GRANDI RISCHI: ''HANNO RASSICURATO''
MOTIVAZIONI, ''SI POTEVANO SALVARE VITE''

Pubblicazione: 18 gennaio 2013 alle ore 11:46

Marco Billi

L'AQUILA - "La contestazione mossa agli imputati appare pienamente fondata: le affermazioni riferite alla valutazione dei rischi connessi all’attività sismica in corso sul territorio aquilano sono risultate assolutamente approssimative, generiche e inefficaci in relazione ai doveri di previsione e prevenzione".

È quanto afferma il giudice del tribunale dell’Aquila Marco Billi che oggi ha depositato le motivazioni della sentenza con cui il 22 ottobre 2012 ha condannato a 6 anni di reclusione ciascuno per omicidio colposo e lesioni colpose i sette componenti della commissione Grandi rischi che si riunì all’Aquila il 31 marzo 2009, a una settimana dal tragico sisma del 6 aprile che fece 309 vittime.

Un documento corposo di 943 pagine che arriva a due giorni dal termine previsto per il deposito. Questi i temi principali che emergono da una prima lettura.

LE RASSICURAZIONI

La Cgr ha rassicurato gli aquilani sui temi “della prevedibilità dei terremoti, dei precursori sismici, dell’evoluzione dello sciame in corso, della normalità del fenomeno, dello scarico di energia indotto dallo sciame sismico quale situazione favorevole, che costituiscono il corpo principale del capo di imputazione”.

LA MANCATA ANALISI

Quanto all’aspetto dell’analisi superficiale, “la contestazione mossa agli imputati appare pienamente fondata: le affermazioni riferite alla valutazione dei rischi connessi all’attività sismica in corso sul territorio aquilano sono risultate assolutamente approssimative, generiche e inefficaci in relazione ai doveri di previsione e prevenzione”.

L’OPERAZIONE MEDIATICA

“Gravi profili di colpa - prosegue Billi - si ravvisano nell'adesione, colpevole e acritica, alla volontà del capo del dipartimento della Protezione civile (all’epoca appunto Bertolaso) di fare una ‘operazione mediatica’ (come emerso da intercettazioni telefoniche che lo hanno fatto entrare nel processo come indagato per reato connesso, ndr) che si è concretizzata nell'eliminazione dei filtri normativamente imposti tra la commissione e la popolazione aquilana”.

IL PROCESSO ALLA SCIENZA

“Non è sottoposta a giudizio ‘la scienza’ per non essere riuscita a prevedere il terremoto del 6 aprile 2009 - chiarisce Billi su un altro passaggio delicato - Il compito degli imputati, quali membri della commissione medesima, non era certamente quello di prevedere (profetizzare) il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l'ora e la magnitudo, ma era invece, più realisticamente, quello di procedere, in conformità al dettato normativo, alla ‘previsione e prevenzione del rischio’”.

LA COMUNICAZIONE

“Se è vero che, sul piano meramente formale, la popolazione aquilana, prima della scossa delle ore 3.32 del 6 aprile 2009, non ha avuto conoscenza testuale né del verbale ufficiale né della bozza di verbale, è altrettanto vero che gli argomenti trattati durante la riunione e le valutazioni hanno avuto diffusione ampia e immediata” attraverso gli organi di informazione. E quelle risultanze, per Billi, “possono aver inciso sui processi volitivi delle vittime nella notte a cavallo tra il 5 e il 6 aprile 2009”.

I CONDANNATI IN PRIMO GRADO

I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione sono: Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi; Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile; Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv); Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e.; Claudio Eva, ordinario di Fisica all'Università di Genova; Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione civile.

Processo Grandi Rischi, la sentenza by Alberto Orsini



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