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GRANDI RISCHI: BERTOLASO IN TRIBUNALE, TESTA A TESTA CON L'ACCUSA

Pubblicazione: 15 febbraio 2012 alle ore 11:32

Guido Bertolaso durante l'udienza del processo Grandi rischi
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L'AQUILA - Testa a testa tra Guido Bertolaso e l'accusa nella deposizione più attesa di tutta la prima parte del processo alla commissione Grandi rischi, l'organo consultivo della presidenza del Consiglio sotto processo all'Aquila con l'accusa di aver fornito false rassicurazioni ai cittadini prima del terremoto del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

L'ex capo dipartimento della Protezione civile è arrivato nel capoluogo intorno alle 11, non più come testimone dell'accusa bensì come indagato in un procedimento connesso, dopo la telefonata all'ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, in cui aveva definito "operazione mediatica" la riunione degli esperti del 31 marzo 2009.

Torchiato dai pm Roberta D'Avolio e Fabio Picuti, Bertolaso ha chiarito punto su punto gli aspetti più delicati della telefonata intercettata con la Stati, fornendo una sua interpretazione dei fatti.

La conversazione, tra l'altro, è entrata nel processo attraverso un escamotage, visto che non poteva essere acquisita direttamente poiché scartata da un altro procedimento, l'inchiesta G8 di Perugia: Picuti ha chiesto e ottenuto l'acquisizione della trasmissione tv di La 7 Ma anche no, in cui Antonello Piroso ha intervistato proprio Bertolaso, programma in cui è stata riproposta proprio l'intercettazione.

Dopo uno scontro tra accusa e difesa su questo punto, alla fine il giudice Marco Billi ha deciso per l'acquisizione integrale, riservandosi però di volta in volta di decidere sull'utilizzabilità delle frasi estrapolate dalla trasmissione.

I PUNTI SPINOSI della testimonianza


LA ''OPERAZIONE MEDIATICA''

Sul fatto che la riunione dovesse essere "più un'operazione mediatica", l'ex capo dipartimento ha risposto in due momenti diversi.

"Ovviamente - ha spiegato - intendevo un'operazione da fare attraverso i media per informare la popolazione su quello che stava accadendo, non era intesa in senso negativo o dispregiativo. Non c'era, mi pare evidente e scontato, l'intenzione di coprire una qualche preoccupazione o qualche dato che fosse in nostro possesso".

"Un'informazione presso i media - ha aggiunto - finalizzata a smentire l'agenzia", il lancio Ansa che su fonti della protezione civile regionale aveva rassicurato escludendo del tutte nuove scosse, una comunicazione che, ha ricordato Bertolaso, "mi fece sobbalzare dalla sedia".

LA RIUNIONE ''PERCHE' VOGLIAMO TRANQUILLIZZARE''

Picuti ha poi chiesto lumi sull'affermazione fatta nella telefonata in cui Bertolaso diceva che la riunione sarebbe stata convocata "non perché abbiamo paura, ma perché vogliamo tranquillizzare".

"Occorreva tranquillizzare - ha ribattuto - non sul fatto che non ci sarebbero state mai scosse, altrimenti avrei benedetto e approvato quella comunicazione (il lancio Ansa, ndr), ma sul fatto che i terremoti non si possono prevedere, c'è uno sciame, lo stiamo seguendo, c'è uno stato d'attenzione e più di questo non si può fare".

LO SCIAME CHE SCARICA ENERGIA

Quanto al passaggio in cui Bertolaso ipotizza quello che i massimi esperti diranno, in sostanza che lo sciame sismico è un segnale favorevole, l'ex capo dipartimento ha spiegato che "l'ho appreso dall'Ingv ma non mi sembra un'affermazione stupefacente. Non è che mi ero messo a fare ricerche sismiche in campo autonomo - ha proseguito - è un'affermazione che avrò fatto decine di volte e non c'è stato mai uno scienziato degno di tale nome italiano o straniero che mi abbia contestato".

LE RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI LOCALI

In avvio di testimonianza Bertolaso ha voluto fare una premessa importante, ricordando le responsabilità degli enti locali sulla protezione civile sul territorio e sull'informazione dei cittadini.

"Il sindaco, da quando esiste la legge sulla protezione civile - ha detto il teste/indagato - ha sempre avuto un ruolo determinante come autorità di pc nel proprio territorio. Più volte ho detto ai sindaci che loro erano i Bertolaso del loro comune, che le Province avevano compiti specifici nella redazione dei piani di emergenza".

"Non vi è nessun rapporto gerarchico, funzionale o di altro genere tra le strutture locali e la struttura nazionale - ha poi chiarito - Solo quando scatta l'emergenza di livello C, quella nazionale, il dipartimento entra in gioco e ha un ruolo specifico".

Bertolaso ha ricordato che "nel caso dell'Aquila, un secondo dopo le 3.32 il dipartimento ha assunto un ruolo operativo e il capo dipartimento è diventato il responsabile dell'emergenza. Fino alle 3.31 - ha sostenuto - il dipartimento e il capo non avevano alcuna responsabilità per legge delle vicende che stavano accadendo".

LE PROTESTE

Nel corso della pausa, l'avvocato di Bertolaso, Filippo Dinacci, ha denunciato di essere stato apostrofato malamente da qualcuno dei presenti.

"Non è la prima volta che succede, a questo processo stiamo partecipando in condizioni mentali difficilissime, certi episodi non si possono tollerare", ha sbottato.

"ANCORA OGGI PENSO A VITTIME SISMA"

"Ancora oggi penso alle vittime del terremoto".

È uno dei passaggi della seconda parte, quella pomeridiana, dell'interrogatorio dell'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, durante il processo alla commissione Grandi Rischi, nella fase pomeridiana dedicata alle domande delle parti civili.

Bertolaso ha risposto con questa frase a una domanda dell'avvocato di una delle parti civili, Fabio Alessandroni, che ha evocato un articolo pubblicato dal quotidiano il Centro del 15 settembre 2009, a cinque mesi dal tragico terremoto, nel quale Bertolaso, tra le altre cose, rimandava al 31 dicembre dello stesso anno, quando cioè avrebbe lasciato l'incarico di commissario per l'emergenza, la risposta alla domanda se si poteva agire prima.

"Ho dato quella data - ha continuato Bertolaso - perché oltre a lasciare L'Aquila sarei andato in pensione come avevo richiesto e quindi mi sarei sentito più libero di valutare e fare considerazioni non essendo più un dirigente dello Stato".

"Noi in questo Paese abbiamo una enorme responsabilità soprattutto sui terremoti, ad esempio nell'attività di prevenzione e messa in sicurezza degli edifici che si sapevano fossero vulnerabili".

In relazione a un'altra domanda sul rispetto dell'ordinanza datata marzo 2003 seguita al terremoto di San Giuliano di Puglia "quando riuscimmo a convincere la politica a una attività per la riclassificazione sismica - ha spiegato Bertolaso - quell'attività che noi chiedemmo di effettuare alle Regioni di indagine sulla vulnerabilità degli edifici non fu completata, alcune regioni erano più avanti, altre meno, in Abruzzo fu avviata, e non so quanti ponti, caserme ed edifici furono verificati, non solo per carenze economiche ma anche per mancanza di volontà, insomma c'è una totale assenza di prevenzione".

In particolare Bertolaso ha evocato un fatto in relazione al terremoto dell'Aquila ricordando che "qualche giorno prima era stato stabilito che la sala operativa sarebbe stata insediata nella Prefettura. Ebbene la prefettura il 6 aprile crollò e le sedi della questura e i vigili del fuoco subirono gravi danni, i problemi che sottolineavo sono questi, non parlo ancora di queste cose con serenità perché andai via dall'Aquila qualche mese dopo il 31 dicembre 2009 anche per vicende giudiziarie che non mi rendono sereno".

In relazione alle domande dell'avvocato Attilio Cecchini sui rapporti tra Guido Bertolaso e il ricercatore Giampaolo Giuliani, che fece previsioni su scosse dello sciame sismico, Bertolaso ha sottolineato di non aver incontrato Giuliani ma di aver sentito parlare di lui a marzo e di aver cercato di capire di che cosa parlasse; di non avergli dato dell'imbecille, e che sulla ricerca sul radon, "i nove scienziati sui terremoti che si riunirono all'Aquila su mia richiesta dopo il sisma stabilirono con quella ricerca che il gas radon non aveva alcun valore come precursore sismico".

"NON HO NULLA DA NASCONDERE"

"Non ho nulla da nascondere, per questo ho accettato di partecipare a quella trasmissione televisiva il cui contenuto si è rivelato poi determinante per il mio coinvolgimento in questo processo".

Così Guido Bertolaso ha commentato la sua deposizione, durata circa quattro ore e mezza, al processo alla commissione Grandi Rischi in cui è imputato di reato connesso (omicidio plurimo colposo).

Ai giornalisti che gli chiedevano se fosse soddisfatto dell'andamento della sua deposizione, Bertolaso ha replicato: "Questo sta ai giudici stabilirlo. Per quanto mi riguarda io ho sempre agito in maniera corretta e quindi non ho avuto difficoltà sia a intervenire a quella trasmissione, sia a deporre oggi. Sono talmente tranquillo della correttezza del mio operato che, pur sapendo che andando a quella trasmissione avrei corso il rischio di essere indagato, come è successo, ci sono andato comunque".

Infine, alla domanda su quali siano i suoi sentimenti nei confronti degli aquilani, ha risposto: "C'è sempre grande amore".

L'ARRIVO DI BERTOLASO TRA I CURIOSI


"Risponderò alle domande che mi faranno".

Lo ha detto questa mattina l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, all'Aquila, dove è giunto per prendere parte al processo a carico dei sette componenti della commissione Grandi rischi.

L'ex capo dipartimento della Protezione civile è arrivato poco dopo le 11 del mattino, dopo un'attesa spasmodica da parte di cronisti e qualche curioso, mentre non ci sono stati gruppi organizzati di contestatori o sostenitori.

All'arrivo la berlina grigia su cui era Bertolaso ha sbagliato strada dirigendosi verso un'altra aula. Quando l'indagato è sceso si è scatenata una gazzarra di giornalisti a caccia di dichiarazioni e forze dell'ordine che cercavano di contenerli indirizzando Bertolaso verso l'aula C.

Dal canto suo, ha fatto solo un'altra sibillina dichiarazione, "Ho ricevuto moltissimi messaggi da tanta gente, per la maggioranza molto positivi", prima di andare in un'aula protetta della struttura giudiziaria.

Chiamato come secondo dopo il consulente straniero Lalliana Mualchin, Bertolaso è stato formalmente informato di essere indagato in un procedimento connesso e alla domanda del giudice ha detto di non volersi avvalere della facoltà di non rispondere.

"Quindi non devo leggere quests formula?", ha chiesto Bertolaso, riferendosi al giuramento che viene recitato dai testimoni. "Quindi posso anche non dire la verità?", ha chiesto alla conferma, replicando con una smorfia all'assenso del giudice.

All'udienza l'ex numero uno del Dipartimento prende parte non più come teste dell'accusa ma come indagato, dopo la notifica nei giorni scorsi di una avviso di garanzia nell'ambito di un procedimento connesso al filone principale, uno dei più delicati della maxi inchiesta sui crolli della procura della Repubblica del capoluogo che vuole fare chiarezza ed accertare eventuali responsabilità per le rassicurazioni fornite alla popolazione nella riunione del 31 marzo 2009.

Bertolaso, che dopo il sisma del 6 aprile 2009 fu nominato commissario straordinario, in una telefonata con l'allora assessore alla Protezione civile Daniela Stati definì la riunione degli esperti dell'organo consultivo della Presidenza del Consiglio "un'operazione mediatica" attuata per "zittire gli imbecilli" che stavano diffondendo notizie sullo sciame sismico in atto.

Il Bertolaso-day era stato inizialmente previsto per l'8 febbraio, ma poi l'udienza è stata rinviata per un legittimo impedimento di Alfredo Biondi, avvocato difensore di Claudio Eva, che ha accusato un malore.

Un rinvio quantomai provvidenziale, vista la nevicata che ha sepolto il capoluogo la scorsa settimana. Oltretutto il giudice Marco Billi è stato colpito da un grave lutto.

Bertolaso sarà la guest star di un’udienza comunque molto attesa. Ci saranno, infatti, anche uno tra Luis Domingo Decanini, ordinario di Architettura e Domenico Liberatore, docente di tecnica delle costruzioni, entrambi alla “Sapienza”, gli ultimi testi tecnici dell’accusa.

Inoltre, curiosità e interesse per la testimonianza del consulente straniero Lalliana Mualchin, nato in India e giunto all’Aquila dalla California, già capo sismologo del dipartimento dei Trasporti dello Stato della California, chiamato dall'avvocato di parte civile Wania Della Vigna.

Per anni ha valutato il rischio sismico legato alla costruzione di ponti negli States, domani Mualchin dirà al giudice se la Cgr ha valutato bene o meno il rischio che c’era all'Aquila alla vigilia della scossa delle 3.32.

IL PROCESSO

L'organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull'ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni chiamati dall'accusa, oltre 70 persone chiamate in causa dai pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio, e i primi testi di parte civile.

Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un'udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice

I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L'ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D'Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Marcello Melandri - Fabio Alessandroni - Filippo Dinacci



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