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GRAN SASSO: ''DA LABORATORI SOSTANZE TOSSICHE E PERICOLOSE'', DENUNCIA DI MOBILITAZIONE ACQUA

Pubblicazione: 28 ottobre 2019 alle ore 11:19

L'AQUILA - "Nelle acque in uscita dai laboratori del Gran Sasso a febbraio 2019 l'Arta ha riscontrato la presenza di 1,2,4 trimetilbenzene, la stessa sostanza usata nell'esperimento Borexino in sala C, ed esano, un solvente in generale tossico e pericoloso per gli ambienti acquatici".

A darne notizia è l'associazione Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso, che parla di "ennesimo campanello d'allarme che arriva dalla montagna che fornisce l'acqua a 700 mila persone". 

Una questione che parte da molto lontano, quella della messa in sicurezza dell'acquifero del Gran Sasso, e per la quale nei giorni scorsi è stato annunciato uno sviluppo importante, con il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli che ha confermato al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, la nomina del professor Corrado Gisonni a commissario per la messa in sicurezza. Una nomina bloccata da agosto per una vicenda emersa con fragore quando la concessionaria Strada dei Parchi ha annunciato la volontà di chiudere il traforo per non avere ripercussioni giudiziarie più gravi nell'ambito dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Teramo, che ha coinvolto Sdp, Ruzzo reti e i laboratori.

"Quelle che commentiamo oggi - si legge in una nota - sono contaminazioni limitate ma come sappiamo possono accadere fatti ben più gravi, come nel 2002 con la fuoriuscita di decine di litri di 1,2,4 trimetilbenzene o peggio, come ormai ammette lo stesso Piano di Emergenza Esterno della Prefettura. L'agenzia regionale ha trovato l'esano in due campioni raccolti l'11 febbraio 2019 nel punto di campionamento GS-S30 "Laboratorio INFN" (campione 494 con concentrazione 6,99 microgrammi/litro) e,  più a valle, nel punto GS-S4 "Imbocco nord galleria autostradale" (campione 492, concentrazione 1,42 microgrammi/litro). L'1,2,4 trimetilbenzene è stato trovato quattro giorni dopo, il 15/02/2019, nel campione 555 raccolto nel punto GS-S30 "Laboratorio INFN" (concentrazione 0,3 microgrammi/litro)".

"Si tratta di acqua non utilizzata per scopi idropotabili - viene sottolineato - che però va ad alimentare i corsi d'acqua del Parco nazionale del Gran Sasso. Ricordiamo che attualmente quasi 100 litri al secondo precedentemente captati per l'acquedotto del teramano nella zona dei laboratori sono mandati a scarico (comunque rilasciati in ambiente) dopo gli interventi di ASL e Procura. Quest'ultima l'anno scorso ha ritenuto di dover sequestrare la sola rete acquedottistica sotto al pavimento dei laboratori".

"Intanto - continua la nota - vorremmo sapere se altri contaminanti siano stati riscontrati nei mesi successivi. Su questo aspetto chiediamo massima trasparenza, assicurando una completa e pro-attiva informazione ai cittadini. Inoltre sarebbe interessante avere una spiegazione sul come queste sostanze abbiano raggiunto l'acqua. Riteniamo veramente incredibile che siano disattese norme chiarissime e di buon senso quali quelle dell'Art.94 che vietano lo stoccaggio di sostanze pericolose vicino alle acque usate per scopi potabili e obbligano all'allontanamento immediato di quelle esistenti (come del caso delle 1.292 tonnellate di 1,2,4 trimetilbenzene usate in Borexino e mille tonnellate di acqua ragia usate in LVD)".

"È inquietante - viene osservato - che gli stessi solleciti della regione, ente competente per il rispetto della norma in questione, scivolino via senza che accada nulla. Arrivando, poi, alla vera e propria beffa per i cittadini, quella di far mettere a scarico ben 100 litri al secondo di preziosissima acqua invece di attuare semplicemente gli obblighi di legge".

"Constatiamo come neanche quella che appare come una 'moral suasion' della procura stia dando i suoi frutti, visto che la Regione il 25 gennaio 2019 aveva dato tre mesi all'INFN per consegnare almeno i progetti per l'allontanamento e siamo a fine ottobre, nove mesi dopo, e sul sito della Valutazione di Incidenza Ambientale della Regione non appare alcunché. Resta poi tutta la questione della messa in sicurezza dei tunnel autostradali, altra vicenda su cui bisognerebbe fare chiarezza, a partire dal rispetto del decreto legislativo 264/2006 sugli standard di sicurezza fissati dalle normative comunitarie sulle gallerie, con il termine per l'adeguamento scaduto inutilmente il 30 aprile 2019".

"Come cittadini ce la stiamo mettendo tutta per informare, far uscire documenti sottaciuti e incalzare tutti i soggetti pubblici a vario titolo coinvolti nella vicenda. Purtroppo vediamo che stanno riuscendo a dare alla questione i toni della farsa - conclude Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso - Speriamo non diventi tragica".
 



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