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GRANDI RISCHI: LA TESTIMONIANZA COMPLETA DEL SINDACO CIALENTE

Pubblicazione: 07 dicembre 2011 alle ore 19:37

Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente
di

L’AQUILA - “Quei film in cui intorno al capezzale del re ci sono i medici che parlano del nulla”.

Questa la metafora utilizzata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, per spiegare al giudice Marco Billi la sua impressione sulla contestata riunione del 31 marzo 2009 della commissione Grandi rischi, organo consultivo di palazzo Chigi sotto processo al tribunale del capoluogo.

Una testimonianza lunga e complicata, quella del primo cittadino, che oltre alla riunione ha toccato altri argomenti chiave: il rapporto con il tecnico Giampaolo Giuliani e il piano di protezione civile del Comune dell’Aquila, con cui c’è stata dialettica con gli avvocati di parte civile.

Alla fine, un vero e proprio interrogatorio-bis a ritmo serrato da parte del giudice Billi, che voleva saperne di più.

LA DE AMICIS LESIONATA E IL PIANO PER LE SCUOLE

Cialente ha cominciato rievocando le scosse di marzo che cominciarono a spaventare la gente e anche i componenti della sua amministrazione.

“La grande discussione sul bilancio tra maggioranza e opposizione - ha ricordato - si risolse con un voto in fretta e furia con il cappotto addosso e poi i consiglieri scapparono via anche perché si aprì una crepa nella sala consiliare di palazzo Margherita”.

“Disposi la chiusura delle scuole per due giorni - ha aggiunto - e controllammo tutti gli edifici comunali. Anche nella scuola De Amicis era comparsa una lesione importante. Alla scuola materna di Santa Barbara invece ci fu una colonna lesionata”.

“La mattina del 5, domenica - ha chiuso - mi recai alla scuola di San Giovanni XXIII dove trovai un piano e mezzo vuoto e dove dal martedì sarebbero potuti rientrare i bambini”.

Parlando con i cronisti successivamente Cialente ha poi chiarito che era sua intenzione non riaprire la De Amicis dopo la chiusura della scuola e attrezzare quell’area che aveva trovato utilizzando lo stato d’emergenza, chiesto già il 2 aprile, “per non rispettare i vincoli di stabilità” del bilancio.

LA RIUNIONE: “NON SI CONCLUDEVA NULLA, LA PREOCCUPAZIONE ERA CRESCIUTA”

Cialente ha poi affrontato il tema della riunione del 31 della Cgr. “Partecipai in modo un po' confuso perché avevo ben altro a cui pensare in quel momento - ha detto - Mentre mi spostavo con la macchina fui raggiunto dal capo di gabinetto Pierpaolo Pietrucci che mi avvisò. Trovai lì alla Regione l'assessore Stati, quando arrivai la riunione era già cominciata e stava parlando Calvi”.

“Ricordo un'impressione - ha aggiunto il sindaco - ebbi la sensazione che quella riunione non fosse conclusiva di nulla. Ricordo un intervento del professor Calvi, tecnico, che non compresi, in cui parlò dell'accelerazione. E poi una frase che trovai abbastanza decisa, in risposta alla Stati, del professor Boschi, che mi è rimasta impressa: ‘Ma insomma, è inutile, questo è il territorio più sismico d'Italia, può essere oggi, domani o tra dieci anni…’. Per un sindaco che stava creando un debito fuori bilancio per attrezzare le aree e sistemare i bambini…”.

Il sindaco ha lasciato la frase a metà, facendo pensare che quella frase di Boschi detta in quel momento non lo avesse certo rincuorato. E le dichiarazioni successive lo hanno confermato.

“La preoccupazione mia era cresciuta - ha ammesso Cialente - e così feci una serie di atti: la Giunta chiese lo stato d'emergenza, io chiesi i primi risarcimenti per i danni subìti, il 2 aprile scrissi a Guido Bertolaso che avevo danni gravi e chiedevo un primo stanziamento di fondi. Mi trovavo con le spalle al muro perché non avevo interlocutori. Chiamai la Stati che mi disse ‘lunedì mattina chiamiamo assieme Gianni Letta’. Cominciavo a vedere come Comune la situazione più grande di me”.

Il pm Fabio Picuti ha ricordato un’intervista al sito Abruzzo24ore.tv rilasciata dal termine della riunione e ha letto le dichiarazioni di Cialente del 31 marzo. "Si tratta - dichiarò allora il sindaco - di uno sciame caratterizzato da alta frequenza ma scarsa ampiezza, vuol dire che come persone lo avvertiamo con molta intensità, anche a magnitudo abbastanza basse stiamo sentendo e spaventandoci, ma il danno sulle strutture è minore, perché c'è ampiezza ridotta, non ci dovrebbero essere assolutamente rischi sulle strutture".

A riascoltare le sue parole il primo cittadino ha fatto un po’ retromarcia. “Sono cose che non conoscevo assolutamente, forse ho anche interpretato male. Mi feci spiegare da un ragazzo, un giovane studioso finita la riunione”.

Aspetto non considerato da Picuti. “Vabbè queste cose non gliele ho chieste, se ha parlato con un giovanotto”.

IL RAPPORTO CON GIULIANI: “ERO ALLARMATO, LUI MI TRANQUILLIZZO’”

Finite le domande dell’accusa, è stato il turno delle parti civili. L’avvocato Attilio Cecchini ha chiesto al sindaco di chiarire i suoi rapporti con il tecnico Giampaolo Giuliani? “Mi sarei rivolto pure a uno stregone pur di avere un po' di conforto - ha esclamato Cialente - C'è un rapporto di amicizia e di conoscenza di vecchia data. Una volta andai a vedere la sua apparecchiatura”.

Cecchini ha poi prodotto due lettere scritte da Giuliani al sindaco in cui si consigliava di chiudere le scuole. Su questo ha ironizzato l’imputato Enzo Boschi: “Chiudiamo le scuole, gli ospedali…”, ha mormorato.

L’avvocato ha poi parlato di telefonate tra i due, Cialente ha detto “ricordo che telefonai a Giuliani però non credo prima della scossa delle 23. Poi ci telefonammo, io ero allarmato, poi lui mi tranquillizzò”.

Al che Cecchini ha ribattuto: “Non è vero che Giuliani le disse ‘Questa notte farà il diavolo a quattro’?”. “Assolutamente no”, ha replicato il sindaco.

Tutti i riferimenti definiti “testuali” di email e telefonate da parte di Cecchini hanno suscitato lo stupore dell’avvocato di Boschi, Marcello Melandri: “Testualmente vuol dire che c'è un testo!”, ha ricordato, aggiungendo che Giuliani a oggi non è parte del processo. “Sentiremo il Giuliani”, ha concluso Cecchini”.

IL PIANO DI PROTEZIONE CIVILE: “COME COMUNE ABBIAMO FUNZIONATO”

Altro “round” con le parti civili, quello tra Cialente e l’avvocato Fabio Alessandroni, che ha parlato di piano di protezione civile e stato d’emergenza, chiendo perché il 2 aprile Cialente lo avesse chiesto. “Per accendere i riflettori su quest'evento - è stata la risposta - almeno qualcuno veniva e cominciava a seguire la vicenda. E poi si cominciava a prepararsi, mettere in sicurezza gli edifici eccetera. Il terremoto poteva venire anche a settembre”.

Quanto al piano di protezione civile, Cialente ha affermato che “prevedeva le varie aree di raccolta. Successivamente - ha aggiunto - lo rivisitammo e lo riorganizzammo al meglio. Le persone che non sono venute al centro operativo comunale quella notte sono coloro che non hanno potuto perché avevano la casa distrutta o cari sotto le macerie. Noi come Comune abbiamo funzionato”.

Alessandroni ha incalzato chiedendo perché il piano di protezione civile non fu comunicato alla popolazione. “Ci fu un lavoro interno, produrrò gli atti - la risposta di Cialente - e si vedrà che è un aggiornamento a uso interno. Le popolazioni sapevano credo dalla precedente amministrazione Tempesta. Io sapevo qual era l'area di ammassamento della zona dove abitavo”.

“Io no”, ha insinuato Alessandroni. “Le sarà sfuggito”, la fredda replica del sindaco, che poi ha svelato un altro particolare della riunione Cgr del 31: “Mi raggiunse sul tardi Riga (Roberto, assessore al ramo, ndr) proprio perché feci portare il piano di protezione civile”.

IL SILENZIO DELLE DIFESE

Dopo le domande dei due pm e delle due parti civili, né l’avvocato di Stato Carlo Sica, responsabile civle, e nemmeno gli avvocati dei sette imputati hanno voluto rivolgere domande al primo cittadino, ritenendo soddisfatti tutti i loro dubbi.

LE DOMANDE DI BILLI, “HA CHIESTO SE ERA POSSIBILE UNA SCOSSA PIU’ FORTE?”

A quel punto ha preso la parola il giudice Billi, per rivolgere una serie di interrogativi di chiarimento.

Billi: È andato a questa riunione senza sapere neanche di cosa si stesse parlando, qual era lo scopo specifico?

Cialente: Praticamente mi piovve addosso.

B: Esclude di aver avuto contatti prima della riunione con l’assessore Stati?

C: Può essere capitato di essersi incontrati, ma lo escludo.

B: Ha chiesto se c'era la possibilità di una scossa più elevata agli esperti?

C: Sia io che l'assessore Stati chiedevamo ‘sì ma allora che può succedere?’. A un certo acquisii la consapevolezza che stavamo chiedendo qualcosa che non si può chiedere. Da medico so bene cosa un tecnico non può dire. Quei film intorno al capezzale del re ci sono i medici che parlano del nulla? Mi è sembrato questo.

Quest’ultima metafora ha provocato le reazioni irate di Boschi, che ha sbottato “Ma com'è possibile?” e di Vincenzo Vittorini, parte civile, che ha polemizzato “Ma che significa?”.

B: Dello scarico di energia ha sentito parlare?

C: Non so se se n'è parlato lì ma era la nostra consolazione, anche nei giorni precedenti.

B: Come sindaco dovrebbe sapere che L’Aquila è una città storica e ci sono edifici costruiti in epoche diverse. Lei ha chiesto su questo o qualcuno ne ha parlato?

C: No

B: È stato trattato l'argomento delle precauzioni da adottare indipendentemente dal fatto se ci fosse la scossa?

C: La nostra unica preoccupazione era insegnare ai bambini le evacuazioni in tempi rapidi.

B: Non ha visto che la Stati stesse rilasciando interviste? Vi siete confrontati?

C: No, credo di non averla più sentita fino a sabato mattina, quando mi disse “lunedì chiamiamo insieme Letta”.

B: Dopo la Cgr la sua percezione era immutata?

C: Sì.

B: Prima di tornare a casa e dire la riunione è stata insoddisfacente...

C: Non mi permetterei mai, ma ci sono domande cui nessuno poteva darmi risposta. Non potevo chiedere “posso aprire o meno le scuole?”. L'unica domanda che abbiamo provato a fare, e motivo dell'insoddisfazione personale, era di sapere cosa può succedere, ma sapevo che nessuno mi poteva dare risposta, dissi “ragazzi, proviamo a fare tutto quello che possiamo fare”.



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