GERMANO ROSSINI: IL MEDICO DEL CUORE, DALL'AQUILA CALCIO AL RUGBY

Germano Rossini
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di Roberto Santilli

L'AQUILA - Della schiera di aquilani che non hanno alcuna intenzione di dire addio ai monti dopo l'infame scossone del 6 aprile 2009 fa parte Germano Rossini, professione cardiologo e medico ospedaliero, un passato nello staff medico dell'Aquila Calcio e un presente colorato di neroverde insieme all'Aquila Rugby.

Rossini lavora da anni ad Amatrice (Rieti) e coltiva il sogno di invecchiare nella sua città. "L'appartamento in via del Guasto dove oggi vive mia madre è lì che mi aspetta, nella vecchia L'Aquila da ripopolare", dice l'ex cardiologo rossoblù ad AbruzzoWeb.

Proprio con i rossoblù Rossini ha vissuto due stagioni in C1, oggi Prima Divisione, nel 2001-2002 e 2002-2003. "Anni di salvezze sofferte - dice il cardiologo - assolutamente da ricordare. Gli anni più belli e più difficili di quell'epoca tra i professionisti".

Ora, però, lavora nel rugby.

Sì, ho accettato l'offerta neroverde dopo qualche anno senza sport. Negli ultimi anni avevo messo un po' da parte le mie passioni sportive, devo dire che il rugby mi ha davvero stupìto. Si respira un'aria particolare, è un ambiente nel quale l'aspetto economico è secondario rispetto ai valori sportivi. Il rugby aquilano è per chi capisce cosa vuol dire essere aquilano.

Nel calcio, invece...

Nel calcio non è così, non sempre. Sono legatissimo all'esperienza con L'Aquila Calcio, perché squadra e società strinsero i denti e remarono nella stessa direzione. La salvezza di Paternò fu un miracolo, non esistono altre parole per descriverla. Mi è rimasta impressa la capacità di Augusto (Gentilini, ex allenatore dell'Aquila Calcio, ndr) nel cementare il gruppo, fu un'avventura splendida perché sofferta fino alla fine.

Molto sofferta.

Già, ma si vedeva che era un qualcosa di anomalo all'interno del sistema calcio. Ho ancora negli occhi l'1-1 col Pescara, o la vittoria a Benevento. Anche la sconfitta a Pescara, 1-0 immeritato, perché dovevamo vincere noi. Dico ‘noi’, non lo nascondo. Legai molto anche con Antonello Preiti (ex responsabile dell'area tecnica, oggi in serie A con il Parma, ndr), con Gabriele Grossi, Maurizio Vincioni, Daniele Russo, Andrea Cecchini. Con il mister e con i giocatori sono tuttora in contatto, segno che il rapporto è andato al di là della professione.

Poi, dopo i due anni in rossoblù, se ne va a Brescia per lavoro.

Sì, ma sempre con la consapevolezza di non essere in grado di lasciare la mia città per sempre. Piano piano sono rientrato in zona, sono nel Rietino da otto anni.

Dove ha vissuto il sisma aquilano.

Sì, sono stato fortunato. Mia mamma è salva, la casa di via del Guasto è in fase di 'guarigione' e io, grazie al lavoro ad Amatrice, dove mi trovato la notte del 6 aprile, non ho dovuto vivere tutta la pressione di questo post-sisma in città, cosa che è toccata e tocca ai miei colleghi aquilani. Per loro è stata ed è ancora molto dura.

Lei, allora, come altri professionisti, non ha voluto allontanarsi ulteriormente. Anzi, afferma di voler rientrare in città non appena si presenterà l’occasione.

Il sangue mi ha ‘costretto’ a restare. Ho un attaccamento viscerale con la mia terra, credo che sia così per tutti gli aquilani che sono rimasti dopo la catastrofe di due anni e mezzo fa. Sono felicissimo di avere l’opportunità di poter lavorare per un elemento prezioso della mia città. Il rugby è un valore aggiunto per L’Aquila, è un vanto, un elemento fondamentale per il capoluogo.

Ma lo sport aquilano ha bisogno di rinascere, in alcuni casi addirittura di nascere.

Vero. Mi sembra che in questo post-sisma si respiri un’aria diversa. Si parla dopo tanto tempo di progetti e di coesione, ma manca ancora la parola programmazione. Nel calcio e nel rugby si inizia a parlare seriamente, questo mi fa ben sperare. Ora è il caso di sedersi a uno stesso tavolo e programmare.

Potranno un giorno coesistere senza invidie e divisioni ‘ideologiche’? Si può pensare a calcio e rugby ‘insieme’ per il futuro dell’Aquila?

Andrebbe benissimo se si iniziasse con l’evitare di metterli in contrasto. Questo sarebbe già un passo avanti.



22 Gennaio 2012 - 09:54 - © RIPRODUZIONE RISERVATA

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