di Elisa Marulli
L’AQUILA - Un concentrato di energia pronta a esplodere. La cantante Giordana Golia, 22 anni, nata ad Aversa (Caserta) ma vissuta all’Aquila, sembra uscita da una commedia cinematografica fantastica, stile Il favoloso mondo di Amelie.
Un vulcano di emozioni e fantasie, che diventa incandescente quando parla di amore e musica, le due passioni che muovono la sua vita, scoppiate tutte e due in coincidenza con il tragico evento del terremoto. “Dopo il 6 aprile 2009 ho messo un punto e sono andata a capo”, dice.
Da quel giorno in poi la vita è iniziata a scorrere avendo come colonna sonora la sua voce e la sua chitarra e come compagno Matteo, con il quale è fidanzata da due anni e mezzo.
La passione per la musica va di pari passo con quella per le Biotecnologie, che studia all’Università dell’Aquila. “Ieri ho superato l’esame più difficile, Anatomia”, è la prima cosa che dice prima di mettersi seduta al tavolino del bar, riuscendo "stranamente" a stare ferma il tempo dell’intervista.
“Sono iperattiva”, annuncia prima di iniziare a raccontare l’approccio “traumatico” avuto con la musica.
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Raccontaci di questo “trauma”.
Da piccola avevo una chitarra, quelle a quattro corde proprio da bambini. Da un giorno all’altro non l’ho più trovata. Fatto sta che mia madre l’aveva data in beneficenza alla Caritas. Venirlo a sapere per me è stato uno shock.
Quando hai deciso che volevi fare la cantante?
In realtà l’ho sempre sentito dentro. Mio padre suona la batteria e il pianoforte ed è un appassionato di jazz, mio zio è un sassofonista. Diciamo che la musica è sempre stata nell’aria a casa mia. Da piccola imparavo tutte le canzoni a memoria, contrariamente alle poesie, che proprio non mi piaceva studiare. Crescendo, ho iniziato a mettere su dei veri e propri concerti dentro casa.
A casa?
Passavo molto tempo da sola, mia madre e mio padre sono sempre stati molto impegnati con il lavoro. Quindi mi divertivo a cantare. Avevo anche trasformato il compressore per gonfiare i palloni nel mio personalissimo microfono.
Quando il canto è diventato una cosa più seria?
Il terremoto mi ha dato una spinta in questo senso. Da quel momento ho messo un punto e sono andata a capo. Con la mia famiglia siamo stati sfollati per nove mesi in albergo e sono stata malissimo. Non avevo i miei spazi per sfogarmi, per cantare. Da lì ho deciso che avrei iniziato a prendere lezioni di canto e così è stato. Da febbraio 2010 studio con il maestro Alberto Martinelli e da ottobre dello stesso anno prendo anche lezioni di chitarra.
Insomma la musica ti ha salvato...
Decisamente! Attualmente vivo nel progetto C.a.s.e. ed è abbastanza angosciante stare in una casa che non sento mia. Se non avessi avuto in camera le mie due chitarre da suonare ogni tanto non so che fine avrei fatto.
Raccontaci la prima esibizione dal vivo.
La prima è stata a Capri, in occasione della serata dedicata ad Alessandra Cora (giovanissima cantante aquilana deceduta la notte del terremoto, ndr). Mi ero messa in testa che volevo partecipare a quel concorso e l’ho fatto. Io e Marco Quaglieri ci siamo presentati con un inedito, testo scritto da me e musiche di Marco.
Come e quando hai conosciuto Alessandra?
Qualche anno fa, sull’autobus Napoli-L’Aquila. Ricordo che chiese all’autista di mettere un cd durante il viaggio. Era il suo cd, ma non lo sapevo e le chiesi di chi fosse quella voce così bella. Da quel giorno ci siamo sempre tenute in contatto. La sua morte mi ha fatto molto male.
Attualmente a quali progetti stai lavorando?
Con Marco e Andrea Di Salvatore (chitarrista, ndr) mandiamo avanti il trio acustico "No memories", facendo serate nei locali. In ballo c’è anche un nuovo progetto con Luigi Tarquini alla chitarra, Federico Fontana al basso e Mattia Matone alla batteria.
Quali sono le tue influenze musicali?
Ascolto davvero tutti i generi, non ho particolari punti di riferimento, cerco di prendere il buono di ogni cosa che ascolto. Qualche nome? Adoro Pino Daniele, Gino Paoli, ma anche Arctic Monkeys, Joss Stone. Dimenticavo, amo Luigi Tenco! Evito di ascoltarlo in macchina altrimenti vado a sbattere!
Cosa ne pensi dei talent show musicali? Entreresti mai in uno di questi programmi?
Direi proprio di no. Amici non mi piace, è troppo basato sul pettegolezzo. X factor è già un po’ meglio, ma non mi convince neanche questo.
Cosa pensi della tua "collega" aquilana Simona Molinari?
Mi piace tantissimo! Ha una bellissima voce e sta portando avanti un suo stile molto particolare. Appena ho l’occasione vado a sentirla dal vivo, mi carica tantissimo. Anche Miriam Foresti è brava, ha una voce stupenda.
Attualmente stai studiando alla Facoltà di Biotecnologie. Come si conciliano due discipline opposte come la musica e la scienza?
Sono due cose completamente diverse, è questo il segreto. Due cose che però poi alla fine sono anche vicine, nel senso che come nella musica, anche nelle biotecnologie si cerca di "creare" qualcosa, di costruire. È questo che mi affascina.
Se dovessi descriverti con una parola?
Dovrebbe esistere una parola che racchiuda in sé il senso di "vulcanica" e allo stesso tempo "fantasiosa", "fuori dal mondo". Il cervello mi viaggia sempre velocissimo, il mondo lo vedo diverso da come lo vedono gli altri, non so come spiegarlo...O forse siete voi che lo vedete male e solo io bene, chissà! (ride)
Domanda di rito. Che progetti hai per il futuro?
Innanzitutto laurearmi. Una volta raggiunto questo obiettivo dedicherò più tempo alla musica. Farò concorsi su concorsi fino ad arrivare a Sanremo (ride).
Nel futuro ti vedi più cantante o biotecnologa?
Ora come ora, cosa dire?! Sto vivendo un periodo particolare perché con il mio ragazzo, Matteo, con il quale sto da due anni e mezzo, va tutto benissimo e so che la musica mi toglierebbe il tempo che posso dedicare a lui….
Comunque, credo che sia cantante sia biotecnologa, sarei felice.
02 Ottobre 2011 - 09:08 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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