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GRANDI RISCHI: ALESSANDRONI, ''TELEFONATA BERTOLASO UNA COLTELLATA''

Pubblicazione: 27 gennaio 2012 alle ore 08:27

Fabio Alessandroni

L’AQUILA - Una “coltellata” che ha dato agli aquilani “la certezza” della fondatezza delle accuse alla commissione Grandi rischi, sotto processo all’Aquila.

Questa la valutazione di Fabio Alessandroni, legale aquilano che assiste alcune parti civili nel processo più delicato della maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009, parlando della telefonata tra l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, e l’allora assessore regionale Daniela Stati, divenuta di dominio pubblico negli ultimi giorni e che ha suscitato forti polemiche.

Nell’ultima udienza del processo l’avvocato ha chiamato i suoi testimoni, parenti e amici delle famiglie Vittorini, Visione e Cinque, che hanno rievocato le dolorose vicende vissute dai loro congiunti che hanno perso la vita nei crolli.

Loro, come gli altri testimoni, sostiene il legale, hanno dato conferma degli “stati d’animo tranquillizzati” dopo la contestata riunione della Cgr del 31 marzo 2009, a una settimana dalla scossa delle 3.32 e, secondo Alessandroni, il nesso causale tra i verdetti degli esperti e l’atteggiamento degli aquilani è stato dimostrato “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Tesi similare a quella del pubblico ministero e ovviamente opposta a quella delle difese, e dovrà essere il giudice Marco Billi a decidere in un processo che “farà la storia”, su questo Alessandroni è d’accordo con Marcello Melandri e gli altri.

Nell’intervista a 360 gradi ad AbruzzoWeb, si parla anche della contrastata testimonianza del sindaco, Massimo Cialente, per alcuni un punto a favore delle difesa ma per Alessandroni “assolutamente neutra”, Cialente che proprio l’avvocato nell'ultima udienza del 2011 mise in difficoltà con una serie di serratissime domande sul piano di protezione civile e altri temi.

Nell’ultima udienza abbiamo ascoltato le tristi storie di Daniela Visione e Claudia Spaziani, mogli scomparse di Massimo Cinque e Vincenzo Vittorini. Che cosa ci hanno detto queste testimonianze di parte civile?

Sono due posizioni molto importanti di questo processo, due tragiche vicende. I parenti di queste vittime hanno confermato quelle che erano state le valutazioni espresse sia da Claudia Spaziani che da Daniela Visione dell’approssimarsi della scossa del 6 aprile: hanno dato conferma di quelli che erano gli stati d’animo tranquillizzati di queste persone a seguito della riunione della commissione Grandi rischi.

Stride il fatto che tutti i testimoni raccontino che loro e i loro cari fossero dapprima impauriti, poi tranquilli sul terremoto?

No, è normale che prima di una seduta di scienziati e di esperti si abbia razionalmente timore, perché il terremoto è qualcosa che incute sicuramente timore. Ma dopo una seduta dei massimi esperti nazionali e internazionali della sismologia, sentirsi dire che è un fenomeno sismico che rientra in canoni di normalità, che c’è un’energia che si scarica e che non ci si aspetta scosse più importanti di quella che era stata la scossa del 30 marzo 2009, significa affidarsi a un parere elevatissimo, di elevata cultura scientifica, rispetto alla quale è chiaro che ogni tipo di paura in qualche modo viene dominata dalla razionalità della scienza.

Per gli avvocati dei sette imputati sarà impossibile dimostrare il nesso causale tra la riunione e l’atteggiamento più tranquillo.

Questo è un processo che sicuramente fa storia nella ricostruzione del nesso causale. Perché bisogna ricostruire quelli che noi tecnicamente chiamiamo i processi volitivi delle vittime, cioè ripercorrere quelle che sono state le valutazioni, i pensieri, gli stati d’animo delle vittime, ma riferiti da terze persone. Quindi è oggettivamente e tecnicamente un processo difficile. Ma io credo che la semplicità delle dichiarazioni dei parenti delle vittime abbia dimostrato il nesso causale oltre ogni ragionevole dubbio.

Lei è a contatto con persone segnate per sempre dal sisma. Che effetto ha avuto la diffusione della telefonata in cui l’ex capo della Protezione civile parlava di “operazione mediatica” e di riunione fatta “non perché abbiamo paura, ma per tranquillizzare”?

La notizia dell’intercettazione e quindi della telefonata Bertolaso-Stati è stata devastante per tutti quanti noi aquilani, me compreso, è chiaro, perché ha riaperto ferite che sono ancora dolorose, che probabilmente in molti di noi non si rimargineranno mai, e ha provocato sensazioni di amarezza, di tristezza, perché ecco, avere la certezza di quello che la pubblica accusa sostiene dall’inizio di questo procedimento, e cioè che quella seduta fosse poco meno di una riunione di condominio (riferimento a quanto apparso su un articolo della rivista Left, ndr), com’è stata definita da uno degli imputati eccellenti di questo processo, una seduta che doveva essere una semplice operazione mediatica, lascia davvero l’amaro in bocca e soprattutto è un’ulteriore coltellata inferta all’Aquila.

Una “coltellata” che è anche una prova?

È senz’altro una prova, come ce ne sono altre, e sicuramente sarà utilizzata in questo processo. Ma di prove ne sono emerse già molte. Le dichiarazioni delle vittime, le consulenze tecniche, l’enorme mole degli studi scientifici che già questi esperti dovevano conoscere e utilizzare proprio per valutare meglio quello che stava accadendo.

Bertolaso è atteso all’Aquila come testimone. Ci arriverà da indagato, come ha previsto sarcasticamente nell’ultima intervista su La 7?

Alla luce delle notizie che emergono in questi giorni potrebbe essere indagato dalla procura dell’Aquila. È stato convocato per l’udienza dell’8 febbraio nella qualità di testimone della pubblica accusa. Certo è che alla luce di queste notizie potrebbe cambiarne la veste processuale in quella di indagato in un procedimento connesso. Ma questa è una scelta processuale che incombe sul titolare della pubblica accusa e quindi sul pubblico ministero.

Con il suo interrogatorio lei ha messo in croce il sindaco Cialente. Che valutazione dà a freddo di quella testimonianza?

È stata una deposizione assolutamente neutra, né positiva né negativa. Cialente ha fatto dichiarazioni molto gravi per tutte le altre implicazioni di cui si parlerà, ma ai fini dell’economia processuale assolutamente neutre e improduttiva di effetti. Non è stata una testimonianza a favore della difesa né dell’accusa. Per conto mio non ho fatto alcuna valutazione.

Come ha valutato il fatto che nessun avvocato difensore abbia rivolto domande al primo cittadino?

Io perseguo una difesa delle parti civili a 360 gradi. Quando c’è stato il sindaco ho voluto che chiarisse quello che non ha fatto per quelle che erano le sue competenze. Se gli altri legali sono stati inerti il motivo bisogna chiederlo a loro. (alb.or.)

I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L'ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D'Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Marcello Melandri , Fabio Alessandroni



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