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FRODE FISCALE: EX ARCIVESCOVO PESCARA INDAGATO PER TENTATO RICICLAGGIO

Pubblicazione: 18 febbraio 2020 alle ore 19:21

BRESCIA - È monsignor Francesco Cuccarese, 90enne di Matera, già arcivescovo di Caserta e di Pescara-Penne, l'ecclesiastico indagato dalla Procura di Brescia nell'ambito della maxi inchiesta su un'evasione fiscale da 80 milioni di euro con fatture false per mezzo miliardo di euro.

Monsignor Cuccarese, spiega l'Ansa, è accusato di tentato riciclaggio per aver provato a favorire l'apertura di un conto corrente allo Ior. 

"Tentativo bloccato dalla Polizia vaticana" sostiene chi indaga.

"Siamo davanti ad una vera e propria officina dell'evasione" dicono gli inquirenti che per un anno hanno seguito ogni movimento di un gruppo capace di emettere fatture false per oltre mezzo miliardo di euro e guadagnare 80 milioni di euro. 

L'indagine della Guardia Finanza coordinata dalla Procura di Brescia ha portato all'arresto di 20 persone: 15 in carcere e 5 ai domiciliari, mentre due sono ancora ricercate.

Complessivamente sono 85 gli indagati residenti a Brescia, Bergamo, Mantova, Milano, Roma, Parma, Perugia, Lodi, Modena, Reggio Emilia, Bari, Vicenza, Pavia, Napoli e Verona. Insomma in praticamente tutta Italia. 

Nell'elenco ci sono imprenditori locali, faccendieri, ma anche professionisti: tre avvocati, uno del Foro di Milano, Roberto Golda Perini, un altro di Bari, Francesco Alimonda e uno di Modena, Alessandro Bitonti sono stati arrestati e sono in carcere così come due commercialisti iscritti all'albo di Brescia.

"Da questa inchiesta emerge un connubio tra imprenditori e commercialisti con i professionisti che si sono messi a disposizione di progetti criminosi" ha detto il procuratore di Brescia Francesco Prete.

 "Il connubio tra imprenditori e professionisti - aggiunge Prete - conferma quanto sia necessario penetrare negli ordini professionali per scovare professionisti infedeli". 

Attraverso indebite compensazioni e fatture false, il gruppo portava all'estero milioni di euro che prima finivano sui conti correnti in Croazia, Slovenia e Ungheria e poi venivano riportati nel nostro Paese. 

Nell'indagine sono state determinanti le intercettazioni telefoniche, "che ci hanno permesso di sequestrare fino a due milioni di euro a gente che arrivava all'estero per prelevare il denaro" ha spiegato il pm Claudia Passalacqua, titolare dell'inchiesta.

L'aggiunto Carlo Nocerino ha spiegato che "siamo davanti ad un vero e proprio laboratorio a Brescia dell'evasione fiscale. Attorno a questo sodalizio giravano società locali e estere". 

Fra le persone coinvolte, figura anche un commercialista ungherese che aveva il compito di occultare il denaro proveniente dall'evasione fiscale. 

Nell'inchiesta sono emerse anche le figure di faccendieri che millantavano attività di intermediazione spacciandosi per appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti.



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