Il professor Massimo Casacchia.
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L'AQUILA - Una testimonianza difficoltosa, quello dello psichiatra Massimo Casacchia, che ha affermato che i sopravvissuti della Casa dello studente soffrono e soffriranno di sindrome post traumatica da stress a causa delle ore da incubo dopo la scossa delle 3.32, ma non è riuscito ad affermare in modo definitivo che il loro disturbo possa in qualche modo dipendere dall'essere venuti a conoscenza delle false rassicurazioni che è accusata di aver dato la commissione Grandi rischi.
Il docente dell'ateneo aquilano si è ritrovato tra l'incudine e il martello: da un lato l'accusa e le parti civili, che lo stimolavano su un possibile nesso causale, dall'altro le difese degli imputati, che hanno alzato un muro di opposizioni.
Alla fine una risposta chiara non c'è stata. Descrivendo la sindrome all'avvocato di parte civile Wania Della Vigna, Casacchia ha spiegato che "la malattia non si manifesta subito ma dopo qualche tempo, con sintomi uguali a quelli accusati dai ragazzi. Si tratta - ha aggiunto - di disturbo cronico, può durare per tutta la vita. E' una malattia del vivere, per cui non si può più dimenticare. Non vuol dire che uno non possa fare delle cose, laurearsi".
Tra i sintomi citati, anche "senso di colpa, vergogna". Il pm Fabio Picuti ha tagliato corto. "Se l'imputato del processo fosse il terremoto, lei ci ha detto che tra terremoto e persone offese c'è una relazione. Ma - ha ribadito - imputate ci sono persone fisiche, la mia domanda vuole accertare se con riferimento alla condotta di cui ci occupiamo il professore abbia riscontrato la sindrome che ci ha descritto in capo alle persone offese".
"Altrimenti - ha aggiunto - per quanto mi riguarda questa testimonianza è irrilevante, perché ci dice che ci ha avvertito il terremoto se lo porta dietro per tutta la vita".
Alla fine anche il giudice Billi ha provato a spostare l'asse delle domande sull'oggetto del processo, la condotta della Cgr. "In concreto, sulla genesi della patologia ha incidenza anche il sistema dell'informazione collegato all'evento?", ha chiesto.
Ma Casacchia ha annaspato. "Scientificamente - ha replicato - questo nesso non le posso dire sì è così. Non ho fatto la domanda se questo senso di colpa sarebbe stato maggiore o minore se avesse letto".
Nel corso della testimonianza, l'avvocato di Claudio Eva, Alfredo Biondi, ha chiesto al teste: "Siccome io sono rimasto sepolto dal bombardamento di Pisa nel 1931, con 10 mila morti, volevo chiedere se sono ancora in grado di svolgere la mia attività".
Il collega Marcello Melandri ha ironizzato: "Per questo sei diventato ministro!" (nel 1994). Ma qualcuno dei familiari delle vittime presenti in aula ha spento subito l'ilarità: "Lei però non ha perso parenti". (alb.or.)
01 Febbraio 2012 - 12:11 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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