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FI VUOLE NUOVO VOTO, ANCORA POLEMICHE SU DESIGNAZIONE AVVOCATO TERAMANO, EX CONSIGLIERE ED ASSESSORE REGIONALE FORZISTA. IN CONFERENZA CAPOGRUPPO AZZURRI CHIEDONO CHE LA DECISIONE VENGA PRESA DA ASSEMBLEA ABRUZZESE. LEGA DICE NO. SOSPIRI PRENDE TEMPO

GATTI A CORTE CONTI: CENTRODESTRA SPACCATO, GONGOLANO OPPOSIZIONI

Pubblicazione: 15 gennaio 2020 alle ore 08:20

Paolo Gatti
di

L'AQUILA - La designazione alla Corte dei Conti di Paolo Gatti, continua a spaccare la maggioranza di centrodestra in consiglio regionale, e le opposizioni giocano d'astuzia, per favorire l'ampliarsi delle crepe e soffiare sul fuoco. 

La nuova puntata polemica è andata in scena nella conferenza dei capigruppo di ieri. Come infatti rivelato dallo stesso presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, il capogruppo azzurro, Daniele D'Amario, sodale del coordinatore regionale, il senatore Nazario Pagano, non d’accordo con l’incarico, gli ha fatto formale richiesta di mettere all'ordine del giorno della prossima seduta il voto sulla designazione dell'ex assessore forzista, come giudice non togato della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, incarico retribuito con circa un milione di euro lordo per cinque anni, tutto a spese della Regione.

Il presidente dell’assemblea ha preso tempo. 

La designazione e' stata fatta in autonomia da Sospiri su precisa indicazione del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d'Italia, con un decreto che ha provocato la rivolta delle opposizioni, per le quali regolamento alla mano, doveva decidere con il voto il consiglio, perché non era stato delegato alla designazione.

Le opposizioni di centrosinistra e del M5S e larga parte della maggioranza, in testa la Lega, si sono scatenati anche con la dura contestazione del curriculum di Gatti, che di professione fa l’avvocato dopo aver lasciato la politica nell’ambito della quale ha fatto il consigliere comunale e l’assessore sia a Teramo sia in Regione Abruzzo. 

Forte però è stata anche l'irritazione della Lega, e di quella parte di Forza Italia, che putacaso è fedele al coordinatore Pagano, scavalcato da Sospiri.

La proposta di D'Amario è stata dunque musica per le orecchie dei capogruppo Silvio Paolucci, Partito democratico, Sandro Mariani, Abruzzo in Comune, Americo Di Benedetto, Legnini presidente, e per Sara Marcozzi, Movimento 5 stelle. Anche loro hanno fatto ieri formale richiesta di mettere al voto la designazione di Gatti. 

Nella consapevolezza che il passaggio d'aula sarà destinato appunto a spaccare la maggioranza. 

La conferma? Il fatto che sempre nella seduta di ieri il capogruppo della Lega, Pietro Quaresimale, ha detto che il voto non serve, perché c'è stato già il parere della Direzione Affari della presidenza, chiamato in causa dallo stesso Sospiri, che ha asserito che la designazione, fatta dal presidente del Consiglio regionale, su delega della conferenza dei capigruppo, è legittima, visto che l'istituto della delega non si limita alle nomine, ma appunto anche alle designazioni.

Sarà ora compito della Corte dei Conti nazionale e della presidenza della Repubblica, decidere sui requisiti di Gatti, valutando il suo curriculum. Per la Regione, invece la partita è chiusa. 

Musica ancor più sublime per gli esponenti della minoranza: è la conferma che per la Lega, di gran lunga la prima forza di maggioranza, con dieci consiglieri e quattro assessori, il voto su Gatti sarebbe assai imbarazzante. In teoria, stando alle dichiarazioni di fuoco del coordinatore regionale, il deputato Luigi D'Eramo, all'indomani della designazione, dovrebbero votare contro. 

"Nonostante i ripetuti richiami della Lega a una maggiore concertazione delle decisioni, il 'metodo Marsilio' non sia affatto cambiato nel corso dei mesi, continuando a perseguire la via di scelte effettuate in maniera pressoché personalistica. Constatiamo con favore, invece, quella che è quasi un’anomalia: Paolo Gatti, stranamente, non è romano”, le velenose affermazioni di D'Eramo nelle passate settimane. 

Il quadro insomma che si può ricostruire, è che Fratelli d'Italia e Lega sul caso Gatti preferiscono non alzare polveroni, lasciar morire lì la vicenda, visto che già sono tanti i motivi di attrito, come risaltato evidente anche nell'approvazione del Bilancio regionale.

Mentre Forza Italia, sospinta da Pagano, scavalcato nella designazione da Sospiri, dato in partenza anche se non subito per Fdi, la partita non è affatto conclusa.

Pagano ha dichiarato che la linea del partito era quella di non mandare nessuno alla Corte dei Conti, facendo risparmiare all'erario un milioncino di euro. E men che meno Gatti, che non ha un buon rapporto con Pagano, ed è anche lui dato in avvicinamento a Fratelli d'Italia, con cui tra l'altro si candidò al parlamento, per poi tornare a Forza Italia, mancata l'elezione. 

Il cerino, insomma, è tornato in mano a Sospiri, che ha risposto alla richiesta delle opposizioni annunciando che convocherà un apposito vertice di maggioranza. Che non si annuncia per nulla pacifico.

Nella conferenza di inizio anno, sull'attività del consiglio nei primi dieci mesi di legislatura, Sospiri ha ammesso che l'affaire Gatti, "poteva essere da me gestito meglio, con maggiore condivisione e comunicazione, per questo faccio ammenda".

Forte però del parere della Direzione Affari della presidenza, ha ribadito che "ho letto e riletto le norme, e posso affermare che se avessi avuto contezza di una forzatura, fatta in buonafede, me lo sarei auto-annullata personalmente, la designazione. Al di là della valutazione nel merito e requisiti del candidato, che spetta alla Corte dei conti, dal punto di vista formale, non ho riscontrato deficienze".

Un cambio di metodo, un dare seguito al suo volere "fare ammenda", imporrebbe ora a Sospiri di consentire al consiglio di esprimersi, ma con il rischio di spaccare la maggioranza, e affondare la designazione di Gatti, da lui perorata. (f.t.)

 


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