Mario Di Braccio, sindaco di Gagliano
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di Valentina Taraborrelli
GAGLIANO ATERNO - Gagliano Aterno (L'Aquila) è un comune periferico del "cratere", di poco più di 200 abitanti, con un territorio compreso tra i 510 e i 2.275 metri sul livello del mare.
Nonostante la relativa "lontananza", in quanto dista circa 50 chilometri dal capoluogo di regione, anche qui la mano del terremoto si è fatta sentire, e si trova come tutti gli altri a dover affrontare i problemi della ricostruzione.
A parlarne, il sindaco Mario Di Braccio che, con toni pacati, racconta ad AbruzzoWeb la situazione nel "suo" comune, fiducioso e ottimista sui tempi ancora lunghi per far sì che tutto torni come prima della notte del 6 aprile 2009.
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Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?
A Gagliano non c'è stata nessuna vittima. Essendo un comune periferico rispetto al "cratere", non abbiamo avuto danni paragonabili a quelli dell'Aquila. Ha lasciato, però, comunque il segno, soprattutto nel centro storico e nelle case più vecchie. Molto colpiti sono state le chiese e il Comune, che fa parte dell'edificio di un ex convento. L'ala di quest'ultimo che accoglieva le stanze comunali, infatti, è stata danneggiata, e quindi siamo stati costretti ad arrangiarci in altre stanze.
Com è stata risolta l'emergenza abitativa?
Siamo un piccolo comune, attualmente con poco più di 200 abitanti, quindi l'emergenza che abbiamo dovuto affrontare è stata esigua. Circa una decina di persone sono rimaste sfollate, tra cui tre anziani che sono stati inseriti in ricoveri per anziani, un uomo che vive in affitto pagato dal Comune, e sei che hanno trovano autonomamente una sistemazione.
Quali sono le condizioni della "zona rossa"? Potrà essere ristretta a breve?
Noi non abbiamo una "zona rossa" ma una zona perimetrata, perché i danni sono stati minori rispetto ad altri comuni. Il perimetro comprende quasi tutto il centro storico e, in alcune aree, si allarga oltre questo. Il centro è accessibile, ma non agibile, che è ben diverso.
I piani di ricostruzione sono uno strumento ormai obbligatorio. A che punto è nel suo Comune?
Stiamo quasi per avviare il piano di ricostruzione. Abbiamo una convenzione con un consorzio che dovrebbe provvedere, ma mancano ancora degli adempimenti del Comune per farlo avviare pienamente.
A oggi, qual è il problema più urgente da affrontare?
È proprio il piano di ricostruzione. È necessario abbreviare i tempi, per poter partire a breve lavorando almeno sulla maggior parte del centro storico, affinché sia di nuovo pienamente parte del paese.
Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?
Sicuramente di cercare di affrettare i tempi. Il problema più grande, però, riguarda il fatto che non abbiamo tecnici sufficienti per portare avanti la ricostruzione. Abbiamo due dipendenti Co.co.co, che si trovano ogni sei mesi a vedere il loro contratto rinnovato. Il terremoto è una questione ben più lunga per la sua risoluzione, quindi è necessario poter riconfermare i tecnici almeno per altri quattro, cinque anni. E poi, due persone sono poche.
Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?
I tempi, purtroppo, sono lunghi e ci vorrà anche tanta tanta pazienza per superare questi anni. Ma io sono fiducioso e ottimista, e spero di risolverà tutto nel più breve tempo possibile.
06 Giugno 2011 - 16:44 - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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