GRAN SASSO: ASSOCIAZIONI, ''GESTIONE CTGS ARBITRARIA, A RISCHIO FONDI UE''

Pubblicazione: 30 ottobre 2017 alle ore 10:57

L’AQUILA - “Una gestione arbitraria e priva di logica quella del Centro Turistico del Gran Sasso (Ctgs) e ora a rischio ci sono i fondi europei”.

È quanto sottolineato dalle associazioni SaveGranSasso e Progetto Montagna, che tornano a puntare il dito su come sono stati gestiti lavori, tempi e fondi in merito alla seggiovia delle Fontari a Campo Imperatore (L’Aquila).

“Nel 2015 venne rigettato dagli uffici dell’Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga il progetto di sostituzione della seggiovia con un nuovo tragitto, più sicuro e razionale. Una seggiovia più lunga che metteva in collegamento la zona Scindarella (L’Aquila) con l’imbarco della funivia evitando inutili e rischiose passeggiate, specialmente senza sci e in caso di maltempo, al riparo da una zona ventosa - si legge in una nota delle associazioni - Una scelta dettata da motivi di sicurezza, non certo dalla stoltezza umana, come qualcuno ha preferito credere. Ebbene quella ‘doccia fredda’ fece scoppiare le ire del sindaco Massimo Cialente, poi quelle del Consiglio di amministrazione del Parco, creando una spaccatura interna non da poco, poi quelle della popolazione e delle associazioni ambientaliste, che fecero quadrato appellandosi alla protezione di una zona preziosa”. 

Il nuovo progetto venne effettivamente ritirato dall’amministratore unico del Ctgs, Fulvio Giuliani, prima che potesse andare in discussione alla Commissione di valutazione di impatto ambientale (Via), che avrebbe potuto rivedere, scavalcare o mediare, il parere degli uffici tecnici del Parco.

“L’augurata strada della ‘via di mezzo’ non venne intrapresa, in barba anche alle normative europee che, proprio per evitare costose risse, prevedono un’ampia discussione delle soluzioni alternative di un progetto nelle aree dei siti d'interesse comunitario (Sic) e nelle zone di protezione speciale (Zps) - proseguono nella nota - Un altro atto, dell’amministrazione del Ctgs, del tutto arbitrario e privo di logica. Si usò la scusa dei fondi del Programma Attuativo Regionale Fondo Sviluppo e Coesione (Par-Fsc) per azzittirci, perché, così ci fu detto, rischiavano di essere persi decorso il 31 dicembre 2015, se non fosse partito il cantiere”.

I lavori sono partiti solo lo scorso luglio, dopo una lunga serie di ritardi, che, ad oggi, mettono a rischio, nuovamente, la stagione invernale alle porte.

“Circa 2,5 milioni, vennero assegnati al progetto dalla Regione Abruzzo, ai quali vanno ad aggiungersi altri 5,2 milioni di fondi del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), già in cassa, per completare l’opera, prevista per 7,7 milioni. Così, a gara ormai affidata, con regolare bando, si passò da un progetto di 1,4 chilometri ad uno di mera sostituzione di soli 900 metri circa allo stesso prezzo, un vero affare - aggiungono - Un danno economico pazzesco che le intricate maglie del Codice degli Appalti non hanno permesso di rivedere, cosi come l’esterrefatta ditta appaltatrice, che ci guardava con occhi sgranati e stupiti. Ma che fine hanno fatto quei 2,5 milioni? Dai recenti controlli effettuati sui conti del Ctgs non c'è traccia. Dall’esamina attenta del Disciplinare previsto per i fondi Par-Fsc, firmato dal Centro e dalla Regione Abruzzo, emerge che entro la data di avvio dei lavori e successivamente per altri 5 step dovevano essere richieste le rispettive anticipazioni”.

SaveGranSasso e Progetto Montagna sottolineano, infine, che a rischio ci sono milioni di fondi europei.

“Quindi, ad oggi, dovevano essere stati richiesti almeno 3 stati avanzamento dei lavori (Sal) su 6 per un importo complessivo di circa 1,3 milioni. E’ stato fatto? No, e siamo fortemente preoccupati perché il suddetto disciplinare prevede una serie di cavilli, limiti, rivalse, more e ammende, del tutto legittimi in un finanziamento europeo, che potrebbero comportarne la revoca, con dei danni economici incalcolabili - concludono – Insomma, ci ritroviamo un progetto che non volevamo per non perdere 2,5 milioni, ma è costato circa 1,5 milioni in più e rischiamo di perdere la differenza. Purtroppo un altro pessimo esempio di come stiamo trattando le tasse dei contribuenti, i progetti di sviluppo europei e le casse disastrate di una società pubblica”.



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