare in Corte d’Appello tra l’autunno e la fine del 2013, proseguono a dipanarsi alcune sue costole che potrebbero anche riservare sorprese.

In particolare, si rischia un processo-bis dopo l’iscrizione di Guido Bertolaso nel registro degli indagati avvenuta a febbraio, e inoltre, questa la vera news appresa da AbruzzoWeb, non si esclude un “Grandi rischi 3” a seguito di esposti dei cittadini contro gli amministratori del 2009.

Un altro rischio, infine, è quello di un “processo parallelo” a quello che si è appena concluso se non saranno respinte le opposizioni alle archiviazioni richieste dal pubblico ministero nei confronti di alcune parti.

Ultimo aspetto in prospettiva futura è quello delle cause civili che saranno intentate quando la sentenza diventerà definitiva, quindi tra molti anni, per quantificare i danni.

IL RICORSO IN APPELLO


A partire dalla data di lettura delle 13 pagine del dispositivo della sentenza, il 22 ottobre, il giudice Marco Billi avrà a disposizione 90 giorni di tempo per scrivere le motivazioni, che dovranno perciò essere depositate entro il 20 gennaio del prossimo anno.

Ovviamente il giudice potrebbe anche impiegare meno tempo di quello massimo. Non è detto, insomma, che si prenda tutti i tre mesi per produrre un documento che, però, sarà giocoforza molto voluminoso.

Quale che sia la data di deposito, da quel momento gli avvocati difensori avranno a disposizione 45 giorni per presentare ricorso in appello. Contando l’ipotesi peggiore delle motivazioni il 20 gennaio, la deadline per accedere al secondo grado di giudizio sarà quella del 6 marzo 2013.

A quel punto starà alla Corte fissare una data, con tempi tutti da stabilire. Realisticamente si può pensare a una calendarizzazione tra l’autunno e la fine del 2013. Sembra un’eternità, ma per i tempi della giustizia italiana si tratta di una procedura piuttosto svelta.

GRANDI RISCHI 2


Mentre il motore del processo d’Appello si prepara a partire, c’è un filone secondario che continua in silenzio. Gli atti sono ancora segreti, anche se l’esistenza è stata disvelata, si tratta dell’inchiesta nei confronti dell’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso per gli stessi capi d’imputazione dei sette condannati: omicidio colposo e lesioni colpose.

Il padre-padrone del post-terremoto del 2009 era stato inizialmente citato come testimone dell’accusa nel processo principale, ma a febbraio di quest’anno la sua posizione è cambiata.

La diffusione da parte di Repubblica.it della telefonata intercettata tra lui e l’ex assessore regionale Daniela Stati in cui Bertolaso definiva la riunione “un’operazione mediatica” e spiegava che era stata convocata “non perché siamo spaventati, ma perché vogliamo tranquillizzare” oltre che per “zittire qualche imbecille” ha innescato la procura del capoluogo.

E Bertolaso nel processo ci è entrato da “coindagato di reato connesso”, come si legge nella requisitoria dell’accusa e come gli è stato spiegato non appena si è seduto in aula per deporre. Anche la stessa Stati, dopo essere sfuggita all’incriminazione del filone principale, è invece indagata in quello ‘connesso’, come pure si legge nelle 500 pagine dei due pm.

La telefonata, tra l'altro, è stata messa agli atti attraverso un escamotage, visto che non poteva essere acquisita direttamente poiché scartata da un altro procedimento, l'inchiesta G8 di Perugia: il pm Fabio Picuti ha chiesto e ottenuto l'acquisizione della trasmissione tv di La 7 Ma anche no, in cui Antonello Piroso aveva intervistato proprio Bertolaso, e in cui era stata riproposta integralmente tutta l'intercettazione.

Da quanto si è appreso, di questa inchiesta parallela si sta occupando lo stesso sostituto procuratore Picuti, che dovrà tirare le reti: non è escluso che nei prossimi mesi non possa arrivare una richiesta di rinvio a giudizio per quello che è stato definito (dagli avvocati delle difese!) il “grande assente” del processo appena terminato. Oppure, se non ravviserà responsabilità, una richiesta d’archiviazione.

GRANDI RISCHI 3


Ma lo scenario è ancora più complicato: sotto inchiesta potrebbero esserci anche altri protagonisti di quella riunione del 31 marzo 2009.

Da quanto si è appreso, dopo l’istruttoria dibattimentale e in particolare dopo le rispettive deposizioni, proprio com’era avvenuto tre anni fa all’inizio dell’Odissea-Cgr, alcuni cittadini hanno presentato esposti in procura in cui chiedono di indagare amministratori e funzionari.

In particolare, oltre che sugli stessi Bertolaso e Stati, verso cui la procura già si era mossa autonomamente come scritto sopra, da quanto si è appreso i cittadini puntano l’indice su altri tre protagonisti, alcuni dei quali già ascoltati come testimoni.

Le deposizioni sono state contrastate e qualcuno ha ravvisato irregolarità, che ha denunciato. In questo caso è tutta da decifrare l’attività d’indagine, coperta da segreto.

LE OPPOSIZIONI ALLE RICHIESTE D’ARCHIVIAZIONE


In ultimo c’è un altro procedimento che cammina, quello di opposizione da parte di alcune parti civili alle richieste di archiviazione fatte nei loro confronti dal pubblico ministero.

Il 26 novembre è prevista l’udienza in cui il giudice per le indagini preliminari deciderà se archiviare definitivamente quelle parti oppure accogliere le opposizioni e dare vita a quelle che sarebbe un incredibile processo bis, una “realtà parallela” come la definì nella primissima udienza l’avvocato Alfredo Biondi.

IL RISARCIMENTO DANNI E LE CAUSE CIVILI


Tornando al processo appena concluso, c’è un altro aspetto che si protrarrà nel futuro, quello dei risarcimenti dei danni disposti da Billi. Bisogna distinguere tra quelli che andranno liquidati in un giudizio separato e quelli immediatamente esecutivi.

Questi ultimi comprendono somme provvisionali (anticipi provvisori del dovuto) che dovranno essere pagate subito nonché il rimborso delle spese difensive per le parti civili.

Gli altri risarcimenti sono stati invece rinviati dal giudice a specifiche cause civili che, però, nella stragrande maggioranza dei casi, probabilmente in tutti, saranno intentate solo tra molti anni, quando la sentenza sarà definitiva e magari molto molto diversa da quella di primo grado.

Questo perché dopo i passaggi in Appello e in Corte di Cassazione, i fatti saranno acclarati in via definitiva e il giudice civile non dovrà più provare quello che è successo nel merito, ma solo preoccuparsi di quantificare il danno in base ai verdetti del processo penale.



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