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LA SEQUENZA SISMICA IGNORATA COME POSSIBILE PRECURSORE

GRANDI RISCHI, IL VERBALE: ''IMPROBABILE SCOSSA FORTE''

Pubblicazione: 04 giugno 2010 alle ore 00:00

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L’AQUILA - “I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703”. Pronunciata una settimana prima del terremoto del 6 aprile 2009, questa frase di Enzo Boschi passerà tristemente alla storia, e non cambia la situazione l’espressione dubitativa che il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) aggiunge subito dopo averla detta: “pur se non si può escludere in maniera assoluta”.

È questo un passaggio chiave del verbale della riunione del 31 marzo 2009 della Commissione grandi rischi: la riunione che dopo il sisma ha provocato alcuni esposti, da parte di aquilani inferociti dal clima di rassicurazioni e mancato allarme uscito fuori al termine, e che ha portato alle indagini della Procura dell’Aquila sfociate nell’emissione di sette avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti partecipanti.

Dal verbale emerge chiaramente come gli esperti riconoscano la particolarità della sequenza sismica in corso, che durava da sei mesi, ma rifiutino nettamente di considerarla un fenomeno precursore di una scossa devastante. Il presidente vicario della Commissione grandi rischi, Franco Barberi è addirittura categorico: “Non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento”. Un errore decisivo.

''SEQUENZA SISMICA IN CORSO''

Il direttore dell’Ufficio rischio sismico della Protezione civile, Mauro Dolce, comincia la riunione della Grandi rischi evidenziando che la scossa del 31 di magnitudo 4.0, la prima che ha creato allarme tra la popolazione, è stata “preceduta da una sequenza sismica che dura oramai da quasi sei mesi, con scosse di magnitudo mai superiore al 2.7, e seguìta da una serie di scosse, la prima delle quali di magnitudo 3.5, seguìta da altre di magnitudo inferiore”. Il direttore del Centro nazionale terremoti, Giulio Selvaggi, rimarca che “l’area appare caratterizzata da un’attività pressoché costante, con terremoti distribuiti su tutte le ore del giorno e della notte”.

''LA SEQUENZA NON È UN PRECURSORE''

Barberi, a quel punto, chiede agli esperti se “nei terremoti del passato c’è testimonianza di sequenze sismiche che precedono forti terremoti”. Insomma, se ci si deve preoccupare. Claudio Eva, docente di Fisica terrestre all’Università di Genova, risponde che “la casistica è molto limitata, perché terremoti così piccoli non venivano registrati nel passato”. In tempi recenti, tuttavia, ci sono stati “numerosi sciami che, però, non hanno preceduto grossi eventi, per esempio in Garfagnana”. Anche Eva, come Boschi, conclude però con un’affermazione dubitativa che suona eloquente: “Essendo la zona dell’Aquila sismica, non è possibile affermare che non ci saranno terremoti”.

Boschi aggiunge che “se si guarda una faglia attiva, la sismicità è in un certo modo sempre attiva, manifestandosi attraverso scorrimenti lenti, piccoli terremoti e, talvolta, terremoti forti. Quindi la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore”. Tesi ribadita più o meno anche dagli altri esperti.

''IL RADON NON È UN PRECURSORE''

La discussione si sposta poi sulle “previsioni” di Giampaolo Giuliani, basate sulle variazioni del gas radon. Barberi definisce questo metodo “un problema molto vecchio e oramai a lungo studiato, senza arrivare a soluzioni utili. Sicuramente - aggiunge - in preparazione o in concomitanza di fenomeni sismici ci sono fenomeni geochimici, la cui complessità è, però, tale da non poter essere utilizzati come precursori”.

''RINFORZARE GLI EDIFICI''

La conclusione dello stesso Barberi è chiara: “Qualunque previsione non ha fondamento scientifico. L’unica difesa dai terremoti consiste nel rafforzare le costruzioni e migliorare la loro capacità di resistere al terremoto”.

Su questo tema, in base alla documentazione della sequenza distribuita dalla Protezione civile, il direttore della Fondazione Eurocentre, Gian Michele Calvi, fa notare che per i “forti picchi di accelerazione” ma con “spostamenti spettrali molto contenuti”, le scosse “difficilmente sono in grado di produrre danni alle strutture”.

Sulla base di questo, Dolce evidenzia “la vulnerabilità di parti fragili non strutturali” degli edifici e sottolinea l’evidenza di verificare nei rilievi agli edifici scolastici “la presenza di controsoffittature, camini e cornicioni in condizioni precarie”.



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