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GRANDI RISCHI: CORSA VERSO L'APPELLO, DIFENSORI CONTESTANO BILLI

Pubblicazione: 25 gennaio 2013 alle ore 08:01

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L’AQUILA - “Il giudice è stato complementare al pubblico ministero”.

Una settimana dopo, le difese dei sette condannati della commissione Grandi rischi non riescono ancora a mandar giù i contenuti delle 940 pagine di motivazioni della sentenza emessa dal giudice del tribunale dell’Aquila, Marco Billi.

Nel maxi documento il magistrato ha confermato che, prestandosi a una “operazione mediatica”, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio nella riunione del 31 marzo 2009, a una settimana dal tragico sisma del 6 aprile, sottovalutò il rischio sismico che era in corso e fornì false rassicurazioni agli aquilani, causandone la morte.

Per questo sette esperti sismologi e di protezione civile sono stati condannati a 6 anni di reclusione ciascuno con le accuse di omicidio colposo e disastro colposo.

Le difese ora si prenderanno il massimo del tempo possibile, 45 giorni dalla data di deposito, per studiare l’incartamento e preparare la strategia per il ricorso in Corte d’Appello. Gli avvocati si sono sentiti per telefono, alcuni si sono anche incontrati, c'è l'intesa di massima sulla strategia per provare a scalfire la sentenza. Per loro è una corsa contro il tempo e ci sarà da attendere, comunque, almeno fino ai primi giorni di marzo, la deadline è lunedì 4.

Il virgolettato iniziale è dell’avvocato Alessandra Stefano, che assiste uno dei sette, Gian Michele Calvi, e parlando con questo giornale rievoca quanto affermato a caldo, il 22 ottobre scorso, giorno della sentenza, da un altro dei difensori, Alfredo Biondi; l’ex ministro della Giustizia alle telecamere di AbruzzoWeb dichiarò: “Il giudice ha fatto il complemento, anzi, il supplemento, del pm”.

In che senso si intende ‘complementare al pm’? Quello che a molti difensori non è piaciuto è che la sentenza ricalchi in larga parte l’impianto della requisitoria, maxi pure quella, erano 500 pagine, dei sostituti procuratori Fabio Picuti e Roberta D’Avolio.

Dall’altra parte, al giudice si rimprovera di aver tralasciato molti passaggi dei documenti e delle memorie presentate dai difensori; gli si contesta di aver snocciolato valutazioni tecniche sui terremoti, scelta che avrebbe potuto essere avvalorata dalla nomina di un super perito, come per esempio avvenuto nel processo per il crollo della Casa dello studente o altri.

Quasi avesse troppa fretta di chiudere un processo che è andato avanti a tappe forzate, spesso un’udienza a settimana, per precisa e ferrea volontà di Billi.

“Il giudice ha fatto gran bel lavoro - afferma l’avvocato Stefano - ma molti passaggi sono criticabili e non riflettono quello che è stato il risultato dell’istruttoria, sia riguardo ai temi scientifici, sia alla riunione. Ciò che è stato detto, i motivi della convocazione e il nesso di causalità” tra le risultanze dell’incontro degli esperti e la decisione di restare a casa degli aquilani che poi hanno perso la vita nel sisma, il nodo del processo.

La Stefano non digerisce anche il passaggio in cui Billi evoca la telefonata intercettata tra l'ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, e l’allora capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso.

Quest’ultimo alla vigilia definiva la riunione una “operazione mediatica”. “Non riesco ad accettare quel passaggio in cui si insinua e afferma, ovviamente io parlo per Calvi - conclude la Stefano - che si sarebbe prestato a quest’operazione. Lui non ne sapeva assolutamente nulla”.

IL PROCESSO


L'organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato messo sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

Cinque le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato e si è sviluppato in oltre due anni e mezzo: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l'udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2012, la sentenza di primo grado; 18 gennaio 2013, il deposito delle motivazioni.

Nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell'accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio, e quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile più noti anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un'udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall'inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L'ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D'Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina Guzzanti - Marcello Melandri - Fabio Alessandroni - Filippo Dinacci - Attilio Cecchini - Fabio Picuti - Gli altri protagonisti
I DOCUMENTI
Il verbale - Il castello accusatorio - La requisitoria - La sentenza Le motivazioni



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